A volte bisogna smettere di pensare esclusivamente a sé stessi, perché i fatti accadono e le persone muoiono. Quel pirata - di cui non sapevo neanche il nome, ma ora sono stata informata che si chiamasse Jonas - ha perso la vita a causa mia. Si trovava semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. L'unico motivo per cui è morto è lo scopo di riferirmi l'ultimatum di Peter Pan. Perché ovviamente, sarebbe stato troppo poco per lui lasciarmi semplicemente una lettera. Non lo meritava.
I pirati non mi osservano dandomi responsabilità dell'omicidio. Cosa avrei potuto fare? Contro Peter Pan sicuramente un bel nulla. Ma ciò che mi è chiaro adesso, è che posso risparmiare un'altra morte ingiusta. Quella di Laila, la mia migliore amica. So che mi è capitato molte volte di rinnegarla da questa nomina, ma in questo momento mi manca così tanto.
Morirei per lei.
Ed è proprio quello che ho intenzione di fare. Ormai nella mia testa è diventato tutto schifosamente chiaro. Contro Peter Pan non si può fare nulla, o ci si piega al suo volere o si combatte. Ma quando avrai vinto la battaglia ti troverai metri sotto terra. Senza respirare. Poiché la morte si può considerare una vittoria rispetto alla vita eterna sull'isola che non c'è.
Ed è con questi pensieri che di soppiatto esco dalla cabina senza alcun indugio, pronta a fare ciò che devo. Nel frattempo la mia mente cerca di elaborare qualche piano di salvataggio. Arrivata all'esterno della nave, un amaro pensiero mi balena in mente.
Baelfire, non l'ho nemmeno salutato.
Dunque mi appresto velocemente a tornare sotto coperta, trovandolo dormiente sopra la sua branda. Il suo viso, rivolto verso il soffitto, viene solleticato dai capelli che si muovono in base al suo respiro. Ed i miei occhi registrano ogni dettaglio, consapevoli che probabilmente è l'ultima volta che lo vedrò.
"Addio Bae. Grazie" è il sussurro che esce dalle mie labbra. Gli lascio un bacio sulla fronte e abbandono la cabina.
Dopo essermi guardata intorno con malinconia, mi approprio di una torcia ancora accesa, lasciata sbadatamente accanto all'albero maestro da uno dei pirati. Mi calo poi, un piede dopo l'altro senza alcuna fretta, sul terreno. Senza la preoccupazione di bagnarmi, dal momento che la nave è ancorata a terra.
Quando i miei piedi toccano la sabbia, emetto un lungo sospiro, cercando in qualche modo di farmi coraggio, e con la lanterna che illumina la strada davanti a me, mi incammino.
Il fatto è, che non ho la minima idea di dove sia l'accampamento degli sperduti. Non ricordo la strada per arrivarci, dato che la scorsa volta avevo volato nelle braccia di Pan senza vedere nulla. Al solo pensiero le braccia mi si riempiono di brividi di disgusto.
I miei piedi non reggono più. Le mie gambe vogliono solo cedere e lasciarmi a terra.
Dopo alberi e alberi, il mio sguardo inceppa in un laghetto, nascosto da qualche cespuglio.
Annuso la manica della maglia che indosso e sento un forte odore acre. E così decido che me lo merito. Mi merito un bagno.
In pochi attimi mi trovo al centro di quel lago, la cui temperatura è piacevolmente calda. E così tolgo la sporcizia dal mio corpo ed insieme ad essa la stanchezza e il nervosismo dei giorni precedenti. È ormai l'alba è il sole sta iniziando a sorgere.
Non me ne curo affatto e continuando a bearmi del calore mi perdo in pensieri e vecchi ricordi della mia vita ormai precedente. I vestiti si stanno ancora asciugando, dopo che li ho lavati con alcuni petali di fiori provenienti da una pianta di lavanda.
"Mamma, mamma guardami!" continuo ad urlare mentre rido allegramente. Nel frattempo inizio a agitare la spada di legno che il mio papà mi ha regalato al mio compleanno. È dovuto poi partire in nave, per compiere degli affari in un posto lontano.
"Vestita così sembri tuo padre la prima volta che l'ho conosciuto" alle sue parole il mio sorriso si allarga ancora di più e guardo il mio completo da pirata con orgoglio.
Si, assomiglio proprio a papà.
Una piccola creatura mi desta dai miei ricordi. La guardo incuriosita mentre mi svolazza davanti al viso. È una fata.
Non faccio in tempo a provare a chiamarla che fugge via, sbattendo con foga le sue piccole ali. I miei occhi si posano sui vestiti asciutti e mi decido ad uscire dal laghetto. Infilo in fretta i miei vestiti e mi accorgo di un particolare. Il sole è già alto, ciò significa che sono passate ore da quando mi sono immersa in acqua.
Dopo aver constatato che i miei vestiti sono effettivamente asciutti, le stesse ali di prima mi ricompaiono nella visuale. Ed è così che capisco cosa vuole la fatina. Vuole che io la segua.
Scrollando le spalle, mal celando la mia diffidenza mi limito a seguirla, inoltrandomi sempre di più nella foresta.
Dopo poco giungiamo in una radura vuota ed il panico si impossessa del mio corpo mentre la fatina -raggiunto il suo obiettivo- vola via indisturbata.
Mi ha portato nella sua trappola.
Mentre cerco di preparare un piano di fuga numerosi incappucciati spuntano dal buio della foresta. Ed è in quel momento che tutte le mie teorie si avverano. Sono caduta nel tranello del diavolo. Lui mi ha trovata.
Come prova delle mie certezze una voce autoritaria, fredda e malvagia si insinua nel mio orecchio e con orrore capisco che è dietro di me.
"Ora non puoi più fuggire. L'unica cosa che puoi fare è prepararti alle pene dell'inferno, pregando che le mie gli si avvicino minimamente, perché sono certo che siano ben peggiori."
Ed è quando mi volto che comprendo che preferirei mille volte andare all'inferno che rimanere in quest'isola.
SPAZIO AUTRICE:
Ebbene gente salve a tutti! Spero che la storia vi piaccia!
Ps. Questo capitolo è un po' di passaggio diciamo.
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YOU ARE MINE -Peter Pan
FanfictionTutto doveva essere sotto il suo controllo. Ogni persona, animale o cosa che era sull'isola era di sua proprietà. Nessuno poteva lasciare Neverland senza il suo permesso. E Rory Klayford di certo, non lo avrebbe avuto. Rory avrebbe dovuto rispetta...
