Caccia alle streghe

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Godric si svegliò nell'esatta posizione in cui si era addormentato, ovvero come una stella marina sopra uno scoglio. Qualcosa di caldo gli accarezzava la faccia, era mattina.
Il sole era sorto, splendente tra le nuvole candide, coperto solo in parte dai rami degli alberi più alti.
Godric non fu l'unico a farsi svegliare dai tiepidi raggi, tutta la natura infatti sembrò prendere vita.
Uno stormo di uccelli volò a gran velocità sopra di lui, il loro cinguettio svegliò anche Cosetta.
Godric si voltò verso l'amica in attesa di un "grazie" o di almeno un sorriso, ma si trovò davanti solo un'adirata Cosetta che gli rivolgeva lo sguardo più truce che avesse mai visto.
Non sapeva perché fosse arrabbiata con lui, e non voleva indagare. Aveva già altri cavoli per la testa.
In completo silenzio si alzarono entrambi, e, quasi come se si fossero messi d'accordo, non provarono neanche a rivolgersi la parola, ma si diressero sulla stessa via.
Entrambi si dirigevano di nuovo nel punto dove erano stati ieri sera, in cerca sia del vecchio sentiero che di Tosca.
Quando però si accorsero che si erano persi era troppo tardi.
Fu Godric a capire che il punto dove stavano andando non era quello giusto. Si accorse infatti che Cosetta ci metteva molto a decidere che strada prendere e lui, che seguiva lei, anziché guardare la strada teneva d'occhio il paesaggio. Fu così che notò di aver visto lo stesso albero che, sulla corteccia, aveva una deformazione simile alla faccia di suo zio Greg. Era strano che ve ne fossero così tanti in giro, arrivò quindi alla conclusione che stavano girando attorno allo stesso punto da ore!
Per evitare che Cosetta si sfuriasse con lui senza motivo cercò di addolcire la pillola, facendole notare che non stavano seguendo la rotta giusta con la voce più calma che riusciva a fare.
<<Perché, tu adesso sai orientarti meglio di me?>>, fu la risposta sprezzante di Cosetta, con così tanto veleno in quelle parole che per un attimo Godric la chiamò Salazar, ma si corresse subito.
<<Ascolta, ci siamo persi ma non dobbiamo agitarci, basta fermarci e capire dove siamo.>>
<<L'unica cosa che capiresti restando fermo è che ti sei perso in una foresta e ti stai rallentando la vita!>>, si infuriò Cosetta.
<<Che speri di fare continuando a camminare? Non sai la strada, ammettilo, ti sei persa!>>, anche Godric sbottò.
<<Io non mi sono persa! Sto solo... studiando la zona.>>
<<Non riesci proprio ad ammettere i tuoi sbagli, eh?>>, Cosetta gli lanciò un'altra occhiata furente, ma stavolta c'era qualcos'altro dietro quello sguardo, paura. Paura perché sapeva che aveva perso la strada, paura perché era conscia del fatto che l'aveva fatta perdere anche ad un suo amico, paura perché anche da piccola si era persa nella foresta, e quando ne era uscita tutti quanti ce l'avevano con lei perché secondo loro solo un idiota si poteva perdere in un "boschetto". Non voleva che anche Godric pensasse questo di lei, che era un'idiota, un'incapace, una buona a nulla insomma.
I suoi pensieri poi si rivolsero a Tosca, persa in quella foresta oscura, la stessa che aveva inghiottito anche loro adesso. Le tornò alla mente anche Salazar, quel farabutto! Ah, se solo lo avesse tra le mani! Di una cosa si era ripromessa, appena lo avrebbe rivisto gli avrebbe sputato in un occhio, fregandosene altamente dei discorsi, della democrazia e delle altre scemenze varie. Era già tanto se si fosse trattenuta solo allo sputo anche se, ne era sicura, ad alzare le mani sarebbe stato Godric, ben più muscoloso di lei.
<<Ti prego, lascia che ti aiuti a trovare la strada, due teste sono meglio di una, fidati di me.>>, le disse con apprensione Godric.
<<Con la testa che ti ritrovi meglio se continua da sola.>>, una voce sprezzante li arrivò alle orecchie da dietro, perfino Cosetta la riconobbe subito,<<Infondo, chi fa da se fa per tre! Specie se ci sei solo tu nel raggio di chilometri.>>
Era Salazar.
Cosetta lo studiò bene prima di prenderlo a ceffoni.
