'Cause if you stay where you are
You'll never get burned
And if you stay where you are
You'll never get hurt
But if you stay where you are
You'll never know
Why you burn at all.
Like a wakening volcano
We are ripped up and beginning to show
No turning back my heart
Love desire that'll be never spoken
Love that can fill the ocean
No turning back my heart
Be Still My Heart, Jacqui Treco
Si guardò ancora una volta nello specchio in camera sua passandosi una mano tra i capelli, si rimirava nella camicia, stava bene, certo, ma non era soddisfatto. "Troppo formale", si disse; sbuffando la sbottonò e la buttò su un mucchio di altre maglie e camicie che aveva, inutilmente, provato. Prese una t-shirt blu e senza troppe speranze la indossò.
In quel momento Octavia si affacciò alla porta della camera: "dove deve andare il mio bel fratellone? Sei nervoso, hai un appuntamento?" "No, vado a cena da Clarke". La sorella lo guardò sorridendo furba "ah e non è un appuntamento?"; Bellamy si voltò imbarazzato verso la sorella "ma no, vuole farmi conoscere i suoi amici. Sarà una cena tranquilla" "È per questo che sei agitato? Ti senti sotto esame?" "Forse sì" ammise "Io ci tengo davvero a lei, questi ultimi giorni sono stati" sospirò "semplicemente incredibili. Abbiamo scoperto così tanto uno dell'altro, stiamo imparando a conoscerci e non posso fare a meno di desiderare di passare il tempo con lei. Sai, mi sembra che lenisca il mio dolore" abbassò gli occhi imbarazzato per quell'improvvisa confessione, erano pensieri che aveva in testa, sensazioni che albergavano nel cuore da giorni ma che non avevano mai preso concretezza.
Invece rivelarsi così a Octavia gli aveva fatto prendere consapevolezza dei suoi sentimenti e ne era rimasto piacevolmente colpito.
"Quella va benissimo" lo risvegliò Octavia che lo guardava con un'espressione di pura gioia in volto, felice che il suo amato fratello avesse trovato un porto sicuro, un approdo dove potersi riposare e farsi accogliere. "Ricordati poi che non devi conquistare i suoi amici, penso che basterà loro guardarvi insieme. Così come è bastato a noi la prima volta che è venuta qui e di nuovo due giorni fa". Con la mente andarono entrambi a quanto successo.
Era entrata in sala guardandosi intorno timorosa, estranea in quella stanza. Si sentiva ancora fuori luogo ma allo stesso tempo grata di poter iniziare a far parte di quella famiglia a cui piano piano, in punta dei piedi, si stava legando. Bellamy l'aveva invitata per parlare della confessione da fare contro Pike e voleva che ci fosse anche Octavia quando avrebbero raccontato a Charlotte di Dax. Avevano deciso di dirle subito tutto per paura che la ragazza venisse coinvolta nei loro sporchi traffici; Bellamy era spaventato perché temeva la reazione di Charlotte: erano molto simili e sapeva che si sarebbero subito scontrati, entrambi troppo orgogliosi per cambiare la propria posizione, e per questo voleva la mediazione di Octavia.
Osservava Clarke muoversi curiosa per la sala, mentre sfiorava con le dita il dorso di alcuni libi e mentre si soffermava a guardare le fotografie e i quadri appesi. Vederla lì, in casa sua, fece nascere in lui uno strano calore, gli sembrava come se la sua presenza fosse naturale, come se lei avesse sempre abitato in quella casa. Percepiva la sua curiosità e il suo leggero disagio. "Ti metto alla prova", Clarke si girò verso di lui con sguardo interrogativo, "voglio vedere se sei davvero così competente in mitologia come sostieni e come dice Charlotte" le sorrise furbo sedendosi sul divano accanto a Octavia "vediamo come te la cavi con le citazioni dall'Iliade, io inizio e tu mi dici da che scena è tratto il brano" "Ci sto" rispose Clarke con lo sguardo acceso.
"Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco"
"generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò.
Troppo facile Blake, proemio dell'Iliade", gli fece un sorriso di sfida.
"Va bene, principessa:
così dirà allora qualcuno; sarà strazio nuovo per te,
priva dell'uomo che schiavo giorno avrebbe potuto tenerti lontano.
Morto, però, m'imprigioni la terra su me riversata,
prima ch'io le tue grida, il tuo rapimento conosca!"
"ma indietro il bambino, sul petto della balia bella cintura
si piegò con grido, atterrito dall'aspetto del padre,
spaventato dal bronzo e dal cimiero chiomato,
che vedeva ondeggiare terribile in cima all'elmo.
Sorrise il caro padre, e la nobile madre".
Terminò Clarke, Bellamy aveva scelto uno dei suoi passi preferiti, il saluto di Ettore alla moglie Andromaca e al figlio Astianatte, un momento carico di promesse, paure e amore.
Si guardarono ed esistevano solo loro, come Ettore e Andromaca; la scelta di quel brano non era stata casuale, Bellamy voleva esprimere tutto il bene che provava per Clarke e assicurarle che l'avrebbe difesa e accompagnata sempre.
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Life is about more than just surviving_The100_Bellarke
FanfictionLong Au su Bellamy e Clarke (una delle mie OTP in assoluto). La storia è ambientata in epoca moderna ma ci saranno alcuni elementi che richiamano la serie tv e i personaggi principali. Clarke Griffin, giovane pittrice, si ritrova a insegnare arte...
