Parte 7

607 29 0
                                    

*Nora's pov*

Siamo in hotel, sono le otto di sera e sono a pezzi.

Alle due oggi pomeriggio siamo tornati in hotel perché tutti erano distrutti, alcuni hanno dovuto fare terapie con acqua calda e subito dopo fredda per stimolare la circolazione.

Io non ho neanche voglia di vestirmi e prendere l'ascensore per scendere ma mi tocca farlo. Non voglio mettere i tacchi ma so che stasera è la cena del mio compleanno.

Mi alzo, mi fanno male le gambe e la spalla destra, probabilmente ho picchiato contro le curve degli scivoli.

Mi metto il vestito che avevo scelto per il mio compleanno. Metto i tacchi, mi trucco e arriva Federico in camera.

"Nora ti stiamo aspettando per... w-wow..."

"Sì sono pronta, arrivo." prendo la borsa con il cellulare e mi avvicino alla porta, dove Federico è bloccato.

"Che hai?" chiedo guardandolo preoccupata.

"Sei bellissima... ma ti giuro..." mi guarda da capo a piedi un paio di volte.

Sorrido.

"Dai ora andiamo." lo prendo per mano e lo trascino in ascensore.

Mi guarda tutto il tempo.

Una volta scesi noto che mancano molti. Chiedo dove sono.

"Fuori, stanno guardando la partita Danimarca - Finlandia perché gioca un compagno di Nico, Eriksen."

"Mh... vado anche io." mormoro. 

Una volta arrivata noto la preoccupazione sul volto di entrambi. Gigio non riesce a guardare, e allora chiedo a lui.

"Eriksen, l'amico di Nico ha avuto un malore e gli stanno facendo il massaggio cardiaco."

"Oddio..." riesco a dire. Sentivo un nodo alla gola. Guardo Nicolò. Ha gli occhi fissi sullo schermo del tablet, anche se non riesce a guardare per via della vista offuscata. Lo abbraccio stretto da dietro fino a che fortunatamente il suo amico si riprende e viene portato via.

Tutti rientrano, iniziano a mangiare. Lui resta lì e non riesce a smettere di piangere.

"Nico va tutto bene, il peggio ora sembrerebbe essere passato... lui è vivo." mormoro cercando di tranquillizzarlo.

Quando ci riesce, mi abbraccia ancora per un po' e va in bagno a sciacquarsi il viso. Torna e si siede vicino a me, iniziando a mangiare.

"Tutto bene?" chiedo.

"Sì, sono riuscito a sentire gli altri dell'Inter che hanno contatti con la sua nazionale dicono che il peggio è passato, come hai detto tu."

"Meno male..."

"Ora i regali." ammonisce mio padre andando a prendere una due borse piccole di carta.

Uno è di pandora, l'altra non saprei.

"Questo da parte mia." mi sorride e mi porge la busta bianca.

E' un bellissimo bracciale, quello dove puoi aggiungere i ciondoli che vuoi in base alle occasioni... l'ho sempre voluto.

"Ti voglio bene Pà." sorrido e lo abbraccio "Grazie mille"

"Sono contento che ti piaccia..." ricambia il sorriso.

"Ora da parte della squadra." dice Nicolò tirando un sospiro.

Lo guardo male.

"Ti tocca" ridacchia lui e mio padre mi passa la borsa più grande. C'è dentro una maglia azzurra. Inizio a sorridere. Scoppio a ridere quando noto che c'è scritto Nora 22 sul retro.

Il limite non è il cielo ma l'allenatore | Federico ChiesaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora