Pov Amber
Che bello aver ritrovato il mio porta fortuna,non saprei viverne senza. Mi sono sentita così persa senza questo orsetto. Stavo per esplodere di gioia dopo questo episodio confortevole. Torno a casa felice più che mai.
Entro e salgo le scale entrando in camera. Trovo la mia camera in un disordine pazzesco,magliette sparse ovunque,pantaloni e gonne anch'esse in qualsiasi posto della stanza,il letto senza coperte e tutti i miei peluche, medagliette, collane, bracciali, insomma..tutti i miei gioielli più cari buttati come spazzatura sul pavimento. Una rabbia improvvisa mi assale.
"Jeremy! Che Cos'è questo disordine nella mia camera!? Chiama Beatrice e riordinate subito! All'istante,muoviti!"
Dico al mio maggiordomo infuriata "si,signorina" sussura lui. Mi dirigo in corridoio. Cammino piano,con calma,sentivo un profumo di vaniglia. Mi raffiorano gli occhi di quel ragazzo,il barista. Scendo le scale velocemente e mi dirigo in salotto. Vedo quel grande pianoforte a coda nero che brillava sotto la luce sfarzosa. Quanto mi mancano le canzoni che suonavamo io e la mamma. Lei il violino ed io il pianoforte. Me lo insegnò lei a 6 anni poiché io ero meravigliata da come muoveva le dita così velocemente e producendo una melodia meravigliosa,spettacolare. Quando imparai la mamma mia accompagnava dolcemente col violino. Con un sorriso nostalgico vado verso il tavolo in vetro soffiato al centro del salotto e poso sopra ad esso la mia borsetta,cammino verso il divano e,togliendomi i tacchi neri, mi stendo sul divano. Al contatto con esso mi rilassa e una stanchezza mi obbliga a chiudere gli occhi poiché le palpebre si facevano sempre più pesanti.
"Non potete portarmi via la mia mamma!" dico divincolandomi per liberarmi da quelle possenti mani che mi tenevano ferma.
"Tesoro,stai calma. Non preoccuparti." dice sorridente la mia mamma per terra. "Lasciami,lasciami! Voglio andare da lei!" Urlai ed egli mi lasciò improvvisamente. Corsi da mia madre con le lacrime agli occhi. "Mamma. Mamma,non puoi lasciarmi. Non voglio perderti mammina. Non ho senso senza di te." dissi sfregando la sua mano fredda e immobile. "Vai sempre avanti con le tue forze. Ti voglio bene piccola mia." disse mia madre chiudendo gli occhi e svanì il suo sorriso. "Mammaa!" urlo piangendo e stringendola a me. "Vieni con me piccola." disse mio padre con le lacrime agli occhi e sorridendomi. Mi tirava a se ma io non lasciavo il corpo che giaceva sulla strada di fronte al ristorante.
Mi risveglio sudata a urlando il nome di mia madre. Noemi. Vado verso l'ufficio spazioso di mio padre,era molto ampia,al centro c'è una grande scrivania in legno con sopra un computer,un portapenne pieno di matite,pennarelli,penne e pastelli. Affianco ad esso c'è un compasso,un goniometro e una gomma con un temperino. In un angolo della parete c'è una libreria ghiotta di libri di avventura,fantascienza,fantasy e molti altri generi. A me e mio padre piaceva molto la lettura e scrivere racconti,cosa che a mia madre non piaceva. Lei amava raccontarle oralmente,inventarne di nuove ogni sera per farmi addormentare. A fianco la libreria c'è una finestra con una tendina nera che soffocava la luce del sole,sotto la finestra c'è ancora il tavolino su cui mi mettevo a disegnare da piccola. Volevo stare con il mio mio super eroe e quindi papà portò il tavolino dalla mia cameretta al suo ufficio,da lì non fu più mosso. Nella parete a destra della porta c'è un mio disegno di quando avevo 12 anni. Amavo disegnare volti manga ed esprimere in essi le mie emozioni,prevalentemente felici o imbarazzate per quante ne combinato ogni giorno. Mi risveglio da qiesto pensieri,non mi resi conto che mio padre mi fissava alla ricerca di una mia risposta. "Papi,dammi dei soldi voglio fare shopping" affermo porgendo la mano verso il viso di mio padre.
