Giorno 10: Saké
La morte dell’orco mi ha fruttato un seme di zucca, un grano di rosario e molta energia da canalizzare all’Idolo dello Scultore. La soddisfazione nell’abbattere quell’odioso mostro è stata tanta, ma ora come ora non me la sento di azzardare oltre. Ho bisogno di rimettere in ordine la mia mente, pertanto torno al Tempio in rovina. Subito mi viene incontro Emma, la ragione del cui entusiasmo è presto detta: ha trovato un modo per curare il Mal del Drago. Subito mi consegna una strana goccia bianca luccicante, dicendomi di offrirla all’Idolo dello Scultore. Quando lo faccio una calda luce mi avvolge e il mondo intero sembra riprendere fiato. Consegno quindi a una Emma decisamente risollevata il seme di zucca, che subito finisce dentro la fiaschetta. Mentre aspettiamo che germogli attingendo allo spirito della fonte sacra, mi dice che molti anni prima sempre ad Ashina ci fu un’epidemia di Mal del Drago. A quei tempi non si conoscevano cure, quindi un contagio equivaleva a una sicura condanna a morte. Il retaggio del sangue di drago può quindi compiere efferatezze terribili sul corpo umano, e questo da un lato spiega il suo essere stata così entusiasta all’idea di aver sintetizzato una cura. Per quanto mi sforzi di essere cortese con lei, la mia mente è già avanti: l’antidoto di Emma è efficace ma ancora troppo limitato. Se i campioni di sangue richiesti aumentassero a ogni sintesi, allora avremmo solo ingigantito il problema. Devo trovare qualcun altro che lo produca o qualche mercante che possa cedermelo in cambio di denaro, il cui accumulo non si sta rivelando un grosso problema. Uno dei vantaggi di questo limbo e del suo continuo rigenerare i nemici è che posso ogni volta raccogliere bottino.
Quando ormai il semino ha attecchito ed è in via di sviluppo Emma mi accenna anche che lo Scultore ha smesso di tossire, e che la cosa va festeggiata. Mi consegna del saké raffinato, e quando lo porto allo Scultore egli mi chiede di condividerlo. Allora mi siedo e beviamo, e anche questa è occasione per una breve chiacchierata. Apprendo che il maestro di Emma è il famoso inventore Dogen, un genio della meccanica che tra le altre cose ha inventato anche il lancia-shuriken tuttora sul mio braccio. Stando alle sue parole Dogen era talmente bravo e dedito alle sue macchine da aver trasformato un mestiere in una folle ragione di vita. Una storia triste, anche se un po’ contrastante con quello che mi ha detto Emma stessa: lei si riferiva a Dogen non come a un maestro, ma come a un padre. Ci sono molti segreti che nessuno mi rivelerà mai… E d’altro canto non ho tempo di occuparmene.
Giorno 11: Scoglio
Interessanti questi grani di rosario: la loro unione con l’energia scaturita dall’Idolo dello Scultore può aumentare le mie capacità fisiche. Prima però ho un altro compito: la zona in cui era incatenato l’orco era bloccata da una strana nebbia, che fitta e liquida come acqua mi impediva di passare oltre. La sconfitta del mostro l’ha completamente diradata e posso vedere cosa c’è oltre. Questo nuovo corpo di guardia è a sua volta deturpato da quello che pare un altro buco causato da un colpo di artiglieria. Lo utilizzo per entrare e subito per terra trovo uno strano tubo con una lente in fondo. Lo metto in borsa e mi ritrovo in un altro cortile: curiosamente la vegetazione è qui più presente, e la neve deve un po’ arretrare di fronte al rosso spento di un albero arresosi all’autunno. L’erba pallida dell’inverno mi aiuta a non farmi vedere dai vari soldati che sorvegliano stancamente quello che appare come uno strano vicolo cieco.
Ma proprio vicino all’albero trovo un altro di quei samurai dalla lunga katana. È seduto a terra e rimugina su una mappa srotolata sul tavolo davanti a lui. Attorno a lui c’è una strana aura di maestosità, dovuta anche ai vari cassettoni di legno e al mon che svolazza pigro. Lo stendardo è rosso come i vestiti dell’uomo. Decido di lasciarlo perdere e di avanzare, ma quando sorprendo uno dei fucilieri e lo riduco al silenzio sento dei lamenti folli e poi uno scampanare: un ometto con il cappello a cono e la pelliccia è seduto molto in alto e sta richiamando tutti alla mia posizione. Non penso neanche a provare a contrastarli tutti e batto in ritirata strategica. Anche il generale si era lanciato all’inseguimento, dimostrandosi ancora più dannoso di prima.
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Il Diario del Lupo Grigio
AdventureAmbientato nel periodo Sengoku del Giappone, risalente alla fine del XVI secolo. Uno shinobi chiamato Lupo, creduto morto dopo che il suo signore Kuro venne rapito e il suo braccio sinistro amputato dal samurai Genichiro del clan Ashina. Il braccio...