Il freddo dell'aria la schiacciava come una roccia fa con i fili d'erba. Il suo volto era girato, l'unico spazio vuoto dove le narici potevano catturare quella poca aria rimasta era sporco di sangue, ecco perché ogni volta che respirava sentiva il sapore di questo.
Non ricordava nemmeno cosa fosse successo, aveva dei vaghi ricordi su come si era vestita e con cosa aveva fatto colazione, ma non di come ci fosse finita in quel modo.
Provò a muovere le braccia, ma erano bloccate da due massi pesanti, allora provò ad utilizzare le mani per fare leva e togliere quelle pietre dal suo corpo, ma si erano addormentate proprio come le gambe.
La cosa positiva era che poteva muovere la testa, per quel poco spazio che aveva. Scrutò ogni cosa la circondasse: delle pezze bagnate bianche stavano lasciando la chiazza sul pavimento freddo, sedie in legno pregiato e ben raffinato spezzate a metà, polvere in ogni dove, molte macerie sparse per tutta la stanza ...
... stanza? Non si era affatto accorta di stare dentro una stanza; certo, non sarebbe arrivata a pensare di stare in mezzo a un prato fiorito, poiché il verde, il profumo dolce e i colori erano l'ultima cosa a esserci all'interno di quel luogo. La sua testa ancora riusciva a pensare in modo intelligente e non aveva perso la ragione, per fortuna.
Provò a sforzare la mente, cercò di entrare nei suoi ricordi pur avendo il pensiero di star facendo auto-legilimanzia: non era sicura che esistesse, o che qualcuno l'avesse già fatto prima di quel giorno. In caso, lei sarebbe stata la prima. Cercò di ricostruire i suoi ultimi due giorni, ma non c'era nient'altro se non cibo scaduto, Harry e Ronald; almeno quello se lo ricordava e, beh, il cibo avrebbe preferito farne a meno di ricordarselo.
Scavando nei suoi ricordi, vide una figura davanti a lei, il viso molto vicino tanto da sentirne il fiato sulle guance; intorno alla figura c'era un'enorme criniera di capelli riccioluti e spettinati, quasi sembravano più fuori controllo di come lei li portava al primo e all'ultimo anno ad Hogwarts.
Sorrise a quei ricordi: oltre ad essere un piacere per lei ritirare fuori quelle cose, significa anche che piano piano la sua mente stava recuperando tutto l'accaduto e quindi magari sarebbe riuscita ad arrivare ad una conclusione.
"Cosa ci facciamo con la ragazza, Lucius?" sentì una voce femminile, anche se di femminile non aveva proprio nulla poiché era rude e gracchiante quasi come se le stesse graffiando la gola. Provò a voltare il volto verso il suono, anche se le sue orecchie ancora doloranti dal rumore assordante delle colonne cadute prima - un altro ricordo -, le impedivano di percepire perfettamente qualsiasi suono. I passi della donna a cui apparteneva la voce, si avvicinarono, "io direi di portarla nei sotterranei con Potter e quel deficiente del loro amico".
Improvvisamente sentì un vuoto dentro, come se qualcosa l'avesse colpita in pieno petto facendole stringere i polmoni e non permettendole di respirare: se lei era in quelle condizioni, Harry e Ron come stavano? Da quello che aveva capito stavano nei sotterranei, ma non sapeva dove fossero precisamente tutti in quel momento, se in una casa abbandonata o da qualche altra parte nel mondo.
Cominciò a ricordare che prima di ritrovarsi in quella situazione, erano in una foresta fitta e stavano correndo tutti e tre da qualcosa, ma l'immagine di quello che fosse stato le era ancora sfocata.
"Stupido elfo domestico" un'altra voce si fece spazio tra quella stanza, "se non fosse stato per quella razza di cosa, avremmo già chiamato il signore Oscuro" era una voce maschile, ed era sicura di averla già sentita da qualche altra parte, solo che non ricordava dove e quando. Quasi si pizzicò una gamba dal rimorso di non riuscire a ricordare nulla e quindi essere inutile per lei e i suoi migliori amici.
"Chiamiamolo adesso, Lucius. Così saremo noi a consegnare Potter al signore Oscuro-
"-Non capisci, stupida. Se lo chiamassimo ora, con il Manor in queste condizioni, passeremo dalla parte di quelli che quasi sono stati battuti da tre ragazzini e un elfo fottutamente inutile" si alzò una voce femminile, questa volte era più gentile e delicata, ma non le metteva niente di buono nemmeno quella. Riuscì a voltare il viso, e quello che vide la pietrificò.
Lucius Malfoy, con sua moglie Narcissa si reggevano in piedi accanto a un tavolo lungo posto dietro alcune colonne, le quali le loro gemelle opposte era cadute sul corpo di Hermione. Sul pavimento freddo e ruvido c'erano corpi su corpi di maghi; non sapeva se innocenti o meno, ma erano vita che potevano essere risparmiate e non punite così malamente con la morte. Una donna camminava per tutta la stanza, dando calci e piegate ai morti per vederne i volti e le condizioni, aveva la stessa criniera di cui ricordava; riccioluta, sporca e maldestra: Bellatrix Lestrange.
"Zia Bella, non sarebbe meglio aspettare per chiamarlo?" non appena Hermione sentì quelle parole, rimase stupita, poiché aveva riconosciuto il padrone della voce che gli aveva dato vita. Lucius Malfoy e Narcissa Black si voltarono entrambi sulla stessa direzione, dietro di loro verso il tavolo lungo, dove seduto sul piano sedeva Draco Malfoy con un completo nero - il solito che indossava durante il sesto anno, ricordò Hermione subito. Aveva delle enormi occhiaie sotto gli occhi; pur essendo dalla parte opposta della stanza riusciva a vedere la sua espressione, e non sembrava fiero di quello che lo stava circondando in quel momento.
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Veleno; Dramione
RomansaEra entrato in lei come un veleno, e lo sapeva, scorreva nelle sue vene intrappolandola in una gabbia; era diventato letale per lei, così talmente assorbito nelle sue ossa che ormai la sua vita dipendeva da lui. Ma lei.. lei gli era entrata nell'ani...
