L'amore impossibile

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Dopo sei anni, tutti erano finalmente di nuovo riuniti. Lo spacekru ritornò sulla Terra riuscendo ad aprire il bunker, tutta la popolazione della Seconda Alba risorse dalle ceneri e dopo anni passati nell'oscurità, risentirono il calore del sole riscaldare la pelle. Tutti festeggiavano intorno ad un banchetto, c'era carne, bevande, frutta e molto altro. La felicità splendeva sui sorrisi delle persone che chieccheravano rilassati con un amico, l'unica a mancare era Clarke.
Lei era chiusa nella sua stanza con la testa appoggiata al muro e la radio tra le mani, sospirava mentre le lacrime scendevano giù sulle sue guance. Non riusciva a sopportare la sensazione di vederli insieme, di vedere Echo e Bellamy baciarsi difronte a tutti come se nulla fosse successo, come se la grande spia di Azgeda non avesse quasi sterminato la famiglia di Bellamy.
Clarke non fu mai quel tipo di ragazza gelosa e possessiva, ma con Bellamy era diverso, lui era diverso, ed ormai era troppo tardi. Per sbaglio premette un pulsante e partì la ripetizione di una chiamata:
"Bellamy, puoi sentirmi? Tutto bene lassù? Sono passati 133 giorni dal Praimfaya, oggi ho trovato dei frutti viola ma, non sono commestibili. Probabilmente anche oggi salterò i pasti.. Non ce la faccio più veramente, vorrei essere li con voi, rivoglio indietro te, il mio cuo-" Clarke sobbalzò e staccò subito il suono proveniente dalla radio, forse per l'imbarazzo, o forse per il dolore che rievocavano quelle parole; ricordava bene quel giorno, il 133esimo giorno. Quella volta in cui pensò di mettere fine a tutto, quando capì che non ne sarebbe valsa la pena continuare.

Octavia spalancò la porta e Clarke si asciugò velocemente le lacrime, era allarmata, la bionda non si era ancora presentata alla festa e tutti la cercavano. Erano curiosi di sapere, di conoscere la leggenda della 'ragazza sopravvissuta ad un cataclisma con il sangue di un colore diverso'.

<< Clarke, ti senti bene? >> Le chiese preoccupata.
<< Umh si, mi serve solo un minuto, grazie O'. >> Lei la guardò poco convinta e socchiuse la porta avvicinandosi. Clarke era sul punto di scoppiare di nuovo in lacrime e Octavia lo sapeva, nonostante fossero passati sei anni, lei rimaneva sempre una delle persone che la conoscevano meglio, dopo Bellamy e sua madre.
La giovane Blake in fondo lo sapeva, era a conoscenza di cosa tormentasse la ragazza, neanche a lei piaceva tanto quella coppia.
<< È per loro, vero? >> Clarke alzò lo sguardo per qualche secondo e poi lo riabbassò sulle sue mani che giocavano nervosamente con l'orlo della giacca.
<< Clarke, parlami. >> La invitò a continuare.
<< Non ci posso credere che l'ha fatto, >> iniziò Clarke pentendosi subito.
<< Cosa? >>
<< Io- >> Si bloccò indecisa se continuare, aveva realmente bisogno di parlarne con qualcuno, e lei era Octavia, l'avrebbe capita subito.
<< L'ho chiamato alla radio per 2199 giorni e lui ha scelto lei. >> La minore dei Blake la guardò leggermente sorpresa accennando un sorriso, la avvolse con le sue braccia e la bionda affossò il viso nei capelli scuri della ragazza.

<< Ehi. >> Le sussurrò accarezzandole la schiena.

<< Io lo amo, Octavia. Io amo tuo fratello. >> Le lacrime non avevano intenzione di fermarsi e bagnavano la giacca di Octavia che, continuava con quelle carezze cercando di tranquillizzarla.
<< Lo so Clarke, lo so. L'ho sempre saputo. >>

*qualche minuto prima*

Erano ormai passate un paio di ore dall'inizio della festa, e Bellamy non vide l'ombra di Clarke, le era mancanta, e anche tanto, infatti voleva passare del tempo da solo insieme lei, dovevano parlare. Si guardò intorno ma non la vide, camminò per le varie stanze e si bloccò a circa quattro metri di distanza quando vide Octavia entrare in una di esse, si avvicinò piano. Qualcuno stava piangendo, era Clarke. Allarmato, si appoggiò alla porta per origliare, la curiosità lo stava divorando. Non riuscì a distingere alcune parole inizialmente, parlavano piano apposta per non farsi sentire.
<< L'ho chiamato alla radio per 2199 giorni e lui ha scelto lei. >> Bellamy trasalì, stava parlando di lui? Chi aveva contattato ogni giorno per sei anni senza degnarle di una risposta? Sentì un paio di singhiozzi, la voglia di spalancare quella porta ed abbracciarla lo stava uccidendo lentamente ma, tutto intorno a lui si bloccò quando la sentì continuare.
<< Io lo amo, Octavia. Io amo tuo fratello >>
<< Lo so Clarke, lo so. L'ho sempre saputo. >>
Bellamy si sentì mancare e forse stava veramente per svenire, appoggiò una mano sul muro freddo e sobbalzò a quel contatto, lei lo amava. Clarke Griffin lo aveva sempre amato e lui non se n'era mai reso conto. Aveva da sempre avuto una possibilità e mai la sfruttò veramente.
Si rinchiuse nella sua stanza e ci rimase fino al termine della festa, pensando a come ormai, fosse troppo tardi.

 Bellarke One-shotsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora