Move on

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Capitolo 18

Dan's Pov

Sono passati tre giorni,tre fottutissimi giorni in cui non ho fatto altro che pensare a lei.

Sappiamo solo che è viva e che non lotta più tra la vita e la morte. Per il resto,non possiamo vederla,non possiamo sentirla e non possiamo avere informazioni.

Ho provato a chiamarla circa trenta volte al giorno,ma le hanno impedito di usare il cellulare.

Riprova. Un'ultima volta,forse sarà la volta buona.

Il telefono ha fatto circa venti squilli,ma la chiamata non ha ricevuto risposta. Sto per riattaccare,ma una voce a me familiare mi richiama.

<<Dan? S-sei tu?>>

La ragazzina ha risposto.

<<Si che sono io! Come stai? Non ho fatto altro che pensare a te in questi fottuti giorni.>>

Sentire la sua voce mi fa riempire gli occhi di lacrime.

Coglione.

<<Sto bene,credo. Mi sei mancato tantissimo, temevo di non risentirti più.>>
<<Vengo da te, adesso.>>

<<Non puoi venire,i dottori ti caccerebbero a calci in culo.>>

Ridacchia.

<<Dimmi una sola parola. Dimmi che ti manco e che mi vuoi lì e io arrivo in un secondo. I dottori potranno anche sedarmi,non me ne frega un cazzo.>>

<<Mi manchi,vorrei che tu fossi qui. Ma ti ricordo che non hai la legge dalla tua parte in questo momento,ti prego non fare cazzate.>>

<<Sono dottori,mica sbirri. Arrivo.>>

Chiudo la chiamata,interrompendo i suoi discorsetti da mammina,afferro le chiavi della macchina e mi precipito in ospedale.

Circa dieci minuti dopo mi ritrovo davanti all'ingresso.

<<Buongiorno signore,come posso aiutarla?>>
Mi saluta un vecchio alla reception.

<<Cerco Victoria Young,dove posso trovarla?>>
<<Mi dispiace signore,la signorina non può ricevere visite dagli amici.>>

Amici? Si,certo.

<<Non sono un amico.>>
<<Mi dispiace per l'equivoco signore,ma la signorina può ricevere visite solo da familiari stretti.>>
<<Sono il marito.>>

<<Ma la signorina ha solo sedici anni,signore...>>

Mi sono rotto il cazzo.

<<Non mi chiami signore,che cazzo! Sono il marito,devo vederla. Mi dica solo in che cazzo di stanza si trova.>>
<<Secondo piano stanza numero venti due.>>

Mi convessa il vecchio con voce tremante, probabilmente spaventato dai miei toni tutt'altro che docili.

<<Grazie. Non ci voleva tanto,cazzo.>>

Prendo l'ascensore che mi porta a secondo piano, poi corro per il corridoio -andando a sbattere contro un'infinità di persone -fino a raggiungere la sua stanza.

<<Non ci credo! Sei venuto davvero!>>
Mi saluta euforica.

Se ne sta sdraiata su un lettino con dei macchinari strani vicino. È pallida,ha l'aria stanca,ma resta comunque la ragazza più bella che abbia mai visto.

Angel face,devil thoughts.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora