Parte I - Capitolo I

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Non avevo mai visto quell'uomo, non sapevo il suo nome, ne avevo sentito parlare forse, ma non sapevo che aspetto avesse, e ora che l'avevo a qualche metro da me io non riuscivo a riconoscerlo, continuavo ad osservarlo, le sue movenze così aggraziate, quei capelli biondi... aveva un'aria di leggerezza... qualcosa di etereo. Non lo conoscevo, eppure.. eppure c'era qualcosa in lui che mi era familiare. Era come se lo avessi conosciuto da sempre, anche se non poteva essermi familiare... come poteva? Un volto del genere non si incontrava da nessun'altra parte, se mi avessero chiesto di descriverlo semplicemente, non ne sarei stata capace, ma sarei stata capace di descriverlo in una similitudine: un diamante in mezzo a migliaia di pezzi di vetro.

Lo incontrai per la prima volta in un salotto, nella fredda Milano, nel Marzo del '30. Era pieno di nobili, dame, soldati impettiti nelle loro uniformi, una noia che non vi dico... Quando, all'improvviso, mentre ero intenta a guardarmi attorno, i miei occhi si fermarono sulla sua figura.

Parlava tranquillamente con gente simile a lui, erano vestiti come lui, c'era una simbiosi tra i componenti di quel gruppo. Ma lui... lui sembrava diverso... quasi divino... un angelo, ecco. Poi in un attimo si voltò, posando i suoi occhi cerulei sulla mia misera persona e sentii il cuore bloccarsi, il fiato sospendersi, ero morta? No... lui notò che lo stavo guardando, il mio imbarazzo era alle stelle, non mi accorsi nemmeno che le mie guance si erano tinte di rosso; mi accennò un sorriso e tornò a parlare con quegli uomini. Un sorriso! Stavo forse sognando? Sicuramente! Non aveva motivo per cui sorridermi!

Ero avvolta in un abito rosso ricoperto di merletti neri, i capelli fulvi acconciati dietro la nuca in una lunga treccia raccolta. Ma io ero sicura di averlo visto... ho visto quel suo bellissimo volto illuminarsi e quelle labbra disegnate ed esangui distendersi in un meraviglioso sorriso, allora credo di esser morta doppiamente... o no... No, credo di esser morta e poi resuscitata subito dopo. Non riuscivo a credere a quello che avevo appena visto. Mi strinsi nel mio scialle di lapin bianco, schiacciata contro l' angolo della stanza, senza staccargli un minuto gli occhi di dosso. Era una droga per me, ne avevo bisogno, non riuscivo ad essergli indifferente, ma che dovevo fare ora? Rimanere lì ed aspettare? O fare qualcosa? Facile a dirsi, in quel momento il mio cervello era come se fosse stato svuotato, ogni pensiero ed ogni ricordo cancellato, ricordavo a stento chi ero, dove ero e perché mi trovavo lì... beh, il motivo è molto triste... Triste, per una donna che fa il mestiere più antico del mondo.

- Scusate. - chiesi ad un cameriere. - Sapreste dirmi chi è l'uomo accanto al tavolo del rinfresco? Quello biondo...

- Quello è il Maestro Vincenzo B., signora.

- Vi ringrazio.

Lo congedai con un sorriso e poi tornai a guardare il musicista. Improvvisamente un pensiero si fece spazio nella mia mente, sgomitando con arroganza in mezzo a tutti gli altri e si mise a urlare: forse dovevo smetterla di guardarlo, qualcun'altro avrebbe potuto pensare male o avrei potuto dar fastidio al Maestro stesso... così decisi di distrarmi e presi dello champagne dal buffet. Bevvi il primo sorso e poi, fissando le bollicine passai un dito attorno al bordo del bicchiere, lentamente, poi inconsciamente caddi in stato di "assenza" mentale, distogliendomi completamente dalla realtà e affondando in pensieri stupidi.

- Una così graziosa dama non dovrebbe starsene da sola in una serata così allegra, non pensate anche Voi?

Sentii una voce calda e sinuosa, vicinissima a me, alzai il capo lentamente, rimanendo colpita da quell'eleganza, quegli abiti così raffinati che avvolgevano quel corpo snello languidamente. Due occhi celesti come il ciel sereno mi fissavano. Alla vista di quell'uomo, mi sentii svenire, ma riuscii a riprendermi e sorressi il suo sguardo. Non riuscivo a crederci, ce l'avevo proprio davanti! Lì, in quel preciso istante... avrei voluto che il mio cuore si fermasse in quel momento, avrei voluto morire guardandolo, la morte migliore che avessi mai desiderato, se solo Iddio avesse dato ascolto alle preghiere che gli urlavo con forza dal profondo dell'anima.

Storia di un'anima neraDove le storie prendono vita. Scoprilo ora