Capitolo 29 pt2

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Mattia morì quella notte.

Ma solo per trenta secondi.

Sbirciai attraverso le porte oscillanti del pronto soccorso e vidi l'ECG passare da una serie di picchi e valli ad una solida linea verde. Non avevo mai capito cosa fosse la perdita finché non ero stato dentro quei trenta secondi. Non avevo mai capito cosa fosse la vita finché non provai ad immaginare la mia senza Mattia.

In seguito, il dottore notò calorosamente che se non fossi arrivato al suo appartamento in quel momento, Mattia sarebbe morto nel sonno. Questa fu una magra consolazone per me, Mattia non avrebbe preso quelle pillole se io fossi stato lì con lui invece di scegliere di lasciare il teatro dell'opera con Jacob.

Mi faceva impazzire quanto fosse banale l'esperienza di stare in ospedale quando i pazienti erano letteralmente sull'orlo della vita e della morte. Il personale dell'ospedale era gentile e comprensivo, ma mi sentivo come s fossi l'unico a capire la gravità della situazione. Mattia era quasi morto! Il mio Mattia!

Assillai il dottore e feci un milione di domande sul trattamento di Mattia. Gli fecero una lavanda gastrica e gli diedero 2 dosi di carbone attivo orale. Il dottore spiegò che il carbone attivo interrompe la circolazione dei farmaci assorbiti, neutralizzando il loro effetto. Gli misero anche dei liquidi  per via endovenosa per lavare il suo flusso sanguigno. Un antiemetico era stato prescritto per alleviare la sua nausea. Tranquillamente, un medico mi disse che un consulente saprebbe passato nella sua stanza al mattino per valutare la sua competenza mentale.

Non sapevo se Mattia si fosse fatto questo di proposito, ma sapevo che non l'avrebbe mai detto né a me né a nessun altro se l'avesse fatto.

La sua stanza d'ospedale era semplice, con una coperta bianca a pois e mobili e pareti color menta. Non sembrava giusto che una bellezza rara come Mattia fosse sdraiata in questo spazio utilitaristico che metteva la funzione al di sopra della forma. Non sembrava affatto giusto che potesse morire. Il suo corpo avrebbe dovuto essere trascendente come la danza da cui scaturiva.

Mi sedetti su una sedia reclinabile al suo capezzale. Mattia non mi guardava. Emetteva ordini come un sergente istruttore. In nessun caso dovevo informare la sua famiglia che era in ospedale. Mi disse di dire a Michele del suo "incidente " e che sarebbe tornato al lavoro in una settimana esatta, che era il tempo di recupero consigliato dal medico.

Annui e mi torsi le mani. Non mi chiese cosa fosse successo tra me e Jacob quella notte o perché avessi scelto di tornare nel suo appartamento. Aspettò che me ne andassi. Non potevo lasciarlo.

"Mattia. Lo so."

Mi guardò per la prima volta da quando si era svegliato. "Sai cosa?"

"So cosa ti è successo".

Il suo sguardo azzurro fluttuò perl la stanza senza impegno. "Ho mischiati i miei antidolorifici con i miei sonniferi. Ho dimenticato di aver preso l'ossicodone stamattina. È stato un errore in buona fede".

"No, so cosa ti è successo quando eri più giovane".

Cercò di mantenere un'apparenza calma, ache se il suo petto era ansimante. "Non mi successo niente quando ero più giovane. Di cosa stai parlando?"

"So cosa ti ha fatto Jacob".

Una diga di ruppe dentro Mattia e la rabbia pura e non filtrata si riversò fuori. "Nessuno mi ha fatto niente!" Si strappò la flebo dal braccio e saltò fuori dal letto con il solo camice dell'ospedale.

Zoppicò fuori dalla stanza e lungo il corridoio cose se fosse ancora in grado di sfuggire al suo passato. Lo inseguii insieme a due inservienti. Lo misero all'angolo e lo presero. Mattia si dimenava tra le loro braccia come un animale selvaggio.

Flightless Bird || Zenzonelli EditionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora