18 Luglio 2034

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18 Luglio 2034
Ore 16:37

Dieci anni esatti, secondo più, secondo meno.

Manuel li ha scanditi tutti: succede quando la vita sembra andare avanti per inerzia, gli anni passano, lasciano spazio a linee sottili sul volto, a fili più chiari tra i capelli, che si mescolano a rimpianti, rimorsi, gioie e dolori.

Quel giorno, alla stessa ora, dieci anni dopo, Manuel si trova di nuovo in un aeroporto, solo che non lo odia più così tanto.

Sarà che non è dal lato di chi resta, ma è da quello di chi parte, quindi la vive in modo diverso.

Regge la sua carta d'imbarco in una mano, deve ancora passare i controlli di sicurezza.

«Tutto okay?».

La sua mano libera viene accolta piano da quella di Simone, il quale fa intrecciare le loro dita.

Manuel annuisce. Lo osserva per un attimo, facendo passare lo sguardo dal suo viso al tabellone dei voli – e viceversa. «Non è buffo?».

«Cosa?».

Scrolla le spalle. «Prima pensavo fosse solo n'assurda coincidenza, ma— cioè, magari lo è, ma ce penso da quando avemo preso il biglietto».

L'evento a cui fa riferimento non risale a tanto tempo prima, un mese o poco più, un pomeriggio di fine maggio durante il quale hanno deciso di andare a Glasgow per riprendere ogni cosa appartenente a Simone – vestiti, oggetti, denaro; sono riusciti ad accedere ai conti, anche se devono sistemare altre vicende burocratiche che richiederanno molto tempo.

A poco a poco, comunque, faranno tutto.

Ora la cosa più semplice e veloce è andare in Scozia, prendere gli abiti lasciati nell'armadio e poi il resto si vedrà.

Manuel non vuole fare troppi piani per il futuro – che per loro rimane d'oro, ma che vuole costruire pezzo per pezzo, come i cocci di un vaso che si tenta di ricompattare.

«Dieci anni fa esatti, eravamo in questo preciso punto. Te stavo a saluta' perché avevi deciso de partì pe' anna' a studia' 'n Inghilterra».

«Scozia».

Gli viene da ridere. «Quel che è» scuote il capo. «T'avrei voluto fermare, c'ho pensato tutto il tempo. Oppure bacià davanti a mi' madre e tu' padre».

«Gli avresti fatto venire un infarto».

«Molto probabile».

«Ma poi avrebbe sorriso. Mio padre ti adorava».

Annuisce: è vero, il professor Balestra lo ha sempre trattato come un figlio, come un oggetto prezioso, anche dopo la rottura con Anita; c'è stato in ogni momento, gli ha donato supporto, sebbene non fosse obbligato e, quando è successo, ha davvero subito la perdita di un genitore.

Le cose sarebbero andate diversamente se solo Dante non se ne fosse andato così presto, ma, ancora una volta non possono fare affidamento ai se.

«Non siamo in ritardo, vero?» domanda.

Simone lancia un'occhiata al tabellone dove sono elencati tutti i voli del giorno. «No» dice «Siamo usciti prima per non fare tardi, c'è ancora un sacco di tempo».

A Manuel sfugge una risata. «Non intendevo per il volo» specifica.

«Oh».

Sfrega un pollice sul dorso della sua mano. Abbassa per un attimo lo sguardo a scrutare quel gesto.

«Mó non te fermo perché vengo co' te».

Le labbra di Simone si dispiegano in un sorriso. Inclina il capo su di un lato così da poter far collidere le loro bocche.

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