Qualcosa non quadra..., pensò Sadie voltandosi e incrociando lo sguardo della bellissima Peyton Cooper. La ragazza azzardò un sorrisino, stranamente imbarazzato per una come lei, la ignorò e rivolse l'attenzione a Damien. Il ragazzo le camminava a proprio agio accanto, come se nulla fosse, come se andare ad un comicon con i tre ragazzi più popolari del liceo fosse una cosa di tutti i giorni.
«Perché li stiamo portando con noi?» sussurrò irritata, fulminandolo con un'occhiataccia che lui nemmeno vide.
«Perché per loro è la prima volta e noi, da bravi senpai quali siamo, abbiamo il compito di aiutarli a conoscere questo mondo nuovo e all'apparenza spaventoso.»
Il tono di voce del ragazzo era la stessa di quando s'inventavano storie immaginarie sul mondo che li circondava – un tono dolce, pacato, come quello che si usa per leggere le fiabe ai bambini - e Sadie capì che le stava mentendo, tuttavia decise di tacere e aspettare di essere da soli a casa dove avrebbero potuto parlare tranquillamente.
Si portò una mano al fianco e impugnò l'arma di plastica che aveva legato intorno alla vita come se ne dipendesse la propria esistenza, e forse era proprio così. Non sapeva cos'avesse in mente la capo cheerleader, ma di una cosa era certa: Damien ne sarebbe rimasto ferito e allora lei le avrebbe strappato dalla graziosa testolina i bei capelli rossi che le scendevano lungo le spalle fino alla schiena in delicati boccoli. Nessuno poteva giocare con lui e passarla liscia, nessun altro teneva al ragazzo come lei, genitori a parte. Erano cresciuti insieme, come... come fratelli. Pensare quella parola, però, le fece male e inghiottì un macigno che le si posò direttamente sul cuore. Non poteva accettare che anche Damien si fosse fatto incantare dal bel visino di Peyton, lo aveva sempre reputato troppo intelligente per cadere nei soliti stereotipi, ma aveva anche dimenticato che l'amico era un ragazzo, uno adolescente per di più, e a volte gli ormoni fregano anche il più intelligente degli uomini.
La giornata si svolse in maniera pessima, tutto l'entusiasmo che aveva animato la ragazza quella mattina, appena aveva messo piede nella struttura che ospitava l'evento, era scemata alla vista dei tre cavalieri dell'apocalisse. Lei e Damien non avevano nemmeno partecipato alla gara in cosplay, nonostante avesse accettato di dipingere tutte le scenografie del club di teatro in cambio della realizzazione dei vestiti che avevano indosso. Sospirò tristemente sconsolata, attirando l'attenzione dell'amico.
«Tutto bene?» chiese il moro, porgendole la ciotola di ramen istantaneo appena comprato allo stand delle vivande.
«Mh... Sì, certo» mugugnò leggermente risentita. Ce l'aveva con lui per aver rovinato una loro tradizione, un evento destinato solo a loro o agli amanti della cultura orientale, e di certo Peyton e l'allegra compagnia del bosco non facevano parte di quella cerchia. Non riusciva a capire cosa diamine ci facessero loro lì, che li avesse chiamati proprio Damien? Un'idea improvvisa quanto terrificante si fece largo nella propria mente: possibile che l'amico avesse messo su tutto quel teatrino solo per poter stare con la rossa? Come un appuntamento segreto!
Le si chiuse lo stomaco e perse quel poco di appetito che aveva, l'odore invitante del ramen che di solito le faceva venire l'acquolina in bocca la nauseò. Il malessere peggiorò quando vide l'amico porgere del ramen anche alla cheerleader e alzare lo sguardo infastidito al rifiuto appena accennato di lei. Nonostante questo, Damien costrinse con poca grazia la ragazza ad accettarlo, gettandoglielo praticamente tra le mani facendola quasi ustionare col brodo bollente. Agli occhi di estranei quella scena avrebbe mostrato un ragazzo scorbutico che tratta male una povera ragazza innocente. Per quanto quella potesse essere innocente...
