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Quanto può fare male una triste notizia?
Tanto.
E la delusione?
Beh, la delusione può ucciderti dentro un'infinità di volte, accoltellandoti nel profondo delle viscere senza permetterti di sanguinare, in modo che nessuno possa accorgersene e salvarti.

Il ticchettio dell'orologio che diventa quasi assordante e martellante per le mie membra, mi da a capire che è da troppo tempo che me ne sto a letto inerme in attesa di prendere sonno.

La notte è scesa sulla città già da un bel pezzo e io come al solito sono ferma a fissare il buio della mia camera, sperando di tenere a bada i cattivi pensieri.

Ti piacerà vedrai! Fai la brava!
Una lacrima cola dai miei occhi tracciando un sentiero caldo lungo la mia tempia pulsante; un riflesso istintivo che il mio corpo ha memorizzato e che ripete ogni volta che ho una crisi.

Al buio i pensieri prendono vita e io mi ritrovo prigioniera dei miei incubi.

Sta buona e non farmi incazzare!
Il cuore prende a battere all'impazzata nel mio petto dolorante, le costole non riescono a contenere i miei polmoni carichi di aria che non riesco a espellere, il mio corpo è fermo, completamente paralizzato dal potere della sua mente.

Smettila di lamentarti cazzo!
Un groppo si ferma in gola e il dolore mentale diventa anche fisico, mentre il passato torna a galla come del sale gettato su ferite mai guarite.

Tutte le notti maledico la morte per non avermi uccisa anni addietro, quando la luce dei miei occhi, la speranza e il rispetto, sono stati calpestati senza pietà; quando ormai motivi per vivere non ne avevo più.

Vorrei reagire ora, non mi importa che sia troppo tardi, desidero poter dare di matto, urlare a squarciagola tutto l'odio che provo, dire basta,  ma non ci riesco e inizio solo ad annaspare in cerca di ossigeno, continuando a inspirare senza espirare.

Sento come se la mia anima avesse perso la sua natura, come se l'avessero cucita su di un'ombra oscura; non riesco più nemmeno a piangere, il massimo che riesco a fare è lacrimare, ma non ho un pianto liberatorio ormai da quando avevo suppergiù diciotto anni.

La stanza inizia a volteggiare, le pareti si restringono e si avvicinano fino a schiacciarmi.
Mi dimeno nel letto, come se una forza maligna mi stesse stringendo le mani al collo per uccidermi e portarmi ancora una volta all'inferno.

La testa diventa pesante e un dolore lancinante e fisso mi comprime il cranio come se fosse stretto in una morsa d'acciaio.
Gli occhi minacciano di uscire dalle orbite e sento il sapore metallico del sangue sulla lingua e bruciarmi in gola.

Un nodo allo stomaco mi provoca dei crampi allucinanti e successivamente una nausea fortissima riesce a piegarmi in due in preda a dei vuoti conati di vomito.

Mi prenderò quello che hai di più caro!

La voce continua a tormentarmi ogni notte, bruciandomi il cervello sino a farmi impazzire, echeggiando nelle mie orecchie finché l'alba non decolla nel cielo venendo in mio soccorso.

La notte è la mia più acerrima nemica e questa volta ha superato ogni limite.

Il mio attacco di panico è durato più del solito, regalandomi anche una buona dose di allucinazioni.
Il mio corpo e madido di sudore e la fame d'aria mi ha provocato un'arsura alla gola non indifferente.
La trachea è dolorante a causa dei sussulti soffocati, come se le parole che mi sono obbligata a ingoiare fossero delle lamette ben affilate.

Dannatamente oltreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora