Adam's POV
Sono al computer da mezz'ora e non ho trovato niente di nuovo sul manicomio. Chiudo lo schermo e mi accascio con la testa sul divanetto che abbiamo nel giardino fuori, davanti alla piscina ora vuota. Vivere con mio padre è molto tranquillo, lui si fa i fatti suoi e basta che mi impegno a scuola, per il resto rompe il meno possibile. Gli ho parlato pure di Silvia e gli piace. Silvy che ultimamente vedo poco e sfuggente a scuola. Comprendo i divieti e le preoccupazioni dei suoi ma sono quasi eccessive. Sua mamma però è stata molto chiara. E Silvia la vedo strana, a volte assente anche a lezione, lei che è sempre stata eccellente nello studio, motivo per cui la amo (uno dei tanti). Continuo a pensare che ci sono cose che non so, cose che mi sfuggono. Vicky fa sempre la stronza, come se non bastasse e non mi dice nulla del tipo con cui esce. Va a feste, si diverte, non so come fa dopo la festa di Silvia che è stato un bagno di sangue. Mi rizzo a sedere quando sento un fruscio nella siepe poi mi do dello scemo, sono certamente suggestionato dal compleanno. Che situazione. Mia mamma sta venendo da me, sento i passi nel corridoio.
<<Ehi ciao mamma>>
<<Ciao tesoro. Purtroppo mi tocca pregarti di andare a prendere tua sorella a una festa e di portarla a casa. Temo che quell'incosciente di James se ne sia dimenticato. Il che è ridicolo, è suo padre! Tuo padre è fuori, per la cronaca. Cena di lavoro. Io non posso proprio, devo finire di lavorare a un fascicolo per una stanza del manicomio>>
<<Sì mamma nessun problema posso andare ,sarò di ritorno in poco tempo. Non è fuori città vero?>>
<<No>>-scuote la testa-<<Venti minuti, un quarto d'ora. Come va con Silvia?>>
<<Bene, lei...studia molto e rispetta il coprifuoco. Può sembrare noioso ma deve farlo, e a me sta bene così. Solo una domanda: si tratta di quella stanza del Rolling?>>
<Di quale parti, amore?>>
<<La stanza chiusa, la stanza...dell'omicidio>>
<<Non voglio che ti assilli su questa roba, quella era una stanza in manutenzione e forse se quella povera ragazza avesse seguito le regole e non ci fosse entrata...sarebbe viva>>
<<Mamma, per favore. C'è qualcosa di maligno in quella stanza?>>
Scuote il capo e si cinge con le braccia:-<<Adam ti prego, vai fai quello che ti ho chiesto e porta tua sorella a casa>>
Sospiro, mi vesto prendo le chiavi ed esco. Solo che al mio arrivo alla festa non c'è Vicky e non vedo nessuno di famigliare. Sospiro, tipico di lei giocare così. Non chiamo mamma perchè sarebbe inutile preoccuparla. Finalmente vedo un volto amico, Brian.
<<Brian, amico! Anche tu qui? Hai visto Vic?>>
<<No Adam, ma prima c'era, all'inizio. Tranquillo ,ha bevuto appena ma era sobria, poi se n'è andata>>
<<Che significa? Impossibile, dovrebbe essere qui. Suo padre sarebbe venuto ma si è scordato e mamma ha mandato me>>
<<Non saprei, sul serio. Lei non è più qui. Chiamala>>
Sarà meglio, penso. Irritato la chiamo ma squilla e non risponde, quindi decido di fare un giro per vedere la trovo. Incredibilmente la trovo che sta discutendo con Seth, quello delle storie horror. Lui poi fugge spaventato. Sospiro e scuoto la testa, mi avvicino.
<<Che stavate dicendo e perchè spaventi tutti?>>
<<Nooo Adam. Che ci fai qui? Ti ha mandato mamma sì?>>
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Amico immaginario
HorrorAttenzione: storia horror, consigliabile a un pubblico +14. Silvia è costretta a trasferirsi in America con i genitori a 14 anni, in seguito al fallimento dell'azienda agricola di famiglia. Silvia odia essere un peso per qualcuno, così non protesta...
