Malattia, amori e promesse

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«Cosa... cosa hai detto? »
La voce di Celine tremava, Oscar invece teneva il capo poggiato sulle sue gambe e piangeva in silenzio. La stanza era in disordine: i libri che la donna conservava con cura erano stati buttati a terra, le lenzuola del letto erano state quasi strappate, le piume che riempivano i cuscini erano un po' ovunque.
L'aveva trovata mentre beveva dalla bottiglia, seduta scomposta vicino al tavolo. Celine aveva provato a toglierle la bottiglia dalle mani ma Oscar si era allontanata e, in un attimo di ira, l'aveva scaraventata contro un mobile poco distante.
Oscar piangeva disperata, teneva la testa tra le mani e delirava, in preda agli effetti dell'alcool e della febbre e furono vani i tentativi di Celine di zittirla. Per fortuna, aveva pensato la ragazza, i padroni non erano nella villa e André era rimasto in caserma.
L'aveva abbracciata, cercando di fermare la sua voglia di distruggere la camera, e lei si era lasciata andare tra le sue braccia, sfogando la sua rabbia e il suo dolore con il pianto. Si erano sedute sul divanetto vicino al camino ardente, Oscar si era stesa e aveva poggiato la testa sulle sue gambe, continuando a piangere e Celine le toglieva delle piume che erano rimaste tra i suoi capelli.
Aveva parlato piano, Oscar, con la voce ancora rotta dal pianto e Celine aveva sbarrato gli occhi, abbassando subito il capo per guardarla in viso.
«Quando morirò...prenditi cura di André. Non... sopporto l'idea di... di lasciarlo ma... io... lo amo così tanto... non voglio morire Celine... non voglio »
«Oscar tu... »
«Hai sentito cos'ha detto il dottore? "Se avete qualcosa da dire o da fare... fatelo, o potreste pentirvene"... non posso dirglielo... lo farei solo soffrire e per colpa mia ha già sofferto abbastanza... con quale coraggio andrò da lui per dirgli "io ti amo André Grandier però il nostro amore durerà poco, se sei ancora innamorato di me, perché ho una malattia che potrebbe uccidermi da un momento all'altro" ? Bella dichiarazione, non trovi? »
Celine le accarezzò la guancia e le sorrise appena.
«Non... voglio che lui soffra »
«Ma non vuoi neppure che lui sia felice »
«Io... »
«E' meglio che tu vada a riposare, hai la febbre alta. Domani andrò in caserma e dirò che non potrai presentarti per motivi di salute. Non peggioriamo la situazione, va bene? »
Oscar annuì piano e si alzò a sedere sul divano e si asciugò le lacrime rapidamente. Celine la seguì con lo sguardo mentre si svestiva lentamente e corse in suo aiuto quando la vide perdere l'equilibrio mentre si metteva la camicia da notte.
«Hai bevuto troppo, sei un'irresponsabile. Il dottore ti aveva già detto che non puoi bere alcolici. Cerchiamo di non aggiungere anche questo »
La accusò lei con le mani sui fianchi mentre la guardava triste. Oscar abbassò lo sguardo mortificata.
«Non urlarmi contro... mi dispiace »
«Non ti sto urlando, ma sono molto delusa. L'alcol non ti aiuterà a guarire anzi ti porterà alla soluzione opposta »
«E se io volessi morire? »
«Tu non vuoi morire, me l'hai detto neanche due minuti fa »
Oscar si zittì, pensierosa e si accasciò nuovamente sul divano. Celine cercò di sistemare le lenzuola e i guanciali il meglio che poteva e quando si girò verso la donna la vide addormentata, con il capo poggiato su uno dei braccioli imbottiti.
"Ah... maledetto alcol. Sei la rovina dell'essere umano"
Le dispiacque svegliarla o smuoverla per rimetterla a letto, così prese un cuscino e, dopo averle alzato un po' il capo, lo posizionò sul bracciolo, così da farla dormire più comoda. Prese anche una coperta e la coprì con essa, accarezzandole poi il viso.
"Lo ama davvero tanto... devo ammettere che non me l'aspettavo proprio. Sono felice per loro, ma comprendo le motivazioni di Oscar eppure... perché mi sento così triste? Perché mi viene voglia di piangere? Lo sapevo già, lui non sarà mai mio. Oltre quel bacio... non ci sarà mai nulla"

«Dov'è Oscar? »
Celine entrò furiosa nella cucina, cercò di contenere la sua rabbia davanti alle sue colleghe che la guardavano con gli occhi sbarrati. Era entrata nella sua stanza al solito orario ma non l'aveva trovata sul divano, né nel letto. Anche la sua divisa era scomparsa.
"Appena torna mi sente... maledetta! Andare in giro così! Non ci posso credere!"
«Si è recata in caserma prima del solito, non te l'ha detto? »
Disse la governante guardandola con sospetto e Celine dovette ricomporsi in fretta.
«No, perdonatemi è meglio che vada »
Celine girò i tacchi e si allontanò dalla cucina, pochi istanti dopo sentì di nuovo le chiacchiere delle cameriere riempire il silenzio che si era creato al suo arrivo.
«Ma cosa le è preso? Oscar di sicuro non deve dire a lei cosa fare o cosa non fare! »
«Non lo so, questa se la crede troppo »
«Ma chi si crede di essere? Non la sopporto! »
«Prima André, ora Oscar... mio Dio! Vuole comandare tutti! »
Celine abbassò le spalle, cercò di contenere le lacrime ma uscirono copiose dai suoi occhi senza che lei potesse fermarle.
«Fate silenzio ragazze e vergognatevi! Parlare male di una povera ragazza! »

