La stella si mosse e roteò nel cielo, come a consolidare la presa in atto del piccolo corpo sotto di sé. La guardò mostrarsi con eleganza e, quando gli si fermò sopra la testa, sentì uno strano afflusso di suoni che lo fecero vacillare. Si prese la nuca tra le mani e strinse fino a segnare le tempie dolenti.
Una goccia fredda scese lungo la guancia diventando sempre più veloce, ancora più veloce. Toccò la superficie ridando nuova linfa vitale allo spettacolo dell'acqua. Quando la testa smise di girare guardò la stella, poi la luna, infine l'orizzonte che si perdeva senza forma. Tutto si confondeva e le sole sfere non erano in grado di compensare l'assenza del sole. Anche se non sapeva cosa fosse questo sole a cui tanto anelava.
La luna, venendogli in aiuto, brillò come per farsi notare e irradiò il mondo circostante. Un altro afflusso di pensieri troppo pesante da sopportare gli fece chinare nuovamente il capo. Quando riaprì gli occhi, trovò una strana forma nell'acqua divenuta più chiara. Deglutì a forza e fece un passo indietro, cadendo nel liquido. Sbarrò gli occhi e, una volta constatato che la strana figura fosse scomparsa, si alzò lasciando, come sempre, i capelli per ultimi. Qualcuno sembrò dirgli di guardare ancora una volta ai suoi piedi.
Obbedì.
La strana forma lo guardava con le palpebre spalancate e con la bocca socchiusa. Gli mancò il fiato e tirò su con il naso, toccandoselo per capire cosa fosse successo. Vide che la strana forma lo imitò e rimase in silenzio, immobile, a fissarla incantato.
Gli occhi si fecero pesanti e inspiegabilmente umidi. Senti le guance rigarsi sempre più velocemente, ancora più velocemente. Le gocce caddero nell'acqua, dedicandosi a quella che sembrava essere ormai la loro ragione di vita. Ma quei cerchi concentrici, per quanto ormai scontati, rimanevano sempre belli come la prima volta.
Osservò la strana forma contorcersi di fronte all'increspatura, allungarsi e deformarsi, per poi tornare alla posizione iniziale. Vide anche le sue guance rigate e si tastò il viso con la mano, facendo attenzione che anche l'altro lo seguisse. Gli sembrava un gioco, anche se non capiva cosa significasse.
Sentì la punta delle dita inumidirsi e si mise un dito nell'occhio, questa volta superando la barriera delle palpebre. Si lamentò e fece un passo indietro, rischiando di cadere un'altra volta. Rimase con un occhio chiuso e carico di fuoco per qualche tempo, continuando a fissare la figura astratta ai propri piedi.
La stella roteò in cielo senza farsi notare e parlò con lui. La testa gli diede fastidio, ma non come prima. Stava cominciando ad abituarsi. E, questa volta, la stella gli suggerì cosa significasse. Ne fu felice.
La natura dell'uomo fa sì che il sapere lo ecciti e lui, ultimo baluardo del suo genere, non era da meno.
Continuò a fissare lo specchio d'acqua rischiarato dalle sfere di luce che risalivano in un'altra dimensione, scoppiando come bolle di sapone. Queste, però, non sapeva cosa fossero. Mosse una mano in avanti e sfiorò la superficie riflettente. La ritrasse non appena la figura si deformò, spaventato dall'idea che potesse aver fatto qualcosa di sbagliato. Riprese a respirare quando tutto tornò al suo posto.
Evitò di ripetere lo stesso esperimento, si toccò la bocca, il naso, gli occhi, i capelli. E osservò per tutto il tempo cosa la strana forma facesse. La stello roteò e, per la prima volta da quando la vide, si ritrovò sotto i piedi qualcosa di definito. Quella figura irreale non era nient'altro che lui stesso riflesso. Riflesso? Cosa voleva dire quel suono? La stella si mosse e comprese.
Sorrise ancora una volta e constatò, attraverso il riflesso, che quel gesto fosse davvero armonico e che fosse la cosa più naturale di tutte quante. Ripeté il gesto, rimanendo con gli angoli della bocca sollevati per più tempo possibile, fino a quando si stancò e le labbra cedettero.
Era davvero la cosa più naturale del mondo, ma era anche stancante e complesso da mantenere. Non seppe mai quanto aveva ragione.
Cercò di comparare l'immagine riflessa a quello che aveva toccato. La sua mente era buia e rumorosa, un fiume di parole scrosciava sul letto della sua incapacità di esprimersi. Ma, in quel buio, una luce a forma di stella lo guidava unendo tutti i puntini scuri.
Riaprì gli occhi e comprese di essere lui. Quella forma strana era lui. Fece un passo indietro, arrancando nell'acqua. Riprese l'equilibrio e tornò a guardarsi dopo aver fatto un respiro profondo. Non credeva di essere così buffo.
«Io», disse.
Si tappò la bocca spaventato e guardò la stella che rideva nel cielo. Questa lo calmò, spiegandoli cosa fossero le parole e la sua voce. Fu bello imparare quelle cose. Sorrise.
«Io?» chiese indicando l'immagine. La stella acconsentì e lui si accovacciò, stringendo le gambe tra le braccia. E rimase a osservarsi, in silenzio, per un'ora piena.
La stello ruotò e lo invitò ad alzarsi.
Obbedì.
Guardò la luce in cielo.
«Io cosa sono?» chiese sfiorandosi le labbra e tappandosi le orecchie. La sua voce lo infastidiva, non si era ancora abituato a quel rumore. «Dici che sono un uomo, stella? E cos'è un uomo? Non lo sai nemmeno tu? Capisco. Sì, certo, ti seguo. Dove mi porti?»
La stella cominciò a danzare sul carbone e mosse un passo senza piedi verso il centro del lago. La guardò e si rese conto ancora una volta di quanto fosse bella la luce. Fece lo stesso con le piccole sfere che salivano, come attratte dalla luna. Bellissime anche loro.
Era tutto meraviglioso ad eccezione di una cosa. Il suo riflesso lo incuriosiva ma lo spaventava.
Aveva capito di essere un uomo, ma non sapeva nulla. Sapeva ancora meno di prima. La stella gli aveva detto che aveva appena acquisto consapevolezza di sé. Era vero, questo l'aveva capito.
Ma se la consapevolezza di essere vivo era così spaventosa. Ne valeva davvero la pena?
Avanzò nell'acqua fredda che gli arrivava sopra le caviglie, continuando a prestare attenzione alla figura non più indefinita che lo seguiva. Sentì una forte inquietudine crescere come un fiore a primavera.
Avrebbe preferito non sapere. Ma, nonostante questo, bramava nuova conoscenza.
In fondo, era consapevole di essere un uomo.
Sbatté le palpebre.
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La bellezza del peccato
Short StoryAntropo non desidera altro che far vivere i propri figli prediletti, gli uomini condannati all'estinzione. Non vuole altro, perché nonostante vivano nel peccato li ama. In fondo, è loro padre. Un giorno, Antropo viene convocato dalla Madre, la divi...
