Giorno 24: Schivate
Ho fatto qualche altro miglioramento alle abilità. Hanbei il Non-Morto è sempre stranamente felice di aiutarmi, ma allo stesso tempo faccio ancora troppa fatica con i samurai che pattugliano i piani alti del Castello. Dopo qualche altro ciclo di rigenerazione e piccoli oggetti consumabili recuperati, non mi resta che farmi coraggio e affrontare l’élite Ashina. Appena entro la nebbia ci circonda e lui si alza, neanche si inchina assumendo la posizione da combattimento. La sua lama ridicolmente lunga è nei fatti imparabile e un suo colpo anche di striscio arreca danni gravissimi. Se non avessi potenziato la mia resistenza fisica probabilmente basterebbe un solo errore da parte mia per dargli la possibilità di uccidermi sul colpo. Faccio anche un paio di tentativi con l’accoppiata olio e strumento protesico lanciafiamme; malgrado ne sia debole, il tempo prima per inzupparlo d’olio e poi accendere il braccio è troppo ridotto e il trucchetto mi riesce praticamente solo una volta. Il numero di tentativi è minore rispetto ad altri avversari che ho affrontato fino a ora, ma a renderlo frustrante per la mia coscienza è il fatto che a ogni colpo che riesco a piazzare lo vedo perdere molta resistenza fisica. Postura o non postura, se riuscissi a sopravvivere ai suoi colpi mi basterebbero poche sferzate di Kusabimaru per vincere.
Finché non capisco una cosa: ogni volta che sta per far partire uno dei suoi terribili fendenti non resiste alla vanità di estrarre leggermente la lama dal fodero, cosa che la fa luccicare per un istante. I miei occhi lupeschi si stringono e mi concentro su quella, solo su quel brevissimo luccichio. Appena lo vedo schivo in avanti o in diagonale, e colpisco. Ogni errore lo pago caro, ma per la prima volta non sento la frustrazione per le morti che colleziono. Come con Gyoubu, lo spadaccino si merita un duello giusto, che vada oltre il concetto di “vincere” e “perdere”. E forse proprio per questo che, quando cade, il mio istinto non mi fa infierire su di lui con un’esecuzione; anzi compongo il suo cadavere lì dove era solito sedersi. Quando finalmente riposa in pace, leggo la pergamena sulla parete dietro di lui: parla di un’antica mossa che poteva essere utilizzata per evitare gli attacchi elettrici, chiamandola “inversione del fulmine”. Mi riposo all’Idolo dello Scultore all’entrata, prima di saltare fuori dalla finestra che la nebbia teneva prima bloccata.
Giorno 25: Diversivi
Oltre la finestra, mi trovo di nuovo sui tetti del Castello Ashina, subito sotto quella che non può che esserne la cima. C’è una gigantesca tettoia con pavimento di legno, con alcune decorazioni scolpite sui tetti che non sono altro che appigli per il mio rampino. Ormai ho capito che quando ci sono spazi così grandi e vuoti è perché c’è qualcuno in attesa di una sfida. Una sfida che devo per forza raccogliere, ma non subito. Dal medesimo tetto si intravede una ulteriore cima, con un paio di stanze che sembrano accessibili: lo segnalano i vapori violacei degli incensi lasciati dai ninja corvini. Con un po’ di equilibrismo e rampino lo raggiungo: il complesso è vuoto e i paraventi di carta sono fragili come impone il loro nome. Trovo una lettera abbastanza lunga, del quale riesco a cogliere solo il nome Isshin Ashina. Forse Emma potrebbe saperne di più, ma adesso non posso deconcentrarmi a tornare indietro: devo quantomeno vedere cosa c’è sulla grande tettoia.
In un certo senso, quello che vi ho trovato era esattamente quello che volevo: Genichiro Ashina chiede per l’ennesima volta all’Erede Divino di renderlo parte del Retaggio del Drago, ricevendo anche stavolta un rifiuto. A sorprendermi è il fatto che nella discussione sia presente anche Emma, a cui Genichiro chiede “come sta il nonno”. La donna risponde che è un miracolo che Lord Isshin sia ancora vivo. Tuttavia io sopraggiungo quando il mio signore Kuro non vuole esaudire la richiesta di Genichiro, asserendo non a torto che il suo shinobi verrà a salvarlo.
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Il Diario del Lupo Grigio
AdventureAmbientato nel periodo Sengoku del Giappone, risalente alla fine del XVI secolo. Uno shinobi chiamato Lupo, creduto morto dopo che il suo signore Kuro venne rapito e il suo braccio sinistro amputato dal samurai Genichiro del clan Ashina. Il braccio...