Ma agli occhi di chi conosceva Damien, come lei, sapeva benissimo che un gesto all'apparenza normale e scocciato come offrire da mangiare ad un altro essere umano che non fosse sua sorella minore significava interesse; preoccupazione verso i bisogni di una persona quasi estranea. E per uno come lui era davvero una cosa rara, rarissima! Peyton non poteva immaginare quanto fosse stata fortunata, Sadie sapeva che se la stessa scena si fosse ripetuta con Mason o Sienna, il ragazzo avrebbe mollato il ramen sul bancone e se ne sarebbe infischiato. Realizzarlo le gelò letteralmente il cuore, si avvicinò al primo cassonetto vicino e vi gettò i noodles ancora caldi. Non avrebbe mangiato quel piatto delizioso mai più, non senza pensare a quel giorno e a quella scena.
«Io vado a casa.»
Senza nemmeno attendere la risposta degli altri, che la guardavano attoniti e confusi – Damien più di tutti –, prese un bel respiro e si allontanò dal gruppetto desiderando soltanto il conforto della sua stanza.
Damien fissò confuso la schiena di Sadie allontanarsi e solo allora si riscosse, lasciò il suo piatto di noodles a Peyton e corse dietro all'amica. Le afferrò un polso e la costrinse a voltarsi verso di lei.
«Ma cosa ti prende?» le chiese, rimanendo sbigottito e inerme davanti allo sguardo ferito che l'amica aveva negli occhi.
«Lasciami andare, Damien» lo pregò lei con un filo di voce, troppo addolorata per iniziare una discussione e parlare di cose che in quel momento non riusciva a sopportare.
«Sadie cosa ti succede? Hai sempre adorato il cosplay e i Comicon, siamo sempre stati gli ultimi a lasciare questo posto.»
Le lasciò il polso e la vide stringerlo e portarselo al petto.
«Appunto: abbiamo, solo noi due. Ora invece ti metti a frequentare ragazze come Payton e la sua comitiva e li porti addirittura qui! Come se fosse normale e senza dirmi nulla!» In quel momento tutta la rabbia che Sadie aveva sentito scemare e sostituire dalla disperazione ritornò più forte di prima. Strinse i pugni e fece ricadere le mani vicino ai fianchi, fissando con odio l'amico di tutta una vita per il quale aveva una cotta. Sentiva di odiarlo, ma ancora di più odiava se stessa perché sapeva che appena ritornata a casa tutto quell'odio sarebbe scemato per lasciare spazio solo al dolore e a quel sentimento troppo forte e troppo immaturo che provava per lui.
«Devi fidarti di me, Sadie. Tutto questo ha una spiegazione!» esclamò lui in preda a un panico malcelato.
«Quale?!»
«Io... Io non posso ancora dirtelo, ma ti chiedo di fidarti di me. Ti prego.»
Abbassò il capo, era ovvio che si fidasse di Damien, ma in quel momento la gelosia e il travagliato percorso chiamato adolescenza che stava affrontando le facevano vedere e provare cose in modo fin troppo esagerato e si ritrovò a dire soltanto una cosa. «Mi dispiace.» Si voltò e si allontanò dal ragazzo, lui non fece nulla per tentare di farle cambiare ancora idea e quella parte ancora infantile di lei si mise a piangere e sbattere i piedi.
* * *
ANGOLINO DI EVELYN!
Rieccomi, dopo mesi di inattività totale!
Lo so, ho tanto da farmi perdonare, un sacco di persone da rispondere e commenti che vogliono ancora una risposta. Ma tutto ha una spiegazione: il lavoro.
Ebbene sì, da sei mesi a questa parte anche io sono finalmente entrata appieno nel grande e orribile mondo degli adulti. Ovviamente questo significa meno ore per dormire e fare ciò che davvero vorrei, ovvero scrivere, leggere e nerdare. Purtroppo lavoro 10-11 ore al giorno e torno a casa praticamente morta e priva di energia per fare qualsiasi cosa non sia infilarmi il pigiama e dormire. Per fortuna sono riuscita a terminare almeno due capitoli di questa storia durante le due ore di spacco che ho verso l'ora di pranzo. Spero non ci siano errori perché non ho corretto nulla!!
Detto questo, mi rialzo e preparo per altre sei ore di divertimento,
Au revoir!
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The Virgin Boy
Romanzi rosa / ChickLitStoria vincitrice della #4 lista del ThriatlonDay indetto da @WP_Advisor Aldous Damien Walker è un ragazzo vergine. Non solo in quel senso... è vergine in ogni aspetto sociale della vita, soprattutto quelli che dovrebbero coinvolgere un adolescente...
