Una notte al manicomio pt. 3

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Silvia's POV

Non so come questo sia possibile. Io sono impietrita dalla paura mentre lui mi fissa immobile davanti a quella porta e aspetto che dica qualcosa ma non dice nulla. Mi fissa e capisco: sta aspettando una mia mossa.
"Non ho paura di te"-mi ritrovo a dire con la voce che trema-"Voglio tornare dai miei amici. S-so chi sei adesso. Ti prego, voglio solo tornare dai miei amici".
"Io sono il tuo unico amico, tu mi hai creato"
"No, non è così, non è vero. Sei Felix Longbert, vivevi qui e sei morto a quarant'anni per colpa del tuo amico, un amico reale e in carne ed ossa che poi forse così amico non era. Ora lo so ma non è colpa mia ne di tutte quelle persone che hai ucciso, di Martah, della bambina, Elsie...di nessuno di noi. Quindi cos'è che vuoi adesso da me? Perchè la tua vita non può ridartela nessuno"
Attendo ansiosa la sua risposta. Ormai voglio solo rivedere i volti dei miei amici e basta ,liberarmi di lui una volta per tutte ma arrivarci in fondo a questa storia e possibilmente viva. Come se leggesse i miei pensieri avanza minaccioso e risponde:-"Non rivedrai mai più i tuoi amici, nessuno di loro. Io sono il tuo unico vero amico, mi hai creato tu anche se credi di no. Povera piccola e sola Silvia, eri così sola, talmente sola, sempre sola. Non ho ucciso nessuno. E' stato la persona che mi ha rinchiuso qui, è stato lui. L'ho fatto per colpa sua. Voglio solo che tu resti mia amica per sempre Silvia, e i tuoi amici sono un ostacolo"
"Ti prego. Non fare loro del male. Non ero sola, non è vero"-piango pensando che invece era proprio così. Capisco che Felix vuole uccidermi e io non so come oppormi.
"Sai che è così, sai che ho ragione. Vieni nella stanza con me, ti mostro una cosa"
Improvvisamente, come rapita , lo seguo.

Adam's POV

"La luce, ragazze! Oddio sento dei sussurri. Silvy dove sei?"
"Siamo qui Adam"-è la risposta pronta di Mina tremante. Mia sorella sbuffa, come se facesse cose così ogni giorno poi mi ricordo in effetti che è così. Afferro l'aria con la mano e inizia a venirmi un terrore gelido. Silvia non c'è, non parla. Non la sento più qui.
"Maledetti questi posti, li odio e odio gli amici immaginari. Sono delle grandissime merde essiccate, stupidi morti!"
"Vicky, cosa vai dicendo? Credi sia saggio in mezzo a anime defunte?"-domanda Mina in panico.
"Ditemi dov0'è Silvia"
"Ecco, non si è più sentita all'improvviso. Io so dove può averla portata. E maledizione, ignorate qualsiasi voce, guai a voi se ne osate seguire una sola"
"Cosa stai dicendo Vicky? Portata dove?"
"A volte, alcuni morti, hanno la capacità, chiamiamo talento così si sentono grandi di fare sentire piccole le vittime, di manipolarle a parole, cosa che fanno anche i vivi ma credo la abbia portata di sopra alla stanza. Muoviamoci e non dividiamoci mai"
Gemo.
"Ma cosa vuole da lei?!"
"La vuole uccidere e può farlo secondo me solo nella stanza, ho questo sospetto. Perchè non lo so ma è così e basta, e salite più velocemente quelle scale, fate schifo in allenamento"
"Vicky io faccio football, sono allenatissimo"-la riprendo salendo gli scalini due a due, col cuore martellante. Temo per Silvia, se morisse...oddio non voglio nemmeno pensarci, voglio solo vedere la luce e uscire da questo orrido posto.
"La vuole morta per tenere lei per sempre con se, non so perchè. La vedete? Le torce non vanno"
Finalmente in penombra vedo qualcosa, dei capelli lunghi bruni. Non ci penso nemmeno un secondo e mi fiondo ad afferrare la mano a Silvia, che quando mi guarda ha gli occhi vitrei, fissi nel vuoto, quasi due palle di orbite, ma non mollo la presa. Improvvisamente sento Vicky esclamare di avere trovato il generatore e torna la luce.
Silvia sbatte le palpebre.
"C-cosa è accaduto?"-si volta, fissa la stanza, trasalisce, poi torna a me-"Adam? Io ero giù con voi, poi non lo so più, poi vi sentivo lontani, poi lui..."
Scoppia a piangere e io la stringo a me.
"Shhh penso sia finita ,il peggio è andato per stasera"
"Già, per stasera. Andiamocene da qui"-sentenzia adirata mia sorella. Ne ho abbastanza di questo maledetto postaccio. Prendo la mia ragazza e usciamo, sempre inseguiti da voci contorte e sibilline alle nostre spalle.

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