Ottavo Capitolo

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And the tears come streaming down your face
When you lose something you can't replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?
Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you

Coldplay, Fix you


Ogni tanto il suo sguardo si fermava su di lei, per poi tornare a concentrarsi sulla strada. Come gli era venuto in mente di portarla proprio lì? Si erano incontrati da così poco eppure le stava per mostrare uno dei luoghi più importanti nella sua vita, come se si conoscessero da sempre.

Clarke gli sembrava più rilassata, appoggiata con la testa sul finestrino e gli occhi attenti a guardare tutt'intorno, come se si fosse tolta un gigantesco peso dal cuore e come se fosse la cosa più naturale stare lì insieme a lui.

Nessuno dei due parlava, il silenzio tra loro era accompagnato dalla leggera musica di sottofondo. L'aver condiviso l'incontro con Dax e l'esperienza di Finn li aveva uniti e non c'era bisogno di parole per sentire il profondo legame che si era instaurato tra di loro.

"Dove mi stai portando?" chiese Clarke mentre si voltava verso il guidatore. Bellamy le rivolse un sorriso sghembo e ironico "Non ti sto rapendo, principessa. Ti porto in un posto speciale." Clarke sbuffando divertita si riappoggiò al sedile. Con estrema naturalezza prese dalla borsa il suo quaderno dei disegni e, con tratto leggero, iniziò a delineare delle forme canticchiando la canzone della radio.

Bellamy si voltò nuovamente a guardala, desiderando solo di poter fotografare per sempre nella sua memoria quel momento così intimo e speciale.

Ogni tanto allungava il collo per sbirciare il disegno di Clarke ma la ragazza ridacchiando copriva il foglio impedendogli la visione: "dai, smettila. Lo vedrai una volta finito. Forse" aggiunse con una luce divertita negli occhi che brillavano più del solito.

La macchina si fermò davanti al cancello di una villa con un grande giardino, l'insegna diceva Arca. Clarke guardò curiosa il moro vicino a lei che sembrava fremere di impazienza: "che posto è?" "questo è un orfanotrofio, vengo qui almeno una volta a settimana per stare con i piccoli. Non ci sono solamente orfani, però, vengono accolti tutti quelli che hanno delle difficoltà e hanno bisogno di un rifugio e una casa". Si guardarono un attimo e prima che Clarke potesse chiedergli altro, Bellamy si avvicinò al cancello aprendolo: "dai forza, entra! Avremo tempo per parlare". La bionda bloccò le mille domande che le frullavano in testa e seguì il ragazzo che nel frattempo aveva varcato la soglia della villa.


Non appena entrò, Clarke rimase colpita dal vociare di ragazzi di tutte le età, dai piccoli di soli qualche anno a giovani adulti; non era una confusione caotica e fastidiosa, fatta di urla che cercavano di sovrastarsi, ma più un brusio costante e caloroso che ricordava le feste familiari in occasioni speciali, quando ci si ritrova finalmente tutti e bisogna aggiornarsi sull'anno trascorso.

Per un attimo nessuno si accorse del loro ingresso, tutti impegnati con giochi, strumenti musicali, libri, videogames e altro. Poi un bambino, per seguire la palla che gli era sfuggita, si girò nella loro direzione e, lasciando perdere il gioco, corse verso Bellamy gridando il suo nome, il ragazzo nel frattempo si era inginocchiato e lo prese tra le braccia facendolo poi volare: "piccolo terremoto che non sei altro, come stai?", il bambino rideva felice e disse: "bene! Ho una palla nuova, è tutta blu ed è mia!" "Davvero? Che meraviglia, poi ci giochiamo insieme".


Nel frattempo anche tutti si erano accorti dell'arrivo dei due ragazzi e si erano accalcati intorno a loro salutando con calore e abbracciando Bellamy. Soprattutto i più piccoli sembravano calamitati da lui e si gettavano tra le sue braccia chiedendo di essere presi in spalla.

Life is about more than just surviving_The100_BellarkeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora