Capitolo nove

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La porta del mio ufficio si spalanca, sto per lanciare un'occhiataccia a chiunque sia, odio quando entrano senza bussare! Ma sulla porta c'è Fandral anche abbastanza agitato 

-Loki, è nell'ufficio di Jacob, ha provato a rifiutare e a dire che poteva parlare anche davanti a me ma lui ha detto che era una questione privata-mi alzo e subito vado davanti all'ufficio cercando di aprire la porta che però è chiusa a chiave 

-Jacob! Apri la porta!- esclamo cercando di restare il più calmo possibile, si sentono dei rumori all'interno e poi un suono strano che sembra quasi un gemito ma di certo non di piacere –APRI SUBITO QUESTA PORTA JACOB-altri rumori, faccio un passo indietro e do un calcio alla porta ritrovandomi una scena terribile davanti, Loki è privo di sensi a terra, del sangue esce da una ferita sulla testa ed è completamente immobilizzato da corde ed anche da un bavaglio, faccio qualche passo verso di lui ma Jacob lo prende dal maglione e lo trascina verso la finestra aperta 

-Un altro passo e lo butto giù, non credo si salverebbe cadendo dal decimo piano tu che dici?- mi blocco con il cuore che batte fortissimo nel mio petto –Vedo che ci capiamo-lascia andare Loki che cade a terra con un gran tonfo 

-Cosa vuoi bastardo??-ride poi si inginocchia accanto al moro tirando fuori una siringa, faccio per muovermi ma mi blocco quando lo trascina di più verso la finestra, inietta la sostanza nel collo di Loki 

-Hai un'ora prima che il veleno lo uccida, ho l'antidoto in tasca, voglio un milione in contanti e lo lascerò andare-non posso dargliela vinta ma che scelta ho? 

-Okay, va bene-mi volto per andarmene ma mi prende per il braccio –Cosa vuoi ancora?- sussurro fuori di me dalla rabbia 

-Il tuo cellulare e se dici qualcosa a qualcuno me lo scoperò prima di lasciarlo morire-gli do il cellulare e stringo i pugni facendolo ridere –Non ti conviene toccarmi, vai Thor, il tempo scorre, tic tac, tic tac-mi volto ed esco dall'ufficio richiudendo la porta alle spalle 

-Che succede?- domanda Fandral affiancandomi, scuoto la testa 

-Niente, falso allarme, devo andare da una parte, torno tra poco-affretto il passo, entro in ascensore e premo il pulsante del garage una decina di volte, non riesco a stare fermo, guardo l'orologio, sono già passati cinque minuti! Finalmente arrivo in garage, corro verso la mia auto e parto a tutta velocità, arrivo in sei minuti, entro nella banca e per fortuna non c'è nessuno 

-Buongiorno, posso esservi utile?-domanda una donna dai lunghi capelli rossi 

-Devo ritirare un milione di dollari in contanti, adesso, non posso aspettare-tiro fuori i documenti del conto cointestato con i miei genitori 

-Non so se è possibile signore, devo chiamare il direttore-annuisco e la donna si dà subito da fare, attendo con ansia ma i minuti passano veloci, dopo circa dieci minuti arriva il direttore 

-Signor Odinson è un piacere averla qui, prego mi segua-faccio come mi ha chiesto –Sa che devo chiamare uno dei suoi genitori per approvare questa transizione?- guardo l'orologio 

-Si, sì ma si sbrighi per favore, devo avere quel denaro in trenta minuti- l'uomo spalanca gli occhi 

-Signore, è davvero una grande cifra in contanti ci vorrà più tempo-sospiro sempre più agitato

-Va bene lei chiami mia madre io...potrei avere un cellulare o un telefono? Il mio l'ho dimenticato a lavoro-arriva una donna che mi dà un cellulare e subito digito il mio numero mettendomi in un angolo mentre l'uomo va in un'altra stanza 

"Thor immagino" risponde Jacob al terzo squillo 

-Mi serve più tempo, è una cifra troppo grande non possono farcela in trenta minuti-

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