La spada di Godric scintillava nella sua mano destra, i suoi vestiti erano in alcuni punti strappati o pieni di tagli, nell'altra mano stringeva la valigia di Cosetta, sul suo collo pendeva la saccoccia di Tosca insieme ad un medaglione con dentro una "S" incastonata di smeraldi, sul suo viso era stampato un sorrisetto tutt'altro che amichevole, il volto non presentava ferite ma la fronte era imperlata di sudore.
<<Brutto ladro, ridammi la mia spada! O giuro che ti faccio fuori una volta per tutte!>>, ruggì Godric digrignando i denti.
<<Oh, dici questa? Tienitela pure, non mi è servita a niente!>>, Salazar gliela lanciò e per poco la spada non tagliò le mani Godric che si era lanciato a prenderla. La estrasse quando essa si conficcò nel terreno.
<<Anche la valigia non ti appartiene.>>, aggiunse con calma Cosetta, nascondendo bene la furia.
<<Lo so, però... mi dispiace così tanto, credimi! Ma proprio non te la posso dare.>>, rispose beffardo Salazar.
<<Oh, che peccato!>>, lo schernì lei, <<Vorrà dire che sarà Godric a riprendermela con la forza!>>
<<Chi?>>, chiese Godric sconcertato.
<<Tu cervello di troll! Forza, uccidilo, era quello che volevi no?>>, gli ordinò Cosetta.
<<Ehm, forse mi hai frainteso, io volevo solo fare una bella scazzottata con lui, non pensavo di doverlo sfilettare capisci?>>
<<Ma non ci arrivi? È per colpa sua che ci siamo persi, che Tosca si è persa! Se non fosse stato per lui probabilmente avremmo trovato il diadema e invece siamo qui a litigarci tra di noi come bambini, e tutto questo per colpa sua!>>, sbraitò Cosetta.
Godric strinse l'elsa con entrambe le mani e sollevò la spada all'altezza del suo viso.
Già, Tosca. Cosetta aveva ragione, era tutta colpa di Salazar.
Per un momento un brivido gli percorse la schiena, ce l'avrebbe fatta ad uccidere un uomo? Si soffermò a pensare che forse era una pessima idea. Poi però si immaginò Salazar come un grosso serpente e allora si vide come l'eroe che salvò il mondo dal male per eccellenza. In questo modo trovò le forze per correre verso di lui.
<<Se mi uccidi non saprai dov'è il diadema, e Cosetta perderà la memoria per sempre, forse non riuscirai a sapere nemmeno dov'è Tosca.>>, quella frase bastò per fermare il suo impulso omicida.
<<Tu sai dove si trova il mio diadema e Tosca?>>, chiese scettica Cosetta.
Salazar non rispose, si limitò ad ampliare il suo ghigno e a voltar loro le spalle per poi incamminarsi senza dare spiegazioni.
Cosetta e Godric lo seguivano a passo incerto, Godric con la spada ancora in mano, Cosetta lo teneva sotto tiro con la bacchetta.
Ad un certo punto si arrestò davanti ad un albero e bussò alla corteccia.
"Ma cos'è scemo?", pensò Cosetta con rabbia, le stava facendo solo perdere tempo e pazienza.
Poi qualcosa di pesante precipitò sulle loro teste, Godric non si sentì più il cranio e svenne.
Al loro risveglio si trovavano legati su delle sedie, schiena contro schiena.
Davanti a Cosetta c'era Salazar con la spalla appoggiata al muro che le rimandava lo sguardo. Il suo però era divertito, come sempre del resto.
Si guardò intorno e vide poco della stanza poiché era tutto in penombra.
Dietro di lei Godric urlò.
<<Chi diavolo sei tu?!>>, lo sentì gridare.
Cosetta non riusciva a girarsi per vedere chi fosse e Salazar trattenne a stento le risate. Poi sentì la voce di un vecchio che parlava con Godric.
<<Tranquillo figliolo sono solo io, tuo zio Greg!>>, era un vecchio sdentato tranne per un dente e quasi pelato se non fosse stato per quei quattro ciuffi bianchi sparati ai lati, la calvizie però era nascosta dal cappello tipico dei maghi. Aveva una lunga barba sporca e aggrovigliata con qualche rametto o foglia li in mezzo. I suoi occhi erano marroni come quelli di Godric. Era abbastanza basso, o forse era la gobba a farlo sembrare uno gnomo, fatto sta che quando Godric lo riconobbe gli venne l'impulso di abbracciarlo.
<<Buono ragazzo! So che sono anni che non ci vediamo ma mica ti devi dimenare come un ippogrifo infuriato! Aspetta un po' e verrai slegato.>>
Poi il vecchio si rivolse alla folla di persone dietro di lui ed ordinò che fosse portata qui la ragazza, Godric sperò che stessero parlando di Tosca, e ci aveva visto giusto.
