You'll pay

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Il mio cuore palpita freneticamente, le mie ciglia sbattono continuamente cercando di non lasciar trapelare lacrime che vorrebbero tanto venire liberate, le mie gambe tremano e vorrebbero solo cedere ma restano salde nel tentativo di conservare l'istinto di sopravvivenza.
Dalle labbra escono parole scomposte, messe a tacere dal diavolo davanti a me. Comparso all'improvviso, esattamente quando stavo pensando a lui. Perché si sa, quando si parla del diavolo, spuntano le corna. Anche se, ahimè, Peter Pan non può venir considerato solo le corna del diavolo, ma direttamente il personaggio in sé. Probabilmente sono amici di vecchia data, anche se sono certa che non si rivedranno per molto tempo, visto che Pan è immortale. Almeno da come mi hanno spiegato i pirati.
"Portatela alla radura" ordina mentre i suoi occhi famelici, percorrono la mia figura, preda al terrore. E senza resistenza, mi lascio portare via, consapevole di andare incontro alla morte. Certa però, che sarà migliore di questo posto. E giuro che lo aspetterò, al varco della porta dell'inferno, conscia che pure lui morirà, prima o poi. Nessuno è veramente immortale.

Un passo e poi un altro, è il motto che suona nella mia mente, mentre lo sperduto alla mia sinistra mi tiene saldamente per la spalla. Arrivata alla radura, respingo le lacrime, poiché non morirò dandogli la soddisfazione di vedermi piangere, questo è certo. E le lacrime respinte si trasformano in rabbia. Causata dalla mia impotenza, poiché io non posso fare assolutamente nulla contro di lui. Posso solo accettare il mio crudo destino. Dei tremiti percorrono le mie mani, ormai chiuse a pugno.
Dopo che lo sperduto ha mollato la presa, i miei occhi vagano spasmodicamente mentre cercano di ambientarsi. Davanti a me si erge un laghetto, e la calma dell'acqua contenuta da esso è inquietante. Forse a causa della stanchezza, le mie pupille mostrano più tempo del normale a capacitarsi di un altro dettaglio. Davanti a me, circa in mezzo al lago, torreggia una gabbia. Ma non ho il tempo di registrare altro, poiché sento il rumore di passi dietro di me.
Forti, decisi e veloci.
Mi volto, conoscendone il proprietario, ma esattamente come i passi, mi arriva uno schiaffo. Forte, deciso e veloce. Tanto forte che la mia testa si volta.
Peter Pan mi ha appena tirato uno schiaffo. Ed è questa la conclusione a cui arrivo, mentre mi sento tirare i capelli ed il demone mi avvicina al suo volto. Il suo sguardo è accecato dalla rabbia e anche le parole che pronuncia verso il mio orecchio sinistro:
"Ora la paghi" accompagnato da un ghigno, e con la testa mi indica la gabbia e con orrore ne riconosco il prigioniero. Colui la cui vita è appesa a causa mia, o meglio colei.
Layla, con le mani aggrappate alle sbarre della gabbia, mi guarda supplicante mentre scuote la testa. La sua incapacità di parlare correttamente è causata dal numero di lacrime sulle sue guance accompagnato da forti singhiozzi. Continua a balbettare il mio nome piangendo. Ed il mio cuore si stringe, mentre la mia mente non capisce cosa stia succedendo.
"Lasciala andare, non ha fatto nulla, prendi me al suo posto" sono le parole che giungono all'orecchio di Pan, che gongolante si gode la scenetta da lui preparata. Scuote la testa continuando a sorridere e molla la presa sui miei capelli, sostituendola con il colletto della mia maglietta.
"Guarda bene" sussurra mellifluo nel mio orecchio e mi volto nella direzione da lui indicata.
A quella vista, le mie gambe cedono immediatamente, ma Peter Pan è ben restio dal lasciarmi cadere a terra.
Una decina di sirene nuota nell'acqua sotto la mia amica, e sono pronte a mangiarla.
"No... no!" urlo cercando di correre verso la mia amica, ma la presa sulla mia maglietta è molto salda e non riesco a muovermi di molto.
"Facciamo un gioco" pronuncia Pan, allontanandomi di qualche metro dal lago. Allontana le mani dalla mia maglietta per poi infilarne una nella sua tasca destra e ne tira fuori due bastoncini dei quali non riesco vedere la fine.
"Scegli. Se trovi il più lungo la salvi" accompagna queste parole con un sorriso sornione. Allungo una mano tremante verso di lui, mentre lascio che i miei occhi trovino una via di fuga da questa situazione. Non la trovo, ma i singhiozzi della mia amica mi arrivano forti alle orecchie.
E così scatto. Inizio febbrilmente a correre verso la corda che tiene la gabbia. Scarto agilmente uno sperduto, e continuo a correre. Ma la mia corsa si interrompe quasi subito. Il corpo di Pan si interpone tra me e la corda della gabbia. Non riesco a frenare e gli sbatto addosso. Cado all'indietro e incontro il terreno nella caduta.

"Non mi sono mai piaciuti i baroni. Chi bara non vince mai."

Hello!!
Ci ho messo un secolo a pubblicare.
Perdonatemi!

YOU ARE MINE -Peter PanLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora