Capitolo Tre: Il labirinto

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Centinaia di persone, centinaia di menti sconvolte, centinaia di vite stravolte si trovavano riunite all'interno del grande dormitorio dopo aver affrontato il primo gioco. Ovviamente, si trattava solamente dei giocatori che lo avevano superato con successo.

Ognuno di loro era seduto per terra, o nei propri letti, le espressioni stralunate e i volti segnati dal trauma appena vissuto, il quale si stava ripercorrendo nelle loro menti ancora e ancora, ininterrottamente.

Harry si trovava seduto accanto a Niall sul suo letto, entrambi in religioso silenzio, gli occhi puntati verso il pavimento, privi di luce o qualsiasi accenno di felicità.

La stanza era piena di persone eppure il silenzio gravava imperterrito su ognuno di loro.

Nessuno riusciva a realizzare concretamente ciò che fosse successo in quella sala giochi solo poche ore prima. Era accaduto tutto in maniera talmente veloce da risultare impossibile, uno strano incubo, e probabilmente chiunque in quella stanza, in quel momento, era abbandonato a sé stesso, in attesa di risvegliarsi e tornare alla realtà.

Ma non accadde mai. Perché quella era la realtà, e non vi si poteva sfuggire.

La mente di Harry era nel caos più totale, un turbine di pensieri angoscianti e negativi, di immagini tortuose e violente, di ricordi indimenticabili e traumatici.

Poteva percepire le sue gambe tremare ancora incessantemente, da quando erano iniziati i giochi. Il cuore continuava a battere a ritmi esorbitanti e temeva potesse esplodere da un momento all'altro. Eppure, ogni qualvolta gli capitasse di pensare a Louis e a ciò che aveva fatto, il suo cuore perdeva numerosi battiti e una strana fitta lo attanagliava. Non riusciva a smettere di pensarci, o meglio non poteva.

Louis lo aveva letteralmente strappato dalla morte e rimesso tra le dolci braccia della vita, salvandolo all'ultimo da una brutta caduta che gli avrebbe assicurato l'eliminazione a causa del movimento. Ed era stato talmente forte e coraggioso da agire all'istante, senza esitazione, senza pensare alle conseguenze e ai rischi, e tutto per salvarlo. Si era messo in pericolo lui stesso, aveva dovuto reggerlo per una quantità di secondi che parve un'infinità in quel momento, e ci era riuscito. Le loro vite si erano collegate per un istante, i loro destini viaggiavano intricati e l'esistenza dell'uno dipendeva dall'altro. Harry ebbe l'impulso di schiaffeggiarsi quando realizzò di non averlo nemmeno ringraziato.

Semplicemente non ne aveva avuto l'occasione, dato che il misterioso numero 28 era scomparso subito dopo, nel nulla. Com'era possibile che riuscisse sempre a sfuggirgli dopo un solo secondo di distrazione?

Doveva cercarlo e ringraziarlo per averlo salvato, attualmente era la sua massima priorità.

"Harry?" Disse Niall d'un tratto, risvegliandolo dai suoi pensieri.

Harry continuò a fissare il pavimento senza accennare alcun movimento.

"Mh?" Disse solamente.

"Dobbiamo andarcene da qui."

"Sì." Rispose il riccio, troppo stanco per aggiungere altro.

Doveva cercare subito Louis, prima di andare via. Finalmente alzò la testa e si guardò intorno, vi erano centinaia di persone, tutte con la stessa orrenda tuta, ma lui avrebbe potuto riconoscerlo in mezzo a mille.

Si alzò in piedi e guardò Niall per qualche istante.

"Devo fare una cosa, torno subito." Pronunciò per poi voltarsi e scendere gli scalini, senza aspettare una risposta.

Osservò ogni singolo volto, guardò ogni numero, girò tra ogni letto fino ad arrivare al centro della stanza e realizzare di non averlo ancora visto. Grugnì di fastidio e si diresse verso la fila parallela di letti, riniziando la sua ricerca, ma anche lì non vi fu alcun risultato.

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