Stavo male, sia fisicamente che psicologicamente. Dentro. Nell'anima. Da quando mi voltai per l'ultima volta a fissare i colossi che affiancavano l'entrata, gli unici che sembravano salutarmi, a differenza degli sguardi truci che mi rivolgeva tutta la famiglia, solo dopo vidi i due bambini guardarmi dalla finestra, con le mani sui vetri, tremanti di pianto. Poi avevo riabbassato il capo e avevo consegnato l'unico bagaglio che avevo al vetturino. Salii sulla carrozza senza aiuto e chiusi lo sportello da me, dopo poco la vettura partì. Tornai dalla mia amica Luisa per salutarla e dire addio a Milano. Città così fredda. Fredda come la morte e l'odio. Sembrava salutarmi con le sue lacrime gelate, già dopo qualche minuto era tutta candida e pulita. Non sapevo cosa fare, ma dovevo andarmene di lì, questo era certo. Luisa mi aveva dato qualche soldo in più per pagare il viaggio, nonostante avessi messo da parte tutti i guadagni di quei tre mesi. I mesi più tremendi di tutta la mia miserabile vita. Destinazione? Venezia. Era lì Vincenzo, stava per presentare un'altra delle sue opere. Mi auguravo solo che stavolta sarebbe andato tutto per il meglio. Giunsi dopo cinque interminabili giorni di viaggio, purtroppo seppi che la prima era già stata data. Al teatro La Fenice incontrai dei suoi amici e mi feci dare il suo indirizzo.
Vincenzo viveva in un piccolo appartamento affittato in un viottolo a est del teatro a più di cento metri, era lungo e stretto, la luce del sole stentava a penetrare tra i palazzi vicinissimi. Sul foglietto che mi avevano dato vidi il numero civico e mi misi a cercarlo. Mi fermai davanti ad un portoncino di legno verniciato di verde. Afferrai la catena del campanello e la mossi, suonandolo. Dopo qualche secondo la porta si aprì e spuntò davanti a me lui, non ricordavo più neanche che fosse così bello. Nel mio cuore si ravvivò quella fiamma che a causa della distanza si era un poco affievolita.
- Vincenzo!
Esclamai saltandogli al collo, felice di rivederlo.
- Claire... che sorpresa! Cosa ci fate qui?
Mentre lo abbracciavo con quell'impeto, mi parve di sentirlo smorzare un gemito in gola. Lui poggiò le mani sui miei fianchi.
- Amor mio... volevo farvi una sorpresa! Mi sentivo così sola a Milano senza di voi...
Spiegai mettendo su un tenero labbruccio mentre disegnavo col dito dei ghirigori immaginari sul suo petto. Lui ridacchiò.
- Ve l'avevo detto, ma siete dura più del marmo!
- So che tenete molto al vostro lavoro, e non volevo esser fonte di distrazioni...
Dissi guardandolo sottecchi da sotto le sopracciglia, sul mio volto si stava dipingendo un sorrisetto divertito.
- Ma no, vita mia, voi non sareste altro che fonte di nuove idee per le mie melodie, invece!
Poi, accorgendosi del fatto che fossimo ancora in strada, m'invitò ad entrare. L'ingresso era piccolo e quadrato, illuminato da una sola finestra vicino alla porta, la carta da parati beige e strappata su alcuni punti che lasciava scoperto l' intonaco ingiallito dal tempo, più in alto la carta era gonfia per l'umidità e il tetto era macchiato.
- Dio... ma come fate a vivere in un posto come questo...? - Chiesi guardandomi attorno mentre lui rimaneva dietro di me dopo aver chiuso la porta. - ... Quasi cade a pezzi, il tetto è ammuffito... vi prenderete un accidenti, prima o poi.
- Purtroppo non ho trovato di meglio.
- Vincenzo, ma voi siete cagionevole, non Vi fa bene.
Dissi con tono persuasivo, voltandomi verso di lui, imbronciata. Lui sorrise dolcemente e mi si avvicinò, mi strinse a lui.
- Semmai mi ammalerò, ci sarà la mia infermiera preferita a prendersi cura di me.
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Storia di un'anima nera
Historyczne"Non sapeva che fossi prigioniera del Passato, un Passato al quale era difficile voltare le spalle." Milano, 1830.