Piantò le mani sui suoi fianchi e osservava intorno come a controllare che nessuno stesse guardando ciò che era suo.
Ella d'altra parte lo osservò dal basso confusa.
La stringeva così tanto.
Dopo quello che le aveva detto, e dopo il tocco delle sue labbra sulla pelle, non si erano più detti niente.
Il riccio l'aveva semplicemente afferrata e costretta a ballare con lui.Ella chiuse gli occhi e per la prima volta si sentì spaventata.
Non aveva mai conosciuto questo lato di Edward, e mentiva a se stessa, se negava il fatto di avere paura.Il riccio sentì il corpo di lei assente.
Desiderava che le sue esili braccia lo stringessero come quella volta in moto.. Ma non lo fecero.
Abbassò lo sguardo verso di lei, e vide che stava osservando un punto indefinito della folla.
Odiava vederla così.-'Guardami!'-.
Edward dovette alzare la voce per sovrastare la musica e per farsi sentire da lei.
Ella alzò lo sguardo titubando.
Era bello. Così seducente. Ma anche così maledettamente spaventoso.
Non gli rispose ma continuò a fissare i suoi occhi e ad aspettare che fosse lui a parlare.Edward d'altro canto rimase ad ammirare i suoi pozzi celesti.
Abbassò lo sguardo sulle sue labbra e provava ad ascoltare il suo respiro.
Con un mano le spostò una ciocca di capelli che le era caduta sul viso e poi disse:-'Ti sento lontana'-.
Ella chiuse gli occhi e deglutì.Non sapeva nemmeno lei perché il suo umore era cambiato in così pochi secondi.
In teoria doveva essere felice perché finalmente Edward era tornato da lei e le prestava attenzione.
Ma era arrabbiata perché non si era nemmeno scusato.
Era delusa perché quelli non erano gli stessi occhi di sempre.
Quello non era l'Edward di sempre.
Lui era tornato così.. Di punto in bianco;
L'aveva vista ballare con uno dei suoi amici e solo in quel momento aveva deciso di andare da lei.
Era infastidita da come si era permesso di dire a Toni che era stato lui ad adocchiarla per primo, come se lei fosse un giocattolo da due soldi.
Odiava il fatto che Edward aveva affermato che fosse Sua.
Ma soprattutto era arrabbiata con lui e con se stessa. Si era permesso di farle un succhiotto, così davanti a tutti, e lei come una cretina non aveva mosso dito. O peggio.. Sembrava che questo le fosse piaciuto.E ora si trovava lì, incastrata, imprigionata tra le sue braccia.
Tutta la sua rabbia, il suo dolore, il suo disgusto, il suo nervosismo e il suo piacere aveva scelto di tenerli dentro.. Di rimanere in silenzio.
Non aveva voglia di urlare e rinfacciargli tutti quei sentimenti.
Preferì sigillarli..
Sigillarsi.Edward continuava a guardarla.
-'Cazzo ti ho detto di guardarmi!'-.
Ella rabbrividì sentendo il suo grido risuonargli nel petto.
Ubbidì.
E finalmente parlò:-'Sei proprio uno stronzo'-.Edward rimase impietrito.
Fremette dalla rabbia e cercò di controllarsi.
Finalmente decise di mollare la presa su di lei, di lasciarla andare.
Ella non se lo aspettava perciò rimase per qualche secondo ferma imbambolata davanti a lui.Edward la guardò per un ultima volta e poi se ne andò verso il bancone a chiedere un drink.
Ella fece scivolare i suoi occhi su quel metro e novanta di muscoli, odiandosi per il fatto che lo trovava così attraente.
Vide che tutte le ragazze si girarono quando Edward prese posto su uno sgabello vuoto rimanendo tutte a fissarlo estasiate dalla sua bellezza. Ella le trovava così patetiche ma aggrottò le sopracciglia quando si accorse che era infastidita. Gelosa.Il riccio afferrò il drink e se lo scolò tutto d'un fiato.
Ne chiese subito un altro.Ella guardava il suo pomo d'Adamo ammaliata quando deglutiva. Lo trovava così sexy.
Ma anche le altre ragazze lo fissavano con la sua stessa espressione incantata perciò Ella si avvicinò ad Edward per fare in modo che lui riportasse l'attenzione su di lei (cosa che ormai aveva smesso di fare).
Sembrava una ragazzina di 10 anni quando marciando si avvicinò verso di lui e gli rubò di mano il bicchiere. Edward fu colto alla sprovvista e sobbalzò. Guardò Ella bere il drink che lui aveva ordinato, e rimase scioccato quando lo ringraziò e gli rivolse un sorriso malizioso.
