-Buongiorno!- la voce di prima mattina dell'intelligenza artificiale creata da Tony fece svegliare come suo solito la piccola Stark, ancora distesa a supino sul letto abbracciata al cuscino. -La temperatura prevista per Malibù è di 22 gradi con poche nuvole sparse-.
Un verso di disapprovazione uscì dalle labbra di Haylee, udendo ancora una volta la voce di Jarvis che l'informava sulla temperatura presente in quella giornata.
-Perché ogni mattina sento la tua voce?- domandò lei portandosi un cuscino sul volto.
-Dovresti essere abituata e poi sono stato programmato per questo- rispose prontamente l'intelligenza.
Haylee sospirò restando per altri secondi con il cuscino sul viso finché lentamente alzò il busto. Era ancora assonata e questo si poteva intuire dalla sua espressione, avrebbe voluto dormire di più ma come tutti i giorni le aspettava una lunga lista di cose da fare: lezioni private di letteratura, matematica, fisica e storia e non solo.
Il suo insegnante di pianoforte sarebbe arrivato quel pomeriggio per ascoltare i nuovi studi di Chopin che le aveva assegnato da qualche settimana.
Haylee suonava quello strumento dalla tenera età di cinque anni, erano passati tre anni e inoltre, nello stesso anno, aveva cominciato a studiare danza per arricchire maggiormente i suoi passatempi. La musica l'accompagnava quasi in ogni momento della sua vita, soprattutto nei momenti di piena solitudine.
La piccola Stark viveva la maggior parte delle sue giornate studiando o stando in compagnia di Happy, a causa dei molteplici impegni che tenevano occupati i genitori.
Haylee portò l'attenzione sull'enorme vetrata dalla stanza che mostrava la veduta sul mare di Malibù. Il sole splendeva già di prima mattina, illuminando i suoi delicati lineamenti e i suoi occhi incredibilmente chiari che si socchiusero a causa di tutta quella luminosità.
-Papà se ne andato?- domandò la piccola all'intelligenza artificiale che immediatamente rispose: -No, signorina è ancora nel suo laboratorio-.
Haylee sentendo quelle parole si fece forza e si alzò dal letto ancora con indosso il pigiama rosa con sopra raffigurato un piccolo panda.
Scese al piano inferiore in cui si trovava l'enorme laboratorio di Tony e immediatamente notò la figura del padre dietro la vetrata, intento ad osservare gli anagrammi che mostravano il progetto che avrebbe dovuto presentare tra poche ore.
La Stark portò le dita sul vetro e, dopo aver inserito il codice di sicurezza, entrò all'interno della stanza avvicinandosi a Tony messo di spalle, ancora alle prese con gli anagrammi.
-Papà...-.
Haylee richiamò la sua attenzione con ancora la voce assonnata e subito Tony, sentendo la vocina della figlia, si girò verso di lei con un sorriso e la raggiunse. Si inginocchiò per arrivare alla sua altezza scontrando gli occhi scuri con quelli azzurri di lei.
-Ciao, ben svegliata- le poggiò le mani delicatamente sulle spalle e l'avvicinò a se per lasciarle un delicato bacio sulla guancia.
Haylee portò una mano sul volto stropicciandosi gli occhi. -Non dovresti essere già dall'altra parte del mondo?- domandò abbassando la mano per tornare a guardarlo; sperava di salutarlo prima della partenza e per fortuna era stato così.
-Non potevo andare via senza salutarti e senza chiederti scusa- le sorrise Tony passandole una mano sul viso per scostare una piccola ciocca castana che le ricadeva davanti gli occhi.
-Scusa per cosa?- chiese lei lanciando uno sguardo confuso al padre.
-Per ieri sera. Mamma mi ha detto che sei rimasta delusa di non avermi visto in tv-.
Haylee collegò subito la serata precedente e d'istinto alzò le spalle. -Ci sono rimasta un po' male però non fa niente...- disse con tono tranquillo -e poi non sarei mai delusa da te, anche se dovessi sbagliare. Infondo mi avete insegnato tu e la mamma che gli errori servono per farti crescere-.
Tony restò un attimo a guardarla commosso dalle sue parole. Era così sollevato del fatto che lei non fosse rimasta delusa da lui, aveva passato una mattinata a tormentarsi all'idea di averla ferita ma vederla così tranquilla l'aveva tranquillizzato.
Passò il braccio attorno alla vita di Haylee e la prese in braccio rimettendosi in piedi. -Dai un abbraccio a papà?-.
