9. Paure

2.5K 110 18
                                        

È successo tutto troppo velocemente.
Un attimo prima Serkan era con Eda, da solo, pronto a discutere con lei su quanto accaduto, non solo in merito alla caduta ma anche sulla questione più delicata che riguarda la condizione di Eda, e l'attimo dopo la camera si è gremita di medici ed infermieri pronti a visitare accuratamente colei che si è appena risvegliata da un coma.
Serkan non può fare altro che retrocedere per lasciar fare agli esperti il proprio lavoro, com'è giusto che sia, ma resta lì in apprensione, in attesa di conoscere le condizioni di salute di Eda. Ma presto, un'infermiera di bassa statura, con un caschetto buffo e netto, e con sul naso un paio di grossi occhiali da vista neri, gli si avvicina. Ha tutta l'aria di volerlo mettere alla porta.

"È un parente lei?"

Serkan scuote la testa senza distogliere lo sguardo da quello di Eda, dato che anche gli occhi di lei sono ancora fissi nei suoi; in silenzio stanno comunicando, condividono la voglia di poter tornare ad essere soli, per poter parlare, capire, spiegarsi.

"Allora mi dispiace ma deve uscire, signore".

La piccola infermiera, con un sorriso dolce e cordiale, lo invita fuori. Serkan solo in quel momento la osserva, chiedendole - con un'alzata di sopracciglia - il motivo di tale richiesta.

"La signora Eda deve essere visitata, non può restare qui. La prego".

Questa volta, l'infermiera, gli indica la porta con tutta la mano aperta. Serkan guarda nuovamente Eda, ma alla fine cede alla richiesta dell'infermiera ed esce dalla stanza, non avrebbe mai voluto interferire con la visita.
Dunque lascia Eda nelle mani esperte dei medici e si ritrova nella sala d'attesa. Da solo.
È notte, non c'è nessuno nei paraggi, tutto è silenzioso. Come promesso approfitta di quel momento per avvertire Ayfer e darle la bella notizia. Evita di chiamarla, onde evitare uno spavento nel caso dorma, opta quindi per un messaggio, più rapido, pratico e chiaro.

Eda è sveglia.

Ora non gli resta che attendere.
Attendere di parlarle.
Attendere di incrociare nuovamente il suo sguardo.
Attendere di capirci qualcosa in tutto quel caos.
Attendere di sapere come sta.
Come stanno.

Un bambino...

Non avrebbe mai pensato che potesse capitargli una cosa del genere, in quel modo poi.
Non è facile da mandare giù quell'informazione. Fino ad ora, troppo preoccupato per Eda, non ci ha davvero riflettuto su, ma adesso? Adesso deve venire a patti anche con quello.
Ma pensarci è assurdo, ha appena avuto modo di accettare lo strano sentimento che lo spinge verso Eda, voleva darsi una possibilità, voleva darla ad entrambi. Ma un bambino?
Conoscere lei, di nuovo, è un conto, ma condividere con lei qualcosa di così immenso come un figlio è un altro.
Non sa come scappare da quella situazione, sarebbe da vigliacchi farlo, ma lui non sente quel bambino suo.
Come avrebbe potuto, quando non ricorda nulla che lo leghi a quella donna?
Come avrebbe reagito il Serkan di prima a quella notizia? Si chiede.
Ne sarebbe stato felice? Avrebbe preso Eda tra le braccia e l'avrebbe baciata colto da un impeto di euforia?
Non sa rispondere a quelle domande, anche se prova a sforzarsi non trova nulla di quel Serkan sotto la sua pelle e non riesce nemmeno ad immaginarlo.
Ad immaginarsi.
Eppure l'uomo che ha visto in quel video, nell'ultimo saluto alla sua amata, sembrava così innamorato che probabilmente avrebbe accettato quel figlio ad occhi chiusi.
Ma quell'uomo non è lui, non più.
Come quel figlio non è suo davvero.
Sospira passandosi una mano sul volto. È stanco, distrutto, felice che lei sia sveglia ma anche pieno di dubbi e domande.
E soprattutto pieno di paure.
Ha consumato il pavimento del lungo corridoio, andando su e giù perso tra i suoi mille pensieri, e solo quando avverte la testa dolergli più del dovuto, decide di fermarsi per sedersi su una delle sedie grigie poste ai lati del corridoio.
Sono notti che non riesce a dormire bene, sia perché le ha passate tutte in ospedale con Eda, sia perché, da quando ha saputo, la sua insonnia è peggiorata e gli incubi si sono alternati a sogni dal sapore fin troppo reale. La sua testa è piena di caos e follia, non ha quasi più la percezione della realtà, ha bisogno di una pausa, di dormire, di lasciare andare un po' tutto il resto, ma non ci riesce.
Anche se Serkan ormai è oltre la stanchezza fisica e mentale, non avrebbe messo da parte niente fin quando non avrebbe risolto ogni situazione che lo lega in qualche modo ad Eda, solo allora, forse, avrebbe trovato un po' di pace.
Sospirando prende la testa tra le mani e si piega in avanti, con i gomiti piantati sulle ginocchia. Chiude gli occhi per un attimo e li riapre solo quando la stessa infermiera, che lo ha messo alla porta, lo raggiunge per dirgli che ora può entrare. Serkan la guarda per un istante di troppo, perché ci mette qualche secondo ad elaborare quell'informazione.

𝑹𝒊𝒄𝒐𝒓𝒅𝒂𝒕𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒕𝒆𝒍𝒍𝒆 (𝐸𝑑𝑆𝑒𝑟 𝐴𝑈)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora