Chiedere scusa in quel momento pareva non avere alcun senso; Sophie non lo poteva sentire, nemmeno quando la sua mano toccò il viso liscio di Vincent aprì gli occhi. Rimase di marmo tra le morbide coperte del letto che avvolgevano delicatamente il suo corpo minuto; al viso molto pallido era conferita una bellezza malaticcia, tale da apparire già morta; spenta e fredda come una bambola di porcellana. Vincent strinse più forte quella piccola mano fragile che a peso morto teneva unita alla sua e da cui non voleva, e non riusciva, lasciare la presa. Continuò a sentire una dolorosa fitta al petto, come se qualcosa stringesse senza pietà il suo cuore, o almeno ciò che rimaneva di esso; sentì il peso dei propri innumerevoli peccati abbracciarlo in una morsa letale, soffocarlo crudelmente senza sosta.
«Vi ho fatto davvero io questo, dolce Sophie?» mormorò l’uomo con voce strozzata, «Avete così tanto disgusto della mia persona, il mostro che vi ho mostrato d’essere?» domandò con più insistenza. «So di aver commesso tanti terribili peccati, molti dei quali senza alcuna possibilità d’essere mai perdonati. Ho ingannato, distrutto e ferito il prossimo come fossero pedine; ho imposto così il mio pensiero per dimostrare che questo mondo davvero sia senza speranza, che i buoni sentimenti siano solo effimere menzogne; eppure voi siete reale, siete buona veramente, lo comprendo solo ora che le mie mani indegne, che puzzano di morte, sono strette a voi. Mi state davvero lasciando, voi che siete l’unica mano che mi sia mai stata tesa?»
Ancora una volta non ottenne alcuna risposta; la bambina rimase ferma con le labbra socchiuse da cui usciva un sottile respiro, unico piccolo gesto che dimostrava che in lei vi fosse ancora un soffio di vita. Vincent fissò i suoi occhi chiusi e le sue ciglia nerissime che andavano a creare una leggera ombra sotto di essi; forse non si sarebbero più aperti, non avrebbe più visto la loro innocente dolcezza.
Le mani continuarono a tremargli di passione, nel tormento e nell’agonia di attendere quel risveglio che forse non sarebbe mai arrivato; Vincent strinse i denti, il bruciore agli occhi tornò a farsi sentire mentre la sua vista si annebbiava dalle lacrime che non volevano scendere, che in qualche modo cercava di trattenere.
«È dunque questa la punizione che mi volevate riservare, mia dolce Sophie?» affermò infine Vincent con tono d’amarezza, stringendo più forte la mano della bambina. Le dita candide di Sophie ebbero un piccolo e rapido movimento. «Era questo il castigo che mi volevate infliggere: meritavo la vostra morte, il vostro addio, per i peccati commessi? Perché ora non aprite gli occhi, così che possiate ridere di me e dello stato miserabile in cui ora mi ritrovo per tale punizione? Perché non vi svegliate, Sophie...» aggiunse quasi in un ultimo e disperato tentativo di richiamarla a sé, abbassando poi il capo.
«Miserabile», ripeté la voce flebile della bambina, Vincent spalancò gli occhi, «Perché mai dovrei considerarvi miserabile se non siete mai stato più bello e limpido di così?»
«Sophie...» mormorò Vincent con le labbra che tremavano, quasi balbettando. La bambina gli sorrise dolcemente mentre i suoi chiari occhi socchiusi lo fissavano, con quella lucentezza che pensava di non rivedere più.
«È la vostra anima che ho davanti ora, è sempre lei che mi ha parlato e a cui ho cercato di rivolgermi fin dal principio», affermò Sophie alzandosi di poco dal materasso; la voce, come il fiato, le uscivano a fatica mentre poteva ancora sentire il freddo invaderle il corpo. Fece un profondo sospiro e sorrise ancora all’uomo, «Lo sapevo, signor Vincent, voi avete ancora un cuore.»
Vincent rimase con gli occhi impuntati su di lei, come se quella che avesse di fronte fosse un fantasma; ancora incredulo per quel risveglio che sentì di dover benedire. Sophie strinse a sua volta la mano dell’uomo, la cui presa si era fatta molto più leggera.
«Voi stavate soffrendo per me, questo significa che siete in grado di provare dei sentimenti. Lo volevo dimostrare a voi, ma anche a me stessa.» disse Sophie allungando una mano per dargli una carezza in viso, con il pollice gli asciugò leggermente l’occhio umido.
«Mi state forse dicendo che avete rischiato la vostra vita solo per dimostrare questo?»