Udendo quella domanda, la piccola Stark portò le braccia attorno le spalle di Tony e lo strinse a sé. -Tornerai presto?-.
-Prima di quanto tu creda- rispose lui dandole un bacio tra i capelli. -Ti amo centomila...-.
-Io ti amo tremila- rispose la piccola allontanandosi leggermente per guardarlo.
Tony in maniera spontanea sorrise dolcemente specchiandosi nei suoi occhi chiari.
Quella era la loro parola. La piccola l'aveva pronunciata all'età di quattro anni per descrivere quanto fosse infinito l'amore nei confronti del suo papà.
-Tremila... è pazzesco- rispose Tony esattamente come la prima volta che le sentì pronunciare quella parola e la riempì di baci creando una rumorosa risata da parte di lei.
-Tony, Happy sta fuori in macchina e ti sta aspettando-.
La voce di Elizabeth attirò l'attenzione sia del padre che della figlia. La donna era appena entrata all'interno del laboratorio per raggiungere i due, aveva vari fogli tra le mani e una lieve espressione di preoccupazione sul volto. Le partenze di Tony non erano dei semplici viaggetti di vacanza; lui andava nei posti di guerra per mostrare le sue armi ed era già capitato più volte che si trovasse nel mezzo di sparatorie. Ogni volta che lui partiva, Elizabeth cercava di non mostrare il suo stato d'animo per non preoccupare sia lui che la figlia ma avvolte era davvero impossibile.
Tony alzò gli occhi verso la moglie e mise giù Haylee dandole un ultimo bacio in fronte. -Fai la brava- le disse prima di avvicinarsi ad Elizabeth.
Dopo la discussione della notte precedente, i due non avevano parlato molto e questo era un altro dei motivi per la quale non riusciva a trovare pace.
-Non me ne vado se non mi dici che è tutto apposto- disse dedicandole un piccolo sorriso che lei dopo poco ricambiò.
-E' tutto apposto... fa attenzione, va bene?-.
Tony ridacchiò portando una mano dietro la sua schiena per avvicinarla a sé. -Quando mai non sto attento?- domandò avvicinandosi a lei per lasciarle un tenero bacio sulle labbra.
-Vi amo tanto- disse successivamente allontanandosi da Elizabeth per guardare per bene sia lei che Haylee.
-Ti amiamo anche noi- rispose la piccola Stark venendo interrotta dai continui trambusti del clacson fuori dalla villa. -Oh! Non ha pazienza Happy!- esclamò Haylee al centesimo rumore provocato dalla macchina.extra scene.
❛❛the pain of a loss❜❜Tony lanciò i dadi sulla terribile tavola di legno presente in quella stanza, altrettanto ridotta male. Ogni cosa lì era orribile: dalla porta d'ingresso fino all'ultima superficie della stanza. Ma infondo cosa poteva pretendere in quel posto, una villa moderna?
Erano passate delle lunghe settimane da quando il miliardario era andato via di casa e soprattutto da quando aveva rischiato di perdere la vita.
Tony Stark, dopo l'arrivederci alla sua famiglia, era entrato nell'aereo privato per recarsi presso una base militare statunitense in Afghanistan con l'unico obiettivo di presentare il suo nuovo missile, il Jericho.
Terminata la dimostrazione, il convoglio, che scortava Stark verso l'aeroporto, venne colto da un'imboscata in cui Tony venne gravemente ferito: numerose schegge si erano conficcate nel petto dell'inventore a seguito dell'esplosione di una bomba; era in fin di vita ed inoltre era stato catturato e fatto prigioniero in una grotta da alcuni terroristi denominati "dieci anelli" che avevano costretto il miliardario a costruire per loro il missile che lui aveva rappresentato.
Tony non aveva nessuna intenzione di creare quell'arma per loro e per questo si trovò costretto ad escogitare un piano per fuggire con l'aiuto di Yinsen, un fisico e compagno di prigionia, che gli aveva letteralmente salvato la vita impiantandogli nel petto un elettromagnete per evitare che le schegge raggiungessero il suo cuore.
Entrambi avevano finto di aiutare i terroristi mentre nel frattempo assemblavano il loro piano, cioè: creare un'armatura per evadere.
-Bel tiro, bel tiro- disse Yinsen afferrando i dati lanciati precedentemente da Tony su quella tavola di legno che rappresentava la roulette russa improvvisata e creata da loro per passarsi il tempo di pausa in prigionia.