«Bene, ho finito »
Celine passò una mano sulla fronte e si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Aveva riordinato la camera per tutto il giorno, aveva portato con sé anche ago e filo per ricucire i cuscini e quel poco di lenzuolo strappato. Aveva lavato il pavimento e cercato di eliminare le macchie di vino, raccolto i vetri pungenti della bottiglia e i libri avevano finalmente ritrovato il loro posto sulle mensole della libreria. Inoltre aveva già raccolto la biancheria sporca.
Ora guardava soddisfatta il suo lavoro anche se era terribilmente stanca. Si sedette per alcuni istanti sul divano e cercò di sgranchirsi le gambe e la schiena.
"Come vorrei buttarmi sul mio letto e svegliarmi direttamente domani mattina ma non posso! Ci sono anche ospiti questa sera maledizione"
Alzò gli occhi al cielo e uscì dalla stanza di Oscar lentamente e si avviò verso le cucine. Stava scendendo la scale pensierosa.
"Oscar non la capisco... prima vuole guarire, poi preferisce riempirsi di vino e andare in giro come se nulla fosse! Non so proprio come fare con lei... né come comportarmi. Ora che mi ha detto dei suoi sentimenti... non so con quale coraggio guarderò André in viso senza confessargli tutto!"
«Tu sai chi verrà stasera? »
Chiese Sophie a Celine all'improvviso, la ragazza sussultò e quasi non le scappò un urlo dallo spavento.
«Mio Dio! Non volevo spaventarti! Mi dispiace! »
«Oh... non ti preoccupare Sophie. Ero sovrappensiero e non ti ho sentito arrivare... cosa mi hai chiesto? »
«Tu sai chi ospiteremo stasera? »
«No, al dire il vero non ne ho la più pallida idea »
Celine si aggiustò una ciocca di capelli dal viso e la guardò incuriosita.
«Pare che verrà a trovarci un bel conte.... è già venuto a palazzo ma tu non l'hai ancora visto! »
«E come si chiama? »
«E' il conte Victor Florian de Girodelle, il secondo figlio dei conti de Girodelle. E' un uomo meraviglioso! E ha una classe... ma nessuno supera André »
Celine alzò gli occhi al cielo sorridente e scosse il capo divertita.
«Cosa ti ridi? TU almeno hai avuto l'onore di andarci a letto! E dimmi... com'è?»
Celine arrossì di colpo e Sophie rise divertita a vedere la sua faccia.
«Ancora con questa storia? Io e André non siamo... AH! Ma cosa te lo dico a fare? Tanto non mi credi! »
«Infatti...! »
Le due risero divertite e Sophie la aiutò a portare il cesto di panni sporchi alla lavanderia.

«Maggiore Girodelle, che onore rivedervi »
«Generale Jarjayes sono felice che voi abbiate accettato il mio invito »
«E' quello l'uomo di cui mi hai parlato stamattina? »
Chiese Celine si avvicinò a Sophie ridendo e lei la guardò maliziosa.
«Non è carino? »
«Ma quanti anni ha? »
«Ha importanza? »
«Sophie! »
«Ma sono curioso, come mai questo improvviso invito? »
«E' una questione importante generale che vorrei affrontare in privato, se possibile »
«"In privato"? Mm... cosa sarà mai? »
«Non lo so ma... sono curiosa »
Sophie alzò gli occhi al cielo e seguì il conte con lo sguardo, sorridendo maliziosamente. Celine alzò gli occhi al cielo e si allontanò divertita, prese il vassoio di liquore che il generale aveva ordinato e si recò nello studio di quest'ultimo, dove lui e il conte si erano appartati per discutere.
Celine bussò alla porta e, dopo il consenso del generale, si apprestò a servire i due signori. Aprì rapida la bottiglia e versò il liquido dorato nei bicchieri, fingendo di non sentire quello che i due si stavano dicendo.
«Allora Maggiore ditemi, cosa vi porta qui? »
«Bene generale, non vedevo l'ora di potervene parlare di persona e spero vivamente di avere il vostro consenso »
«Così mi incuriosite Maggiore, di cosa volete parlare? »
Celine alzò gli occhi sul Maggiore e lo osservò per alcuni istanti e dovette ammettere che Sophie aveva ragione. Era davvero un bell'uomo.
"Concentrati su quello che hanno da dire..."
Sorrise appena quando lo sguardo del conte si fermò su di lei.
«Generale... io sono qui per chiedere la mano di vostra figlia Oscar »

"Quel momento rimasi senza parole, credo che il generale abbia notato il mio stupore. Corsi fuori dallo studio e attesi con ansia l'arrivo di Oscar. Quando arrivò, seguita da André, non riuscì a parlarle per prima, la nonna di André mi aveva preceduto. André, al sentire le parole della nonna, se ne andò in fretta; Oscar invece sembrava ardere di rabbia!"

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