"Ecco orsacchiotta" dice dandomi un bacio sulla fronte e dandomi €400\500 tutti per me. Si rimette a sedere concentrato e serio con lo sguardo sullo schermo del computer a leggere non so cosa,probabilmente cose per il lavoro.
"Grazie papino sei il migliore del mondo!" dico abbracciandolo e correndo via per andare da Marcella,una ragazza che vende abiti da urlo.
Entro e inizio a provare mille abiti,mille scarpe e mille accessori(bracciali,collane e cose varie)
"Grazie mille Marcy" dico dandole un bacio e andando dalla parrucchiera,poi estetista,dalla truccatrice. Si fanno le 21.45 così torno a casa con mille buste tra le mani.
Tornata davanti la mia villa entro e salgo le scale. Sento una melodia dal salotto che mi blocca. Vado, a passi silenziosi, verso il pianoforte.
Mio padre è seduto suonando un pezzo di una composizione di Beethoven. Manca anche a lui la mamma,si nota dallo sguardo spento. Me ne vado dal salotto salendo le scale tristemente.
Mia madre. Il mio compleanno. Quel giorno. Mi manca così tanto,troppo. Entro in camera e metto il pigiama. Mi rannicchio sotto le coperte calde e cado in in sonno profondo.
"Mammina!" urlai con le lacrime agli occhi per la gioia e correndo verso di lei. Le corsi incontro per abbracciarla ma la figura si volatilizzò nel nulla.
Comparve poi in un angolino scuro,praticamente buio. Si allontanava sempre più ed io iniziai a correrle dietro. Qualcosa mi bloccava. Vidi quell'uomo dagli occhi spenti e pieni di lacrime mantenermi con tutta la sua forza.
Mi svegliai turbata e urlando. Mio padre corse in camera mia. "Cos'è successo tesoro?" chiede mio padre preoccupato. "Niente,un incubo." si risolleva sospirando per l'affanno poiché avesse corso per le scale. "Ehi,papà?" chiesi e lui si fermo sporgendo la testa dalla porta. "Vorrei passare la domani con te. Non andare a lavoro. Almeno oggi." supplico io con gli occhi speranzosi. "Non posso,sono occupato piccolina mia." dice lui sorridendo. "Lavorando non placherai il dolore che provi e non dimenticherai quanto ami la mamma." dico io diventando cupa. "Cosa ti fa pensare che mi importi della mamma? Ora ho Beatrice." dice lui. Ah si..quella donna.
"Quella donna non la ami papà." dico io sicura "sai che non mi piace come mi guarda. Lei ha uno sguardo minaccioso nei miei confronti. Mentre quello della mamma..beh,tutta un altra cosa. Lei ha uno sguardo cosi dolce,così tenero da farti sciogliere." dico chiudendo gli occhi. Gli occhi iniziano a bagnarsi e una lacrima mi scappa rigandomi il volto. "Noemi eri sempre stata un angelo. È sempre stata una donna che mi faceva toccare il cielo con un dito ad ogni sua risata. Mi sentivo in paradiso con lei. Ricordi questa foto? (Dice prendendo dalla tasca una vecchissima foto di noi tre.) ricordi quando facemmo la torta noi tre e mia madre mi sporco il naso con la panna.. Io sporcai uno zigomo a te e così ci ridummo in qiesto stato e Jeremy, tuo zio, ci fece una foto ridacchiando." disse con gli occhi lucidi. "Passiamo un po' di tempo insieme. Ti prego." dico io supplicandolo. "Ma ho il lavoro." afferma lui sorridendo falsamente. "Sembra che il lavoro sia più importante di me." dico a malincuore. "Non è vero." non sa che dire. È vero allora. "Allora strappa un po di tempo per me." urlo soffocando le lacrime.
Continua.
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Due Mondi Troppo Differenti
Fantasy"Non puoi stare con lui!" urla mio padre infuriato "ma io lo amo,papà. Non puoi impormi niente!" dico io testarda e attaccata al braccio di Noah. "Non ci stai e basta!" urla lui autoritario e strattonandomi. "Basta! Non vede che le fa del male?! No...
