Nono Capitolo

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I'll try hard to make this ride
I'll try hard to win this fight
[…]
Give me strength to fight
Help me feel alive again
Make me whole inside
Instead, this hole inside is killing me
I was me, Imagine Dragons

 
 
"Tu non sei mio padre, non puoi impedirmi di vederlo" fece una pausa ad effetto, soppesò le parole che stava per dire e aggiunse volendo ferirlo: "non vedo l'ora di avere l'età per andarmene da questa casa e da te".
Si guardarono consapevoli della portata di quanto stava succedendo, nessuno dei due disposto a retrocede dalla propria posizione.
"Oggi non mi accompagnerai a scuola, vado con una mia amica" "Charlotte, aspetta" ma le sue parole vennero coperte dal rumore della porta sbattuta dalla ragazza, rumore che rimbalzò nel petto di Bellamy.
 
Guardò fuori dalla finestra e la vide salire su una moto, il volto del guidatore era coperto dal casco ma sicuramente non era una ragazza. "Dax?!" si chiese con rabbia colpendo, con più forza del previsto, con un pugno il muro vicino alla finestra. "Merda" disse scuotendo la mano per dolore, furioso andò in bagno per prendere garze e cerotti. "Merda, la sto perdendo. Cosa devo fare?".
Angosciato si appoggiò al lavandino facendo respiri profondi per cercare di calmarsi. Tentò di aprire e chiudere la mano ferita per rendersi conto dell'entità del dolore ma non riusciva nemmeno a distendere completamente tutte le dita.
Imprecò ancora, disinfettò i taglietti e mise delle bende ad avvolgere le nocche pur sapendo che non sarebbe stato sufficiente.
Dopo aver guardato sconsolato il pessimo lavoro, sistemò tutto, prese le chiavi della macchina e uscì per andare in ufficio con una pesantezza in cuore e una preoccupazione e che gli gravava sulle spalle.
 
 

Clarke, come le altre mattine, era fuori dal portone della scuola e guardava gli studenti che entravano; con lo sguardo cercava di scorgere una persona particolare ma non riusciva a vederla. Dopo il pomeriggio all'orfanotrofio temeva che Bellamy volesse evitarla per quanto successo in macchina sulla via del ritorno.
 
L'aveva accompagnata fin sotto casa ma lei esitava a scendere dalla macchina come se avesse paura di perdere, di rompere, una volta uscita e allontanatasi, quel legame e quella serenità che si erano creati tra di loro grazie a quell'intensa giornata, dal racconto di Finn alla visita all'Arca. 
"Io, io" tentennò Clarke mentre si torturava le mani "non so come ringraziarti per la giornata di oggi, per la pazienza nell'ascoltarmi senza giudizio e per avermi portato nel tuo posto. Grazie per avermi mostrato un po' di te".
A queste parole si girò a guardarlo, sembrava in imbarazzo.
Si fissarono un attimo e, colta da un improvviso slancio di coraggio, lo abbracciò forte e sussurrò "ti ringrazio Bell", rimasero nella stessa posizione qualche secondo, ma lui non disse niente e non ricambiò l'abbraccio.
Allora Clarke, irrigiditasi, si allontanò veloce, aprì la portiera lanciandogli uno sguardo fugace e bisbigliando un "a presto" mentre lui si limitava ad annuire con un cenno del capo.
Si rifugiò in casa maledicendosi per la sua imprudenza.
 
 
Finalmente vide comparire Charlotte e il suo cuore accelerò mentre aspettava di scorgere anche il volto di Bellamy. Rimase stupita vedendo la ragazza con un casco in mano che strano, di solito non vengono in macchina? 
Charlotte stava parlando con una persona che, da dove era, non riusciva a vedere in volto, dovrebbe essere Bellamy ma perché non si avvicina? Con il cuore in agitazione e appesantito dal rimorso delle sue azioni e dal timore di averlo ferito e di essersi ferita nuovamente aprendosi così tanto, entrò nella scuola senza aspettare il suono della campanella.
Le lezioni passarono velocemente perché lei era più distratta del solito e concesse ai suoi studenti più libertà del solito ma riprendendoli poco perché era altrove con la testa e il cuore.
 

Neanche nei due giorni seguenti vide Bellamy e iniziò seriamente a preoccuparsi.
Decise di dover confrontarsi almeno con Charlotte, non avevano mai parlato dopo quell’incontro con Dax e voleva sapere come stava e se lo stesse ancora vedendo.
All’intervallo la chiamò da parte: “Charlotte, ciao. Ti devo parlare, vieni con me un attimo?” “non possiamo parlare dopo? Non vede che sono impegnata?”, Clarke rimase stizzita da questa risposta strafottente e con un tono imperioso e che non ammetteva repliche disse nuovamente: “Charlotte, ti devo parlare. Ora”.
Charlotte fece un cenno ai suoi compagni e seguì la professoressa in classe e, con le braccia incrociate e con aria di sfida disse “di cosa vuole parlarmi?” “Volevo solo sapere come stavi e se stai vedendo ancora Dax”.
A Charlotte montò una rabbia incredibile ed esplose: “adesso ci si mette pure lei? Vuole farmi da madre? Mi basta Bellamy che tenta di controllare la mia vita. Io non so cosa abbia fatto a lei Dax e perché ne sia così spaventata ma evidentemente è una codarda, come Bellamy. A me Dax non ha fatto niente e mai ne farà, siete voi che non sapete tenergli testa”.
Clarke dovette trattenersi dal tirarle un ceffone, cosa che avrebbe solamente peggiorato la situazione, e dal rispondere malamente, quindi prese un respiro: “Bellamy non ti ha detto niente di Dax? Di cosa ha fatto e cosa fa tutt’ora?” “No, con quello non parlo da tre giorni. Da quando poi è così in amicizia da chiamarlo Bellamy? Dovrebbe rivolgersi a lui come a un altro genitore” “come chiamo Bellamy non ti deve riguardare ed è necessario che tu sappia tutto ma non sta a me sola parlartene, deve raccontarti anche lui” “A me non interessa niente. Voglio solo che smettiate di trattarmi come una bambina bisognosa di affetto e protezione. Io i miei demoni li ho sconfitti e con Dax sto bene. Continuerò a uscire con lui e voi non potete impedirlo”.
Charlotte uscì dall’aula per raggiungere i compagni mentre Clarke rimase in aula ripensando, turbata, alle parole della ragazza ho sconfitto i miei demoni cosa intende? Che sofferenze si porta dietro? Ripensò a Bellamy, non aveva il coraggio di scrivergli perché, appunto, temeva di aver rovinato l’amicizia che stava nascendo tra loro. Inoltre era troppo orgogliosa per fare lei la prima mossa.
 

Life is about more than just surviving_The100_BellarkeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora