Alessandro si sentì svenire, vide tutti i suoi sogni infrangersi, come l'alta marea su uno scoglio; non sapeva cosa rispondere e quindi provò a balbettare qualcosa.
<<No, no ... io mi ero chinato perché mi era caduto il fazzoletto ...>> disse inventandosi la prima scusa che gli attraversò la mente.
<<AHAHAHAH ah sì? Ti è caduto il fazzoletto?>> risposero sogghignando.
<<Sì ... sì lo giuro non stavo facendo niente di male>> disse con il cuore in gola.
<<Molto bene allora, facci vedere il fazzoletto che ti era caduto>> chiesero insieme con un ghigno sulle labbra.
Le guardie erano abituate ad avere a che fare con i piccoli ladruncoli della città, infatti a Venezia era pieno di orfani o bambini ridotti alla fame, i quali per sopravvivere erano costretti a rubare; diciamo però che questi ultimi venivano sorpresi a rubare qualche frutto o poco più, mentre il povero Alessandro stava per essere beccato dopo aver rubato una collana dal valore altissimo ad una delle donne più ricche ed altolocate della città.
In quel momento Alessandro si rese conto che non aveva nessun fazzoletto in tasca, la madre di solito gli ricordava di portarsene sempre dietro uno, ma quel giorno tutta la sua mente era concentrata per la rapina e se ne era scordato.
Si mangiò le mani per aver usato quella scusa, aveva agito d'istinto senza ragionare, adesso si rese conto di essere nei guai fino al collo.
<<No no ... non mi era caduto il fazzoletto mi era caduto ...>> in quel momento Alessandro era alle corde, non sapeva cosa dire, cosa fare e dove andare, si accasciò per terra e si mise a piangere. In fondo era ancora giovane e non era pronto ad affrontare da solo i momenti difficili della vita.
Le guardie notarono che ormai la messa si era interrotta e tutti si erano girati a guardare il ragazzino accasciato a terra mentre piangeva, allora lo trascinarono fuori.
Una volta fuori lo presero per le caviglie, Ale provò a dibattersi ma non aveva nessuna possibilità di fuga con quei due omoni, lo ribaltarono e dalle sue tasche uscirono le collane della madre e la collana di perle di Norma.
<<Hai capito il moccioso, voleva fottersi il gioiello della vedova>> esordì uno con stupore.
<<Volevi fare il colpaccio ragazzo?>> sogghignò l'altro.
<< E queste altre? Hai rubato anche queste? Sembrano prive di valore>> dissero.
Alessandro aveva perso la voce, si sentiva svenire, aveva la vista annebbiata e le labbra bianche, non riusciva neanche a respirare, non riusciva più a ragionare bene.
In quel momento il piccolo contadino sperò fortemente si trattasse di un sogno, sperò di risvegliarsi nel suo letto, sperò fosse ancora l'alba.
A quel punto le guardie lo presero per le braccia, si misero le collane in tasca e il ragazzo venne trascinato in una cella vicino al Palazzo Ducale.
Mentre veniva trascinato con la forza provò a dimenarsi e divincolarsi ma fu tutto inutile, si mise a piangere ed urlare.
Allora le guardie lo appoggiarono per terra, una di loro gli diede un calcio in testa e il piccolo Alessandro svenne.
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Incubo a Venezia
AvventuraIl nostro protagonista si chiama Alessandro un giovane contadino che vive con i genitori, la piccola sorellina Sofia e il gatto Birillo. La storia è ambientata nella Repubblica di Venezia nel '600. Si tratta di un racconto di avventura con elementi...
