Silvia's POV
E' passata una settimana dal mio compleanno di sangue e io non faccio che avere incubi orribili. Mi rifiuto di uscire, di leggere i messaggi dei miei amici e di andare a scuola. Tutti penseranno che visto che Martah era alla mia festa l'abbia uccisa io. E la cosa mi terrorizza. Personalmente ho visto la scena ed era raccapricciante. C'era sangue ovunque nella famosa stanza aperta. La ragazza era riversa per terra con la gola squarciata. Mi è venuto da vomitare. E' arrivata la polizia, ha interrogato tutti e quando sono accorsi i miei genitori sono scoppiata a piangere. Segno di colpevolezza forse ma i detective non mi hanno forzata, non riuscivo nemmeno a parlare. Finora nessuno è considerato colpevole, anche se Mina e Vicky l'hanno trovata. Eve, la mamma di Vicky e Adam era fuori di se dalla collera, certa che la figlia abbia aperto la porta rubando la chiave e ci abbia introdotto la sua amica per una furbata giovanile e per questo Martah ha pagato cara la vita. Non sarebbe una prima bravata di Vicky ma lei ha negato in collera. Un bussare leggero mi fa alzare la testa.
<<Amore sono io>>
<<Vattene mamma>>
<<Non puoi più usare lo shock come scusa, devi andare a scuola. Sai com'è fatto papà, non ammette repliche>>
Scosto il piumone.
<<Vi odio! Non mi avete nemmeno detto delle morti in quella stanza, come quella di Elsie e sono terrorizzata. Ho sbagliato a dare retta ad Adam, a festeggiarlo in quel posto orribile. Non ci andrò mai più. A scuola mi daranno della pazza assassina, tanto vale che me ne torni in Italia o cambi scuola>>
<<Tesoro ,stammi a sentire: domani ci torni invece, qui a scuola e nessuno ti colpevolizza. Sicuramente c'è un assassino nella tua scuola e credi che la cosa mi faccia stare tranquilla? No, ma la polizia lo troverà e verrà giustiziato. E a proposito di Adam...è fuori. Vorrebbe parlarti>>
Scendo le scale più nervosa che mai. Quando apro la porta qualsiasi parola mi muore in bocca alla vista di Adam bellissimo con una t-shirt e dei pantaloni sportivi.
<<Silvia>>
<<Adam>>
<<Grazie al cielo stai bene. Tua mamma mi ha detto che stai chiusa in camera e non mangi>>
Forzo un sorriso:-<<Ogni volta ripenso alla torta sporca di sangue e io...tanto non importa. Domani torno a scuola. Sono costretta da papà e mamma>>
<<E hanno ragione. Questa prigionia autoimposta non ti aiuta>>
<<Ma mi protegge!>>
<<Di cosa hai paura?>>
Mi si avvicina scostandomi una ciocca bruna dalla faccia. Sono così in pena e lui deve vederlo eppure averlo vicino mi fa sentire al sicuro. Forse dovrei dirgli tutto.
<<Gli ultimi eventi sono stati critici: mia mamma è a casa da lavoro, il Rolling è chiuso per indagini. La gente parla, ha paura. Martah però non era un'avveduta ed è morta, la colpa credo sia solo sua. Avrà...>>
<<Aveva la gola aperta ,Adam. Non dirmi che si faceva>>
<<Certo che no, è ovvio che è stata uccisa ma non credo da qualcuno presente alla festa. Qualcuno potrebbe essersi intrufolato, era Halloween dopotutto>>
<<C'erano tanti ragazzi. Penseranno che sono stata io>>
<<Tranquilla, che dici? Ho testimoniato io per te, devi solo confermare che sì, sei rimasta con me in hall per tutto il tempo a ballare e ascoltare la storia di Seth>>
Traggo un sospiro:-<<A tal proposito...credo di essermi fatta suggestionare, succede ma...Adam, posso dirti tutto?>>
Lui sorride:-<<Piccola, volevo regalarti un bacio e dirti quanto mi piaci al tuo compleanno. Lo faccio adesso, segno che sì puoi fidarti di me>>
Arrossisco.
<<Davvero?>>
<<Ma certo. Sei bella e intelligente>>
<<A-anche tu mi piaci. Insomma, tu credi negli spettri?>>
Credo che questa sia la conversazione più assurda dopo un "mi piaci" mai avvenuta.
<<Negli spettri? No...insomma, ne hai mai visto uno?>>
<<No ma al manicomio ho sentito una voce che chiamava me. Due volte. La prima quando sono andata con i miei e la seconda volta tu e Mina eravate al mio fianco ma girandomi siete spariti>>
<<No Silvia...impossibile. Siamo stati di sopra insieme, io e Mina ti parlavamo>>
<<Cosa è accaduto? Quando tu e Mina mi parlavate? Mi avete detto che ero lì eppure io non vi sentivo>>
<<Sì...non volevamo spaventarti ma fissavi in trance quella porta, sembravi non sentirci>>
<<La porta. La storia di Seth sugli amici immaginari. I bambini morti>>
<<Credi sia tutto collegato?>>
<<Sì. Quel posto deve avermi riscossa in qualche modo e chiamata a se. Forse non il posto, il posto è solo il fulcro ma qualcuno>>
<<Ok. Stai valutando l'ipotesi, chiamiamola così, che un morto ti abbia chiamata lì per?>>
<<Non lo so>>-scuoto la testa-<<Ma dico che la storia di Seth mi ha messo i brividi perchè io un tempo avevo un amico immaginario, si chiamava Felix ed era alto, elegante, con la faccia da coniglio>>
<<Mi sembri seria ma vorrei ridere. Mica lo hai visto?>>
<<No. Ma ci penso da Halloween. E se...?>>
Adam mi abbraccia, mi infonde sicurezza.
<<Forse devi solo riposarti un'ultima notte per il ritorno a scuola. Ma ne riparleremo ok?>>
<<Se metti in giro la voce che sono pazza, giuro che...>>
<<Silvia: mi piaci sul serio e ti credo, non lo farei mai. Non sei pazza>>
<<Grazie. 'Notte Adam>>
<<'Notte Silvia. E non pensarci: Martah se la scorderanno presto, questo posto è stregato. Siamo abituati a omicidi, purtroppo>>
Spero Adam abbia ragione. So che è così.
Forse è vero, sono solo suggestionata e stanca e impaurita. Chiudo la porta di casa mia e consumo una misera cena ,su soddisfazione dei miei. Più tardi, dopo alcune chiacchiere spente torno in camera e chiudo la porta, faccio un bel respiro e dopo essermi lavata i denti mi metto a dormire. Mi sveglio a mezzanotte, orario in cui tra l'altro Martah è morta, con il cuore in gola. Nel mio incubo c'era Felix e mi richiamava a se per uccidermi.
--
A scuola il giorno seguente quando arrivo molti mormorano e mi puntano a dito. Vorrei sparire, giuro. Prima che inizi la prima lezione una mano mi afferra e sto per urlare ma mi accorgo che è solo Vicky.
<<Silvia vieni con me>>
Mi dice solamente. Titubante la seguo in un'aula vuota.
STAI LEGGENDO
Amico immaginario
HorrorAttenzione: storia horror, consigliabile a un pubblico +14. Silvia è costretta a trasferirsi in America con i genitori a 14 anni, in seguito al fallimento dell'azienda agricola di famiglia. Silvia odia essere un peso per qualcuno, così non protesta...
