Capitolo 19

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CHRISTIAN/PRESENTE

Quando mi svegliai pensai di avere di nuovo quindici anni. Mattia dormiva profondamente accanto a me, i suoi riccioli sul mio viso, i suoi arti avvolti strettamente intorno a me come un koala. Non potevo alzarmi neanche se avessi voluto. Non volevo. Mi spostai leggermente e lui mi carezzò la guancia. Lo studio era fresco, ma eravamo così accoccolati sotto la coperta che i nostri corpi bruciavano febbrilmente. Mi girai verso di lui. Lui aggrottò la fronte per il disturbo e mi strinse più forte, con gli occhi chiusi e le dita che si attorcigliavano all'orlo della mia camicia.

"Matti,svegliati" sussurrai nel suo piccolo orecchio "È mattina".

Le sue palpebre si aprirono e gli ci volle un attimo per ricordare dov'era. E con chi era.

Si staccò immediatamente da me. "Mi dispiace".

"Non ti preoccupare".

Mattia si alzò a sedere stranamente, strofinandosi gli occhi. "Mi dispiace" ripeté. "Devo aver sognato".

"Devi fare sogni d'oro". Volevo alimentare ancora un po' quella piccola fiamma di intimità.

Eravamo ancora sotto la coperta, le nostre gambe si toccavano. Cosa significava questo? Eravamo amici ora? Eravamo amici. No,forse non amici,ma non eravamo non amici.

Lui si sdraiò di nuovo e io mi rannicchiai rapidamente accanto a lui.

"Di solito dormo su un tappetino" disse. "Dubito che questo pavimento faccia bene alla nostra schiena".

La mia schiena mi stava uccidendo. Mi sentivo come se fossi stato calpestato da cavalli. "Mi sento bene."

La luce entrava dalle finestre creando piccole pozze di calore sul pavimento dello studio. Ho premuto il palmo della mano sul pavimento sopra la sua testa. "Non voglio andare alle prove".

"Niente prove stamattina".

Ho sorriso. "Vuoi saltarle?" Potrei portarlo a fare una colazione tranquilla o a prendere un caffè. Potremmo sederci a Regent's Parke a parlare tutta la mattina. Sarebbe bello.

"No,voglio dire che abbiamo una riunione con la compagnia nello studio A".

"Di solito salti queste riunioni".

Si girò su un fianco per affrontarmi. "Guido ha detto che dovevo partecipare".

Guido. L'intervento. Mattia non aveva assolutamente idea di quello che stava per succedere.

"Saltiamo comunque" esortai.

"Non posso. Ho fatto una promessa". Si alzò e si mise una felpa.

Mi sentivo male per quello che stava per succedere. Volevo avvertirlo ma non sapevo come.

Erano già tutti nello Studio A ad aspettarci. Non era tutta la compagnia,solo i ballerini principali e i solisti,più Tommaso,Guido e Javier.

Non eravamo seduti sul pavimento ma su sedie pieghevoli,in cerchio. Presi posto accanto a Carola. Aveva scritto le sue rimostranze su un taccuino in un corsivo un po' storto. Lei e Sissi avevano sempre dato a Mattia la massima libertà d'azione. Lo avevano coccolato a scuola e forse pensavano di farlo anche quando era entrato in azienda,ma a giudicare dalle copiose note di Carola non era così.

Sissi,che normalmente era diretta e schietta,finse di essere distratta da qualcosa fuori. Anche Dario guardò il suo telefono quando Mattia lo salutò.

Mattia odiava le riunioni aziendali. Odiava stare in gruppo in generale. Il suo essere lì stava già mettendo a dura prova la sua buona volontà. Le strane reazioni di tutti avevano scatenato una fiammata,e potevo vederlo crescere visibilmente confuso e poi agitato,sedendosi sul bordo della sedia e facendo rimbalzare il ginocchio.

Flightless Bird || Zenzonelli EditionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora