Mosse con eleganza la tunica rossa che gli cingeva i fianchi e superò la volta della grande sala marmorea, salutando con un cenno del capo i presenti che lo guardavano avanzare, chi con occhio triste, chi con un sorriso borioso, chi con una felicità che non sembrava appartenergli.
Sospirò senza darlo a vedere e raggiunse il grande portone su cui era inciso a luce un simbolo simile a un eptagramma. Una linea verticale di nuovo chiarore lo spezzò in due parti, la porta si aprì senza che nessuno dovesse faticare. La cupola trasparente, stabile per amore del cielo, dava spettacolo delle stelle luccicanti e dei pianeti di tutte le galassie.
Ancora una volta si stupì di quella vista, nonostante ormai ci fosse abituato. In un luogo remoto qualcuno avrebbe osato definirlo come il caffè la mattina, talmente scontato e facilmente raggiungibile da essere quasi necessario. Abbassò il mento e chiuse gli occhi per calmare l'animo inquieto.
Oggi era l'ultima possibilità.
Venne invitato a farsi avanti con un cenno della mano dalla donna che sedeva su un trono incastonato nel muro. Si avvicinò cercando di non essere divorato dalla sua aura, poi si inginocchiò di fronte a lei. La madre di tutto l'esistente - e non - lo squadrò con i suoi occhi di due colori diversi. Uno giallo, caldo come il fuoco ma grave come il buio, che aveva lo scopo di creare, e uno blu, freddo come il ghiaccio ma accogliente come un abbraccio, che aveva lo scopo di distruggere. Con il capo chino si lasciò avvolgere dalla luce che lo irradiava a partire dal trono di perla.
La madre di tutto sbatté le palpebre e lui, ancora inginocchiato, scoppiò a piangere per la gioia e la disperazione che cozzavano nel suo cuore, incapaci di conciliarsi per propria natura. La donna alzò il palmo al cielo e recitò una formula che la fece risplendere maggiormente, coprendo i pochi seni visibili e la pelle che divenne ancora più pallida. L'uomo rispose come da consuetudine, con parole brevi ma pesate a fondo.
Calò il silenzio e le stelle sopra la loro testa si avvicinarono - muovendosi come una bandiera abbandonata al vento - per origliare il discorso.
«Sei pronto?» chiese la donna con voce indistinta, senza forma. Ma che, nonostante tutto, arrivava dritta al petto e scavava nelle ossa.
«Sì, Madre», rispose lui ingobbendo ancora di più la schiena sul punto di spezzarsi.
«Ho compreso», ululò alzandosi in piedi.
Ora, va!
E torna vincitore della tua scommessa,
o sai già come finirà.
La parola è stata emessa!
Una forte luce irradiò la stanza e le stelle, impaurite, scapparono come fossero inseguite al posto prestabilito da loro stesse. L'uomo si alzò lentamente. Non lo fece per fatica, stanchezza o qualche altro moto animoso. Voleva semplicemente restare lì un altro po', anche se ora, come detto, aveva una missione importante. Ne andava della sua vita, del suo futuro, dei suoi figli prediletti.
O che almeno un tempo lo erano.
Uscì dalla stanza origliando la cupola con lo sguardo, sotto le occhiate indagatorie e pesanti dei compagni che condividevano la sua natura.
In quel momento qualcuno si risvegliò nel buio più assoluto.
Il mio angolo
Carissimi/e, bentornati sulla mia pagina!
Il piacere di rivedervi è immenso, così come la gioia di vedere volti nuovi.
Questa è una storia che ho scritto molto tempo fa e che ho voluto riadattare, nella speranza che possa piacervi. Se siete arrivati fin qui... beh, avete letto il prologo e prego che vi abbia stuzzicato interesse. Non sto piangendo perché avete resistito fin qui, ma va.
Fatemi sapere cosa ne pensate, mi raccomando!
Saluti
MM
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La bellezza del peccato
Historia CortaAntropo non desidera altro che far vivere i propri figli prediletti, gli uomini condannati all'estinzione. Non vuole altro, perché nonostante vivano nel peccato li ama. In fondo, è loro padre. Un giorno, Antropo viene convocato dalla Madre, la divi...
