cap17-Taehyung

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Mi scuso in anticipo per la qualità dell'immagina😢

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Ti ho sempre osservata: continuamente con le cuffiette nelle orecchie e un buon libro tra le mani. Amo la tua espressione mentre leggi: il labbro inferiore tra i denti e le sopracciglia corrucciate, gli occhi che scorrono lentamente sulle parole e le tue dita affusolate che accarezzano le pagine bianche. Ami sederti sotto l'ombra di quel vecchio salice dalle foglie verdi e immergerti in quel mondo di fantasia.
Ti ho sempre vista irraggiungibile, intoccabile, quasi come una Dea greca, che siede tranquilla sul suo trono. Sei un po' come una principessa ai miei occhi ed io...io sono un semplice fante. Un povero stalliere innamorato della regina.
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Oggi ti ho vista, mentre parlavi con quel tuo amico: Jungkook, dico bene? Il sorriso che avevi mentre scherzavate era bellissimo. Mi duole il fatto di non esserne io la causa, ma a tempo stesso il mio cuore si riempie di gioia nel vedere il tuo viso così allegro.
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Come ogni sera sei seduta sotto quell'albero. Mi piacerebbe molto venirti a parlare, per chiederti che cosa ci trovi di speciale in questo vecchio tronco scuro.
La luce del tramonto ti bacia i lineamenti delicati e la leggera brezza estiva ti accarezza la pelle nuda. Alzi lo sguardo dal tuo libro e lo punti avanti a te: osservi come il sole si rispecchi ancora in quel mare calmo e sparisca, lentamente, all'orizzonte, per lasciare spazio alla sua luna.
Rimani seduta su quella panchina in ferro, fino a quando quel satellite bianco è alto nel cielo e la scarsità di luce ti impedisce di leggere.
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Oggi a scuola non ti sei presentata. Spero tanto che tu non stia male.
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È ufficialmente una settimana che a scuola non ci sei. Devo dire che mi manchi molto sai?
Mi manca vedere il tuo sorriso illuminare quei corridoi grigi. Mi mancano i tuoi capelli che che danzano leggeri con il vento. Mi mancano i tuoi occhi, così profondi e felici.
Insomma mi manchi tu.
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Oggi sei finalmente tornata. Dopo qualche tempo di assenza hai fatto la tua entrata da quei portoni in vetro, ma lo vedo, sai? Vedo che i tuoi occhi hanno perso tutta la loro luce. Noto come il tuo sorriso si faccia sempre più forzato e meno spontaneo. Osservo come i tuoi capelli, un tempo luminosi e setosi, perdano lentamente la loro vita. Come il resto di te.
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Oggi hai perso i sensi. T/n, si può sapere che sta succedendo?
Mi sento così impotente, così inutile e triste. Oddio vederti perdere lentamente tutta la tua vitalità.
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È passato un mese. Un mese tremendo per noi tutti. I professori ce lo hanno detto sai? Ci hanno spiegato quale sia il problema. Vorrei così tanto essere lì con te. Aiutarti in qualche modo, ma non posso, nessuno di noi può aiutarti. E neanche tutte le medicine che ti stanno dando, posso darti una mano.
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"È stata ricoverata, non pensano che riuscirà a passare la notte."
Sono queste le parole che continuano a frullarmi in testa. Questa è la frase che il professore ci ha detto oggi, con le lacrime agli occhi e un nodo in gola, ha pronunciato queste difficili parole. Le tue amiche hanno iniziato ad urlare e piangere, tutti noi lo abbiamo fatto. T/n, mancherai a tutti noi. Ti prego, sii forte.
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Speravo che questo giorno non arrivasse, sono seduto nella mia stanza: la mano mi trema, mentre scrivo, le lacrime agli occhi mi impediscono di vedere e la cravatta nera non mi fa respirare.
Sono vestito con lo smoking, ma non per portarti al ballo, come avrei voluto, ma per venire al tuo funerale.
