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«Per leggere un romanzo ci vogliono due o tre ore. Per leggere una poesia ci vuole una vita intera.»
(Christian Bobin)
Provando a trascinare fuori qualche frammento sconnesso e disordinato di me stessa che vive nella mia mente e nel mio...
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Ci piaceva fare un gioco a noi due, eravamo stesi sul letto e di solito ero io a iniziare; tu ti giravi di profilo e prima di cominciare accarezzavo la tua schiena nuda, tu ti muovevi e ridevi perché ti facevo il solletico e ti facevo venire i brividi. Poi mi avvicinavo, avvertivi le mie labbra sulla tua pelle e dopo iniziavo a scrivere sulla tua pelle con la mia lingua. Una lettera per volta dovevi capire cosa stavo scrivendo. I movimenti erano lenti per farti comprendere più facilmente. L'ultima volta che ci abbiamo giocato, non mi hai fatto finire di scrivere, perché avevi già capito. Ti sei voltata e mi hai osservato per molto tempo senza mai distogliere i tuoi occhi dai miei e poi hai detto che non avrei dovuto scrivertelo, non quello. Quello dovevo dirtelo a voce; per dirti quello la mia lingua doveva parlare, non scivolare su di te. così sorrisi, mentre tu eri serissima e continuavi a fissarmi, continuavi a guardarmi, continuavi a vedermi. Quella sera mi hai dato dell'uomo senza palle per non aver avuto il coraggio di dirtelo a voce, di dirtelo mentre eri a un palmo da me, a un soffio da me, a un respiro da me, a un bacio da me. Quella sera te ne sei andata e una parte di me se n'è andata con te.