Tosca arrivò con il solito vestito con il quale l'avevano vista l'ultima volta, era solo un po' più rovinato.
Poi Godric sentì Cosetta urlare da dietro.
<<Smettila di fissarmi e dimmi che sta succedendo!>>, ma Salazar non le rispose e sembrò divertirsi un mondo.
Godric non sapeva con chi ce l'aveva ma pensò si riferisse a suo zio così glielo chiese lui per lei.
<<Ehi, zio Greg! Grazie per aver aiutato la nostra amica ma, ci potresti dire che sta succedendo? E perché ci sono tutti questi maghi qui?>>
<<Perché il villaggio non è più al sicuro. I babbani hanno iniziato quello che loro chiamano: "Caccia alle streghe". Insomma ci vogliono uccidere tutti!>>
Tosca tentò di strozzare Godric, anche se lei quello lo chiamava abbraccio.
Cosetta invece era sempre più arrabbiata e probabilmente non aveva nemmeno sentito il vecchio zio di Godric.
Godric invece aveva gli occhi spalancati e pieni di terrore. Un altro villaggio destinato a scomparire come il suo. No, non lo avrebbe permesso!
<<Dobbiamo fermarli!>>
<<E come?>>, gli chiese Tosca, <<Prima dobbiamo evacuare il villaggio, è più sicuro trasferirci e poi combattere quando saremo preparati. La maggior parte dei maghi e delle streghe in questa stanza non sa incantesimi che vanno aldilà di accendere luci o sbloccare porte, robe inutili contro un esercito armato! È per questo che servono delle scuole! Io ho provato ad insegnarli degli incantesimi più potenti, ma non c'è tempo per insegnarglieli ad un intero villaggio, per di più impaurito!>>
Tosca aveva ragione, ma qualcosa si doveva pur fare.
Serviva un posto dove rifugiarsi e dove istruirsi, una roccaforte in grado di istruirli, insomma un castello che fungeva da scuola.
Nella mente di Godric apparve un castello bianco e immenso che sostava lontano dalle città, in qualche collina lontana dove maghi e streghe di tutte le età si sentivano al sicuro e loro quattro, Grifondoro, Serpeverde, Tassorosso e Corvonero, sarebbero stati i pilastri e i capi di quella scuola.
Era una magnifica idea, ma ci voleva tempo e ne avevano poco.
<<E va bene.>>, disse infine Godric, <<Troverò io un modo, voi restate qui fino al mio ritorno, vi prometto che vi darò una cosa dove abitare, grande abbastanza da contenervi tutto un villaggio e anche più! Ve lo giuro sul mio onore!>>
Un applauso seguì le sue parole, un applauso forte e fragoroso condito da grida di approvazione e fiducia.
<<Bene, ragazzo, adesso contiamo tutti su di te!>>, lo zio Greg gli posò una mano su una spalla, <<Sappi che tuo padre sarebbe orgoglio di te tanto quanto lo sono io adesso.>>
Godric si costrinse a non piangere, ma gli occhi gli diventarono lucidi come quelli dello zio.
Furono liberati dalle sedie sia lui che Cosetta e, tutti e quattro, uscirono dall'albero/casa dello zio Greg.
<<Sempre stato un tipo strano.>>, commentò Godric appena la porta si fu richiusa.
Un applauso sarcastico lo fece trasalire.
<<Bel discorso. E adesso cosa facciamo? Ti sei messo dentro una cosa più grande di te, come farai a non deluderli?>>, chiese Salazar.
Non che volesse sapere la risposta ma Godric gliela diede comunque.
<<Per prima cosa troviamo il diadema poi penseremo al resto.>>
Cosetta quasi si commosse, il villaggio era in pericolo e lui si preoccupava lo stesso della sua memoria.
<<Hai detto che sapevi dove fosse, bene. Allora facci strada.>>
Salazar gli sorrise come suo solito e si incamminò per un sentiero abbandonato da secoli per le creature infide che spesso passavano di lì.
Nessuno si sentiva al sicuro mentre camminavano, finché il sentiero non concluse in un affossamento.
Nella gola stavano seduti in cerchio, attorno ad un grande focolare, un altro enorme esercito di goblin.
Vicino ad uno scranno, probabilmente del re, c'era un baule enorme pieno d'oro, all'interno risplendeva il diadema soprastante un mucchio di monete d'oro e oggetti preziosi.
<<Eccolo lì, contenti?>>, chiese Salazar divertito dagli sguardi sconvolti e spaventati degli amici.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jul 07, 2018 ⏰

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