Assalto

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Un'immensa coltre nera ti bruciò polmoni e occhi, non potevi muoverti né pensare: brancolasti in quello spazio intossicante dallo stesso colore dell'oblio, finché i muscoli non cedettero.

Non sapevi quanto tempo fosse passato, quanto lontano avessi strisciato, ma la vista che credevi di aver perso riprese a guidarti, capisti così di essere finalmente lontana dal luogo in cui si scatenò l'inferno: il mondo si oscurò, in lontananza fauci rosse e informi assaltarono ciò che restò della tua casa, della tua quotidianità, della felicità nella quale eri immersa, convinta che durasse per sempre, al fianco di Viktor...

Ti ergesti in piedi di fronte a ciò che ti fu strappato in una mite serata primaverile, non riuscivi a soffrire come avresti voluto. Da lì in avanti tutto sarebbe stato diverso, ma non volevi pensare a nulla, non ancora.

Il fuoco che avvolse casa tua cominciò a espandersi, fu allora che realizzasti di doverti ancora allontanare. Cominciasti a muoverti, ma una forza invisibile ti congelò le gambe, tutto ciò che ottenesti dai tuoi sforzi fu solo terrore. Come dotate di vita propria e consapevoli della tua paralisi, le fiamme avanzarono sempre di più verso di te. Sapevi di non avere scampo ma non potevi morire, non così. Il fuoco avanzava sempre di più, a pochi metri da te sembra aumentare la sua forza distruttrice. Il calore divenne sempre più intenso e insopportabile, infine le fiamme ti assaltarono e quel bruciore di cui poco prima avevi ricevuto solo un assaggio adesso ti pervase tutta.

 Il calore divenne sempre più intenso e insopportabile, infine le fiamme ti assaltarono e quel bruciore di cui poco prima avevi ricevuto solo un assaggio adesso ti pervase tutta

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Soffochi un grido mentre ti svegli di soprassalto sdraiata sul sedile che hai reclinato per concederti finalmente il riposo che non sei riuscita ad ottenere durante la notte. Di fianco a te, V-17 emette dei beep spaventati: hai fatto sussultare anche lui. Fottuti incubi.

"Scusa, V."

Sogni spesso quella sera di otto anni fa, e ogni volta le immagini oniriche sembrano eseguite da pittori che riproducono quei momenti con maniacale dedizione. Ci sono delle volte in cui il sogno si arricchisce di particolari inquietanti, ma il quadro è sempre lo stesso: la tua casa è in fiamme, tuo marito è morto per salvarti la vita, bruciato all'interno di quelle mura maledette che fino a quella sera erano il tuo angolo di felicità. Ricordi la fuga disperata, resa quasi impossibile dai tuoi polmoni che si rifiutavano di collaborare, dal tuo corpo che pareva volesse farti un torto. Fosti tratta in salvo da alcuni vicini scampati al massacro, ricordi bene anche questo particolare. Ti chiesero di Viktor, tu rispondesti loro che per lui non c'era più nulla da fare. Lo vedesti sparire tra le fiamme, nel dopo aver tentato di difenderti da un gruppo ben nutrito di criminali in abiti neri, già all'epoca noti all'intera galassia, che solo a sentirli nominare ti si gelava il sangue... Ma il sogno sembra gettarti sempre in quell'infausto frangente, dove eri impotente e fragile, come se volesse mostrarti qualcos'altro, qualcosa che la tua memoria si rifiuta di evocare.

Ancora intontita dal pisolino che ti sei concessa e dallo spavento che ti ha svegliata, ti sollevi a sedere e guardi attraverso i vetri della cabina di pilotaggio. Il rassicurante verde di Takodana circonda ancora la tua nave, scorgi da lontano il castello di Maz, ti sembra anche di vedere i due Twi'lek giocare e rincorrersi.

Revenant - a Star Wars FanfictionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora