II

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Il Paradiso.
Due semplici parole, eppure sappiamo tutti a cosa pensiamo nel leggerle: una schiera di angeli, cori da mal di pancia e Dio che dirige tutti tipo capocantiere, vero?
Ecco, dimenticatevi tutto ciò.

Il Paradiso di cui parliamo qui non è affatto come la gente se lo immagina, è più come la politica italiana: ognuno fa come cavolo gli pare e il Grande Capo vorrebbe solo dare le dimissioni.

Quindi, in quello che per gli umani è la mattina, un gruppetto di Arcangeli si era riunito per decidere sul da farsi e questo da farsi sarebbe stato il possibile Secondo Avvento o Armageddon, ma la conversione era dilagata su tutt’altro.

L’Arcangelo Saraquael, che si era posizionata in un angolino sulla sua sedia a rotelle, si stava subendo le lamentele che Michael e Uriel avevano deciso di discutere con lei in mezzo tra loro. Fortunatamente, però, riusciva a pensare ad altro anche mentre quelle due galline bisticciavano.

“È impazzito, ti dico!” esclamò Michael. “Sono giorni che sta lì a fissare il mondo dalla finestra!”

“Magari è solo annoiato” mormorò l’altra, roteando gli occhi.

“Non penso proprio Uriel, è sceso sulla Terra anche oggi! Qui c'è qualcosa che non va, sono sicura che quel Demone gli sta facendo qualcosa.”

“Ti ricordo, Michael” intervenne pacata Saraquael, facendo balzare le due. “Che Gabriel è il Supremo Arcangelo, sa benissimo cosa fa.”

Intanto, in un bar a Edimburgo chiamato il Resurrezionista, l’Arcangelo di cui stavano parlando le altre tre era seduto su un divanetto ad aspettare Beelzebub.
Aveva ordinato due birre, il loro solito, tanto per fare qualcosa, ma non aveva ancora toccato la sua.

“Eccomi. Scusa il ritardo” la figura di Lord Beelzebub apparve con solennità, sedendosi accanto all’altro.

“Oh, fa nulla. Come mai mi hai chiesto di vederci qui? Pensavo che la questione Arma-chepalle-Geddon- fosse conclusa.”

“Oh. Sì” allungò il braccio verso il boccale di birra e ne tracannò giù metà in un solo colpo, Gabriel sgranò gli occhi.

“MA COSA FAI! È fonte di ubriachezza!”

“Lo so” rispose semplicemente, finendo la birra e facendone apparire subito un’altra.E non essendo abituato all’alcol, iniziò subito a sentire i suoi effetti, ma mantenne la sua compostezza.
“Vlole- velov- volevo semplicemente prendere aria”

“Ascolta, non dovresti bere quella roba. Ho sentito dire che fa fare pazzie” lə avvertì l’Arcangelo

“E alor- alur- allora?” domandò, bevendo il suo nuovo boccale. “Male no fa”

“Beelzebub, ti prego” il castano posò una mano sul suo braccio, facendolə voltare immediatamente con gli occhi sgranati.
“Vuoi che andiamo fuori?”

“N-Nahhhh, st- ts- sto beneeee” il Demone provò ad alzarsi, ma barcollò rovinosamente e, se Gabriel non si fosse alzato ad afferrarlə, sarebbe finitə a terra.

“Stai attento almeno” lə rimproverò ridacchiando.

“I-Io…lo ero”

Lə prese barcollante e si fissarono negli occhi, ametista nell'ossidiana.
Angelo e Demone, salvezza e dannazione,
peccato e virtù, ma in quel momento non erano nessuna di queste: in quel momento erano solo due esseri viventi desiderosi l'uno dell'altrə, ostacolati nel loro amore da forze più grandi di loro.

"Ha degli occhi bellissimi" pensò Gabriele.
Ad un tratto si trovò ad immaginare l'inimmaginabile: le loro labbra che si uniscono, le loro lingue che ballano una danza con dei passi conosciuti solo da loro, le sue mani sui capelli del Demone, le mani di Beelzebub sui suoi capelli, un bacio in grado di fermare il tempo e lo spazio.