Quando mi è stato detto che te m'ero andata sono impazzito. Sono uscito di corsa di casa e sono montato sulla mia vecchia bici. Non sapevo dove andare, volevo solo allontanarmi da tutto e tutti, sparire per un po', e così mi sono ritrovato seduto su quella panchina in ferro. Il mare davanti a me era mosso, piccole onde si scontravano con gli scogli freddi. Il vento era più forte quel giorno e gli uccellini non cantavano. Anche il sole non sembrava lumisono come il solito.
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Il tuo funerale è appena finito. Tua madre era distrutta, sai? Aveva gli occhi rossi e gonfi, il viso era divorato dalla stanchezza e dalle continue lacrime, che colavano impertinenti dai suoi occhi. Anche tuo padre non era da meno, ma cercava di tenere duro per la sua donna, che si sta sgretolando piano piano.
Per quanto riguarda me...sono rimasto in disparte, non volevo incontrare gli occhi dei presenti. Non volevo far vedere come le mie lacrime sgorgassero continue. Ho osservato a lungo la tua fotografia: il tuo solito sorriso gioioso e gli occhi luminosi.
Mi mancherai tantissimo, T/n.
Una parte di me è morta quando la macchinetta ha prodotto quel fastidioso suono, mentre l'altra è stata sepolta ora, con te.
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Oggi sono dieci anni. Dieci, lunghissimi, anni da quando tu te ne sei andata.
È stato molto difficile per me riuscire a rialzarmi, avevo il cuore a pezzi. Lentamente mi sono ripreso e tutti quei cocci sono stati riattaccati da quella che ora è mia moglie. Solo uno, un unico pezzo, non riuscirò mai più a sistemare ed ha la forma di un sorriso, la luminosità di due paia di occhi e la morbidezza di una chioma di capelli.
Ho anche avuto una figlia, indovina un po' come si chiama? Eh già, T/n, porta proprio il tuo nome. È una bambina bellissima: la pelle lattea e i capelli neri, due piccoli occhi color nocciola e sottili labbra rosse. Ha preso tutto dalla sua mamma.
Ti sarebbe piaciuta, mia moglie intendo, è una donna forte e intraprendente proprio come lo eri tu, o come quel lato di te che mostrava a tutti. È rimasta con me, nonostante sapesse che non l'avrei mai potuta amare come ho amato, e amo, te.
Mi hai travolto la vita, T/n. Senza saperlo ti sei insinuato sotto la mia pelle e mi stai divorando lentamente dall'interno. Ti sei impossessata di ogni mia cellula e non sembra tu voglia lasciarle andare.
Ma ti ringrazio per questo, mi hai fatto capire che è possibile amare una persona per tutta la propria vita. Mi hai dimostrato che non si deve essere felici, per poter sorridere.
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"Ehi papà, ci sei?" la tenera voce di mia figlia mi fa risvegliare. Poso il vecchio quaderno sulla scrivania e raggiungo la bambina, i suoi boccolosi capelli neri sono schiacciati sotto un cappello blu. "Andiamo?" mi domanda felice e io annuisco prendendola in braccio. "Taehyung, amore, tutto okay?" mi chiede preoccupata mia moglie e io annuisco con sorriso tirato. So che lei non mi crederà, ma non sono bravo a fingere come te, T/n. Indosso le scarpe e infilo il cappotto, per poi uscire, mano nella mano con la bambina. Camminiamo fino a quel piccolo strapiombo; il mare è mosso e le potenti onde si scagliano con cattiveria contro gli scogli scuri. Quella fredda panchina è ancora lì, posta sotto al salice ora spoglio. La neve ricopre i rami sottili, che vengono mossi dal vento invernale. Con mia figlia, giungo fino alla panchina arrugginita. Ci sediamo su essa e come ogni anno le racconto di quanto forte fosse la donna, della quale porta il nome. Le narro della terribile disgrazia che l'ha colpita e come, nonostante ciò, lei non avesse mai smesso di sorridere.
Perché alla fine è così, T/n, tu hai sorriso fino al bip di quella macchinetta. E continui a farlo sulla foto della lapide e nei ricordi conservati nei nostri cuori.

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Mi scuso per il grande periodo di assenza ahah
Mi spiace se questo immagina non sia dei migliori😖

Xallthelove

Simona~

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