Dopo di che se ne andò e ritornò in pista.
Il barista vide la scena e ridendo disse:-'Però! Aggressiva la ragazza!'-.
Edward fece finta di niente e, senza perdere di vista il corpo meraviglioso di Ella che aveva iniziato a muoversi in pista, ordinò qualcosa di più forte.Mentre ballava con foga e cercava di muoversi nel modo più seducente che conosceva, Ella rimpianse quello che aveva appena fatto.
La sua stupida gelosia e la sua stupida voglia di essere sempre al centro dell'attenzione. Ella odiava quando qualcuno smetteva all'improvviso di prestarle attenzione. Doveva sempre marchiare il territorio. Anche con Alex lo faceva.Continuò a muoversi senza perdere il contatto visivo con Edward.
Lo vedeva lì seduto che faceva scivolare i suoi occhi ambrati sul suo corpo, sulle sue gambe scoperte, sui suoi fianchi e sulle sue cosce che scopriva ancora di più sollevando ogni tanto il vestito per provocarlo. Edward a quella vista rimase paralizzato e guardò ogni centimetro della sua pelle sorseggiando di tanto in tanto il drink.Ella ad un certo punto chiuse gli occhi e si lasciò avvolgere dalla musica e dal calore che saliva pian piano sul suo corpo sapendo che gli occhi di Edward erano ancora lì che la fissavano con piacere.
Sobbalzò quando però sentì qualcuno avvolgerla da dietro.
Aprì gli occhi sperando che fosse Edward, ma non fu così.
Lui era ancora seduto sullo sgabello a guardarla.Quando anche lui vide quel ragazzo avvolgere le mani sui suoi fianchi, serrò la mascella e smise di bere.
Come un cane sull'attenti, assunse quella posizione senza perdere di vista la scena.Ella continuò a muoversi contro il corpo del ragazzo che d'altra parte godeva nel sentirla così vicina a Lui.
Voleva vendicarsi.
Voleva far sentire Edward come si era sentita lei in quegli ultimi giorni: ignorata, evitata, sostituita.Il ragazzo alle sue spalle si avvicinò ancor di più a lei e fece scivolare una mano sulle sue gambe.
Ella chiuse gli occhi infastidita ma resistette concentrandosi sul pensiero di Edward che continuava a guardarli.
La mano di lui continuò a salire fino a quando cercò di insinuarsi sotto il suo vestito.
Nel momento esatto in cui Ella lo fermò e sussurrò allo sconosciuto di andare a bere qualcosa, Edward già aveva posato il bicchiere e si era alzato per andare a spaccare la testa a quel porco.Ma rimase scioccato e confuso quando Ella e il ragazzo gli passarono davanti e si andarono a sedere nei due sgabelli liberi vicini al suo.
Ella continuava a parlare con quel ragazzo che si chiamava Mark, pensando però a Edward e chiedendosi dove si fosse cacciato.
Da quando si erano seduti, il riccio era sparito.
Ella bevve d'un fiato il drink che Mark aveva ordinato, al solo pensiero di Edward pomiciare spudoratamente con la bionda di prima che stava seduta vicino a lui al tavolo.Mark finì di raccontarle del suo lavoro e Ella, distratta dai suoi pensieri, si risvegliò non appena lui le accarezzò una gamba scoperta e risaliva verso l'orlo del vestito. Ora che Edward non la stava più guardando, provavò ribrezzo.
-'ANDIAMO A CASA!'-.
Sia Ella che Mark sobbalzarono al suono di quella voce.
Ella si voltò e vide Edward che al suo fianco la sormontava e le porgeva il suo cappotto.'Ecco dove era stato! Era andato nel guardaroba a prendere il mio cappotto per tornare a casa?'
Si chiese Ella mentre la sua vocina interiore gridava dalla gioia.
Edward era serio, arrabbiato mentre fissava la mano di Mark ancora posata sulla coscia di lei.
-'Non hai sentito quello che ho detto?! Alzati da questo cazzo di sgabello!'-.
Le afferrò un braccio e la fece scendere con forza.
Edward non la guardò ma si limitò a fulminare con gli occhi Mark e a trascinarla via.Chiusero le porte dell'auto e una volta dentro Ella si sentì sollevata.
Edward al suo fianco era un fascio di nervi ma era contenta che il suo piano di farlo incavolare aveva funzionato, e che soprattutto l'avesse strappata (letteralmente) via dalle mani di quel Mark.-'Ho già avvisato quel cretino del tuo amico che saresti venuta via con me'-. E poi senza dire più niente partì.
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