“Gabriel? GABRIEL!” lo richiamò Beelzebub con urlo, attirando l'attenzione dei presenti nel bar.
L’Arcangelo si riprese dalla trance, arrossendo leggermente, sgranando gli occhi per lo shock.

“Oh sì…scusa” mormorò imbarazzato, lasciandolo andare. Si sistemò l’abito argenteo e guardò altrove, vergognandosi di cosa aveva appena osato pensare.

Il Duce degli Inferi tornò sobrio con uno schiocco di dita, sistemandosi a sua volta l’abito, guardò lo stesso punto dove stava guardando l'Arcangelo, ma non vide nulla se non umani che camminavano.

“Terra chiama Gabriel! OHHH!”

“Eh-?” domandò confuso.

“Ma tutto bene?”

“Oh sì, sì. Credevo di aver sentito le Trombe Celestiali”

Beelzebub lo osservò per un paio di minuti, cercando di decifrare i suoi pensieri sotto quello sguardo impassibile, si sistemò la bombetta e accennò un mezzo sorriso.
Gabriel rimase imbambolato, sembrava che il suo cuore stesse per esplodere in qualunque momento, e i suoi occhi erano fissi su quelle dannate labbra.

“Io devo andare” se ne uscì il castano dopo minuti di silenzio imbarazzante, passandosi una mano tra i capelli.
“C-ci vediamo se hai notizie dell’Armageddon?”

“Certo.” mormorò il moro, porgendo cordialmente la mano e stringendola come se avessero appena concluso un affare.
“A presto, Arcangelo Supremo”

“A presto, Duce degli Inferi”

E detto questo si smaterializzò con uno schiocco di dita fuori dal negozio e ritrovandosi poco dopo per le strade del parco di Soho. Si guardò intorno per essere sicuro di non essere notato da occhi indiscreti, per poi iniziare a camminare verso la libreria di Aziraphale.

I suoi pensieri continuavano a vertere intorno a Beelzebub, a quello che aveva sognato ad occhi aperti, al suo battito accelerato quando gli aveva fatto quel mezzo sorriso.
Non riusciva a credere di aver avuto dei pensieri così peccaminosi, avrebbe dovuto meritare la Dannazione solo per quello.

Mentre pensava queste cose si avvicinava sempre di più alla sua destinazione, in cui due esseri celestiali si stavano scambiando effusioni del tutto umane e che Gabriel avrebbe definito peccaminose.
Aziraphale e Crowley erano dietro le tende gialle che coprivano la finestra che dava sulla strada, facendo intravedere leggermente le loro sagome, si stavano mangiando la faccia e le loro mani esploravano la pelle nuda sotto la stoffa dell’altro.

“A-Angelo… perché non andiamo-” mormorò il rosso tra un bacio e l’altro, accarezzando la guancia dell’amante.

“S-sì…è meglio, caro”

“Molto bene”

Crowley lo strinse a sé, baciandolo con passione mentre camminavano lentamente verso le scale. Inciamparono su una pila di libri, rischiando di cadere rovinosamente a terra.
Aziraphale si limitò a mugolare una protesta, impotente sotto i baci che l’altro gli stava donando.

Erano a pochi passi dalla scala a chiocciola, stretti l’uno fra le braccia dell’altro, l’Angelo con la testa appoggiata sul petto del Demone, che stavano giocando con i suoi riccioli biondi.
Si guardarono nuovamente, sentendo entrambi un brivido lungo la schiena, avvicinarono i loro volti e proprio a un passo da un loro nuovo bacio il campanello suonò.

Crowley imprecò ad alta voce, lasciando andare i fianchi del biondo e pronto ad accogliere a male parole chiunque li avesse disturbati.
Aziraphale, invece, si limitò a sistemarsi il panciotto come suo solito e si avviò verso la porta, sgranando gli occhi non appena vide chi c'era dall’altra parte.

“G-GABRIEL…C-cosa ci fai qui?”

“Ho bisogno d’aiuto…”

N.A.
Ve l'avevo detto che sarebbe stato più lungo.

Si ringrazia la mia ragazza oracisonoio e DestielRealTm (la mia business partner) perché sennò sta storia col cavolo che andava avanti.

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