-Non mi hai ancora detto da dove vieni- notò Stark lanciando un rapido sguardo al compagno.
-Provengo da un piccolo paese chiamato Gulmira. E' un posto alquanto gradevole-.
-Hai famiglia?- continuò a domandare Tony abbassando stavolta gli occhi in direzione della tavola da gioco, pronunciare quella domanda era stato difficile. I volti delle persone che più amava comparirono in maniera spontanea tra i suoi pensieri mentre una fitta cominciava a farsi strada dentro di lui.
-Si, e la rivedrò una volta andato via da qui- disse nonostante tutto con tono tranquillo. -E tu Stark?-.
Tony alzò di nuovo lo sguardo verso di lui restando un attimo in silenzio per poi annuire. -Mia moglie e i miei due figli sono tutto quello che ho-.
Yinsen lo guardò notando la sua tristezza nel pronunciare quelle parole. -Faremo il possibile per tornare da loro-
Tony accennò un lieve sorriso. -Torniamo a lavoro-I giorni continuarono a passare mentre Tony e Yinsen non si erano fermati di lavorare per portare a termine il loro piano.
Erano quasi riusciti a terminare l'armatura ma, per loro sfortuna, i terroristi avevano scoperto ciò che stavano creando.
Quei uomini si erano diretti verso la stanza per fermarli e Yinsen, per distrarli e proteggere Tony, era uscito allo scoperto scontrandosi con loro, con la speranza di far completare lo sviluppo dell'armatura.
L'energia assorbita per il completamento fece andare via la corrente, creando maggiore caos agli uomini che entrarono nella stanza con l'obiettivo di prendere e uccidere Stark.
Il miliardario, con la sua armatura, cominciò a colpire con forza i nemici mettendoli fuori uso. Continuò ad avanzare e, non appena girò l'angolo per raggiungere l'uscita, notò Yinsen ferito e sdraiato su dei sacchi da polvere da sparo.
-Yinsen!- urlò a gran voce Tony avanzando a grandi passi verso di lui ma, non appena Yinsen gli gridò di stare attento, si girò di colpo verso il capo dei terroristi e caricò il missile all'interno dell'armatura per poi sparare a quest'ultimo.
Il corpo cadde a terra mentre alcune pietre della caverna franarono su di lui, uccidendolo.
-Stark...- lo chiamò Yinsen con difficoltà a causa delle sue gravi ferite.
Tony si avvicinò a lui, alzando la maschera che gli copriva il volto per guardarlo. -Forza, dobbiamo andare...-.
Yinsen negò con la testa.
-Muoviti per me...- continuò a fargli forza il miliardario con tono quasi supplichevole. -Abbiamo un piano, dobbiamo rispettarlo-.
-E' sempre stato questo il piano, Stark- disse a fatica socchiudendo gli occhi.
-Devi rivedere la tua famiglia. Alzati in piedi-.
-La mia famiglia è morta... adesso potrò rivederla, Stark- quella dichiarazione distrusse in un solo secondo Tony, che non riuscì ad aprire bocca. -v-va tutto bene. E' questo quello che voglio... voglio questo-.
Tony lo guardò sforzandosi di fargli un sorriso mentre sentiva il bruciore delle lacrime che stavano provando ad uscire dai suoi occhi.
-Dopo aver riabbracciato la tua famiglia, dà un abbraccio a mio figlio da parte del suo papà e digli che non passa giorno in cui io non pensi a lui- disse senza staccare gli occhi da quelli semichiusi di Yinsen. -Grazie per avermi salvato-.
-Non sprecarla... non sprecare la tua vita- disse facendo dei versi di dolore prima di morire sotto lo sguardo di Tony.
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𝐄𝐋𝐄𝐌𝐄𝐍𝐓𝐒, 𝘵𝘩𝘦 𝘭𝘰𝘴𝘵 𝘢𝘯𝘥 𝘵𝘩𝘦 𝘤𝘩𝘰𝘴𝘦𝘯.
Fantasy𝑬𝑳𝑬𝑴𝑬𝑵𝑻𝑺 𝘢𝘷𝘦𝘯𝘨𝘦𝘳𝘴/𝘴𝘩𝘢𝘥𝘰𝘸𝘩𝘶𝘯𝘵𝘦𝘳𝘴 𝐛𝐨𝐨𝐤 │ 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒕𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒊 avranno la capacità di manipolare uno dei quattro elementi naturali. © 2020 ∣ caramelyoongs marvel x avengers shadowhunters 【i...