«Vedere la vostra reazione mi avrebbe dato le certezze che cercavo.» affermò la bambina con voce ansimante, «Lo so, sembra una pazzia, ho scommesso la mia vita e anche quella di un amico per questo. Ma ve l’ho detto quando ci siamo incontrati la prima volta, lo ricordate? A volte sono necessari dei sacrifici per raggiungere un obiettivo, se la scelta di tale sia giusta o sbagliata lo si potrà vedere solo alla fine; dunque scacco matto, signor Vincent!»
Vincent la osservò un po' confuso dopodiché sorrise di un sorriso sincero, che raramente si formava sul suo volto impassibile «Sì, mi avete nuovamente battuto, piccola Sophie. Avete fatto molto per me.»
«Allora fate qualcosa voi per me ora!» sbottò Sophie andando poi ad appoggiare la testa scura al petto dell’uomo, Vincent la guardò curioso. «Promettetemi che farete tesoro di questa parte di voi che avete scoperto e che mi avete fatto scoprire oggi.»
Vincent annuì, «Me ne ricorderò. Voi però non gettatevi più nel lago in modo così incosciente; ripeto che avete rischiato la vita.»
«Dipenderà da voi.» affermò con tono quasi divertito la bambina, successivamente fece un altro profondo sospiro e chiuse gli occhi; si sentiva ancora parecchio stanca, nonostante si fosse svegliata il suo corpo non aveva ancora raggiunto la sua normale temperatura. Vincent iniziò a darle delle carezze sul capo; in quel momento sentì come se per una volta si fosse tolto un grosso peso dal petto.
«Signor Vincent.» mormorò la bambina dopo alcuni istanti, alzando la testa ed osservandolo col suo visetto stanco, «Vorrei conoscere quali sofferenze hanno reso il vostro animo così tormentato, quali dispiaceri avete dovuto subire nella vostra vita per avervi fatto credere d’essere un mostro; sono certa più che mai che voi abbiate sofferto molto, che nel vostro cuore dimorino dolori che non riesce a sorreggere. Vorrei quindi che voi vi fidaste di me, almeno abbastanza da potervi aprire e confidare.»
Vincent le diede un’occhiata, il suo viso tornò ad incupirsi nonostante in quel momento stesse provando una grande gioia per il risveglio della bambina. Smosse le labbra per poter far uscire la voce ma le richiuse subito dopo. Passarono alcuni istanti silenziosi in cui Sophie sentì solo il rumore dei battiti accelerati di lui rimbombargli nel petto su cui appoggiava, finché l’uomo riprese parola.
«No, Sophie. Non cercate di scoprire cosa si annida nel mio cuore, non indagate su cose che è meglio che voi non conosciate. Non chiedetemi di parlare perché non lo farò. Non andate oltre, non rovinate tutto.» disse Vincent con un tono da cui si poteva leggere la sua sofferenza; strinse a sé l’esile corpicino di Sophie come se in quel modo la potesse proteggere da tutti i mali. «Mi rendete felice, Sophie, come non sono mai stato prima; dunque, continuate ad essere la mia felicità, lasciate le ombre al passato e guardiamo ad un futuro che con voi sono certo sarà più luminoso. Credete quindi di poterlo fare, di non lasciarvi soggiogare dalla curiosità ma fidarvi almeno una volta di me?»
Sophie fissò i suoi occhi che ancora una volta apparirono gelidi e tristi, rivide quelli di quel bambino che gridava aiuto. «Lo sapete, signor Vincent, la curiosità non può essere facilmente repressa.»
«Reprimetela, invece!» insisté Vincent con passione, «Se lascerete le ombre al passato non si intrometteranno nel futuro. Non mi volete concedere la possibilità d’essere felice; credete che io non me lo meriti assolutamente?»
Sophie scosse il capo tristemente; non poté che domandarsi cosa ci fosse nel suo passato da non poter essere detto, cosa l’uomo non voleva che riemergesse. Il dolore che impregnava i suoi occhi ambrati non poté che farsi sentire anche nel cuore della bambina che, però, non sentì di poter comunque reprimere la propria curiosità.
«Voi meritate la felicità come ogni altra creatura, signore.» disse Sophie legando le braccia attorno al busto largo di Vincent, stringendolo anch’ella in un abbraccio da cui lui poté percepire il suo calore.
«Vi ringrazio, Sophie...» rispose l’uomo abbozzando un sorriso.
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Anime Affini
Ficción histórica(COMPLETA) Inghilterra, 1880. Vincent Jenkins è un giovane borghese tormentato da un oscuro passato. Freddo e razionale, si mostra indifferente al mondo che lo circonda. Sempre alla ricerca di novità che possano smuovere la sua vita dalla monotonia...
