Lies

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She's daddy's favourite

L'inizio di un'altra giornata di merda...

Si alzò dal suo comodo, fin troppo, letto e- lentamente- scese le scale.

In cucina c'era suo padre intento a sorseggiare una tazza di caffè mentre leggeva il giornale.

"Buongiorno Destiny" la salutò

Accennó un saluto con la mano e si sedette di fronte a lui mangiando silenziosamente la sua colazione. Se fosse dipeso da lei, non avrebbe fatto nemmeno colazione ma-da quando era svenuta nel bel mezzo della lezione- i suoi genitori la costringono.

Dopo essesi preparata, uscí di casa e si diresse pigramente verso la fermata del bus.

"Buongiorno April"

"Buongiorno a te Des"

Dopo qualche minuto, il pullman arrivò e salirono.

"Com'è andata ieri in punizione?" chiese mentre si sedevano.

Non aveva ancora trovato il tempo per raccontarle dell'accaduto.

" è andata malissimo" disse sbuffando. Voleva lasciarsi quella storia alle spalle e andare avanti.

"Come mai?" chiese.

"Perché il mio vicino era Luke"

"Aspetta: Luke come Luke Hemmings?" chiese sconcertata.

"Quanti altri Luke conosci?" chiese ovvia.

"Solo lui. Com'è andata? Vi siete parlati? Lui ha finalmente dichiarato il suo amore per te?" chiese dandole una piccola gomitata sul braccio.

Ovviamente lei sapeva della sua cotta per Luke anche se Destiny non voleva mai ammetterlo.

"Io non ho una cotta per lui e lui non ha una cotta per me. Chiaro?"

"Chi non ha una cotta per chi?" domandò Irwin camminando lungo il piccolo corridoio della vettura. Si fermò proprio davanti a loro e, proprio dietro di lui, c'era Hemmings che osservava le sue scarpe.

Des lo guardò di sfuggita mentre pensava ad una scusa valida.

" Non sono cose che vi riguardando"

"No ma tutto quello che fai è una lagna e la mia reputazione vive di quelle lagne" disse con tono di sfida.

"Andiamo Ash non sono affari nostri" lo riprese Hemmings.

"Non sapevo difendessi le sfigate, Luke"

"Non la sto difendendo voglio solo andarmi a sedere" rispose adirato Luke.

"Come vuoi" rispose sprezzante Ashton.

Osservò Luke passarle vicino e- non so se lo avesse fatto apposta o no- ma accennò un sorriso lasciando intravedere quelle fantastiche fossette.

Quando furono lontani dal loro campo visivo, April le diede uno schiaffetto.

"Ahi!" grugní massaggiandosi il braccio.

"Ma che ho fatto?!" aggiunse.

"Non smettevi un attimo di fissarlo" disse l'amica.

"Secondo me ti stai innamorando di lui" aggiunse mentre scendemmo dall'autobus.

"Non è vero" sentenziò.

"Sì che è vero"

"No. Ascolta è soltanto un cretino con degli occhi niente male ma non mi innamorerò mai e poi mai di uno che ha un neurone morto di solitudine, okay?" disse puntandole il dito addosso.

Questa storia la stava seriamente stancando: solo perché lo trovava carino non voleva dire che lei fosse innamorata persa di lui.

Entrarono a scuola. Odiava quella fabbrica dell'ego super finanziata: troiette attaccate a qualsiasi tipo di nanocefalo con un minimo di testosterone.

Mentre cercava di evitare di incontrare gli sguardi di quei robot programmati per fare solo sesso, una mano le prese il polso e la strattonò nel bagno dei maschi.

Era davvero un posto osceno: i muri erano pieni di scritte e di disegni inguardabili come quello di una donna nuda e grassa che diceva 'Help me!'

Quando si girò vide che Hemmings la stava osservando.

"Cosa vuoi?" chiese irritata incrociando le braccia sotto il seno.

"Okay primo non mettere le braccia in quel modo se non vuoi essere sbattuta al muro all'istante e secondo io non ti ho mai difesa, chiaro?" disse lui.

"Perché dovrei mentire?" chiese con aria di sfida.

"Perché io non ti stavo difendendo" disse con la voce tremante di rabbia.

"Perché menti? Insomma io non sono come le altre: non vado a spifferare tutto a tutti"

Dopo qualche secondi di religioso silenzio, si decise finalmente a parlare.

"Perché ho una bassa reputazione e non voglio rovinarmela a causa tua." confessò.

"Quindi tu non pensi veramente le cose che mi dici?" azzardò a chiedere presa dalla curiosità.

"Senti non ho voglia di parlarne. Un'altra cosa: smettila di fissarmi davanti a tutti,Ok?"
"Io non ti fisso" disse difendendosi.

"Guarda che ti ho notata: sul pullman, durante le ore di lezione non mi stacchi mai gli occhi di dosso e devo ricordarti il disegno di ieri?"

Quelle parole la fecero adirare e non poco.

"Senti Hemmings smettila di riprendermi per tutto ciò che faccio. Ti da fastidio che io ti guardi? Girati dall'altra parte. Ti da fastidio che io disegni quella stupida faccia su un foglio? Tieni" gli diede il disegno a cui aveva lavorato il giorno prima
.
"Strappalo, brucialo puoi anche mangiarlo se vuoi tanto non me ne frega una beata sega di te"

La sua voce rimbombava come se volesse demolire quelle quattro mura e fuori uscire per far sentire a tutta la città ciò che stava dicendo in quel preciso istante.
Se ne andò lasciandolo a bocca aperta.
Appena uscí si fermò sullo stipite della porta pensando a tutto ciò che era appena successo.

"E pensare che una volta eravamo migliori amici..." pensò

Fece un respiro profondo, spostò la frangia con un movimento distratto e si diresse in classe.
Appena entrò raggiunse April e si sedette.

"Dov'eri?" chiese arrabbiata.

"Quel cretino mi ha trascinata nel bagno dei maschi" disse in un soffio.

"Davvero?" sul suo viso comparve un piccolo sorrisetto.

"Leva quel sorrisetto dalla tua faccia: abbiamo litigato."

"Cosa ti ha detto?"
"Mi ha detto di smetterla di fissarlo e mi ha 'garantito' che non mi aveva difesa" disse in tono menefreghista.

"Mi dispiace. Tu cosa gli hai detto?"

"Gli ho detto molte cose che non osi nemmeno immaginare"

Voleva smettere di parlare di lui e cercava di deviare il discorso su cose futili come i compiti o il college e ci riuscí.
"Devo dimenticarmi di lui."

[#Wattys2016] Truth II Lucas Robert HemmingsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora