15. Le cose importanti, non sono cose...

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Pov Alice

Quando mi risveglio sono su un letto in ospedale.
È come se le ultime ore mi fossero passate davanti in un solo minuto.
Al mio fianco ci sono Silvia, nonna Amalia, i miei genitori e Marco.
Non vedo Claudio, ed è lui il mio primo pensiero.
"Alice, stellina" mi dice la nonna con gli occhi bagnati, accarezzandomi con la mano fredda la mia guancia destra.
Non riesco a parlare, non ancora almeno.
"Cosa...è successo?" chiedo con un briciolo di timore.
"Niente tesoro, hai avuto un incidente. Adesso riposati" ribatte Silvia, mentre gli altri stanno per uscire. Immagino che abbiano ricevuto la classica smorfia di Silvia, quella che fa sempre quando vuole rimanere sola con qualcuno. Infatti...

Dopo soli pochi secondi percepisco un dolore fortissimo allo stomaco. Non è tanto un dolore fisico, ma qualcosa di più psicologico ed emotivo.
Porto le mani al grembo e con la voce tremante pronuncio due parole, semplicissime, ma semplicemente devastanti..."Il bambino".
L'unica cosa a cui penso, al bambino!
Claudio non è qui, ma vorrei che lo fosse. È l'unico che sarebbe in grado di colmare le mie lacrime, la mia sofferenza.
Silvia non mi ha annuito, né tanto meno risposto. Ma io lo so già...che questo figlio l'ho perso ancora prima di averlo.

Pov Claudio

Poco fa Silvia mi ha chiamata disperata.
Alice ha avuto un incidente ed io sto correndo più veloce che posso in ospedale da lei.
Speravo di poterle dire quanto l'amavo al ristorante, ma è andata diversamente.
Sono preoccupato, penso di non esserlo stato mai così tanto.
Sono rigido, ho le mani ferme sul volante e non riesco a concentrarmi.
Spero non le sia successo nulla, ma a giudicare dal tono di voce della sua amica ho seri dubbi.
Al semaforo inizio a disperarmi pensando alle cose più assurde. E se Alice avesse investito qualcuno? Se l'avesse ucciso?

Sento chiamare il mio nome dal dottore, sono in sala d'attesa.
Mi avvicino titubante. Ancora ignoro le cause dell'incidente.
"Dottor Conforti, lei è il compagno della signorina Allevi, giusto?"
"Proprio così. Mi dica cos'è successo, la prego..."
Rispondo con un tono brusco e tormentato, ma sono davvero in ansia. Ansioso di sapere come sta, di sapere cosa sia successo, di poterla abbracciare, di poterle dire quanto l'amo.
"Conforti, forse è il caso che si sedia..." faccio come mi dice lui, ma così facendo il livello della mia tolleranza è sempre più basso ed io ho l'impressione di piangere dalla disperazione tra pochissimo.
"La signorina ha avuto un brutto incidente, bruttissimo"
Mi parla dettagliatamente dello scontro, ma a me di quella cazzo di macchina non me ne frega nulla. Capisco che non ha finito di raccontare, ho la sensazione che ciò che mi dirà ora sarà davvero insopportabilmente doloroso.
"Lei ora sta bene" si ferma un attimo per trovare il modo di dirmelo. "Ma qualcuno ha pagato per lei..."
Non capisco ciò che il medico voglia dirmi.
Prego il cielo che tutte le paranoie che mi sono fatto in pochi minuti d'auto non c'entrino nulla con questo, che lei sia sana e salva e che io possa vederla il prima possibile.
Restiamo in silenzio un po', poi il dottore mi guarda negli occhi e con tutta l'empatia e la tristezza possibile continua.
"Il vostro bambino Conforti. Alice era incinta..."

Sono immobile ed incapace di parlare da alcuni secondi, che sembrano interminabili...
Mi sento in colpa. L'ho lasciata sola quando aveva più bisogno di me per una semplice incomprensione. Ed ora che il bambino, il nostro bambino, non c'è più, non so che senso abbia davvero la vita...
Avevo tutto. Alice, una casa, un lavoro, mille donne che pur non calcolando mi venivano continuamente dietro, la voglia di diventare padre.
Adesso invece è diverso. Delle donne e del lavoro non potrebbe fregarmene di meno. Alice mi odia. Io penso di non meritarla una donna così in gamba, così matura, intelligente, comprensiva e materna come lei...
Ed il bambino non c'è.

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