Una notte nel manicomio pt. 2

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Silvia's POV


<<Oddio non dovreste essere qui, nessuno di voi. E' me che vuole. Che significa che Adam sa?>>-trafiggo Vicky con lo sguardo. Lei alza gli occhi al cielo.

<<Pare sia pazzo di te e se centri tu tanti auguri a trattenerlo. E sai bene che non dovresti essere qui per nessuna ragione al mondo>>-mi fulmina la biondo cenere. 

Sono evidentemente nel panico, mi passo una mano tra i capelli.

<<Dovete andarvene subito ma Mina ti prego non dire nulla a tuo padre>>

<<Non lo farei mai, farti questo io Silvy? No mai. Ma vogliamo aiutarti>>

In panico fisso Adam che mi guarda con compassione. 

<<So tutto e voglio proteggerti. Felix non ti avrà. Non lasceremo che ti prenda>>

<<Ok smielato che non sei altro, dille quello che sai>>-sbuffa sua sorella-<<E Silvia non ascoltare le voci. Non separiamoci e qualsiasi cosa tu senta non darle importanza>>

<<Non sono pazza, Davis. Che voci dovrei sentire?>>

<<Qualsiasi, dei morti di questo lurido postaccio>>

<<Ehi mamma ci lavora>>-ribatte il ragazzo. 

<<E allora? L'ho sempre destato>>

<<Ma allora perchè fai quello che fai?>>

<<Non è affar tuo ,Conway. Cosa sei venuta a fare, si può sapere?>>

<<Dopo voglio sapere ciò che sa Adam. Sono venuta a cercare risposte, qualsiasi cosa. Io lo vedo. Vedo lui, fuori e dentro casa mia lo percepisco. Non posso morire così, ho solo sedici anni e ho paura. Ma con voi ho meno timore forse>>

<<Non sei sola>>

<<Ok Mina, l'hai incoraggiata abbastanza è tempo di agire>>-la stronca Vicky.

<<Quello che so>>-spiega Adam non lasciandomi mai la mano-<<E' che mamma tiene un fascicolo privato su quella stanza. E se Martah è morta lì dentro così come chissà chi altro, come Elsie, la bambina, allora forse l'avvertimento parte da lì>>

<<Quindi...troviamolo e scopriamo qualcosa. Bene. Dove potrebbe tenerlo?>>

<<E se non fosse qui? Voglio dire, e se mamma lo tenesse a casa? E' molto privato e la stanza è "in ristrutturazione". Lo lascerebbe qui o lo leggere anche a casa?>>-si interroga la sorella maggiore citando con le dita le virgolette. Adam increspa le labbra.

<<E' possibile, potrebbe sapere qualcosa di cui ci tiene all'oscuro per proteggersi. Tuttavia nostra madre non è il tipo che si porta il lavoro a casa. Mina fa luce con l'iPhone ,cerchiamo sotto al bancone>>

<<Luce accesa. E Vicky sei così scorbutica, un pò di ottimismo. Almeno vorrei capire come fai a essere parente di Adam, che è così gentile>>-sibila la bionda alla ragazza vestita di nero.

<<Certo, e tu sei qui perchè sei coraggiosa. Io almeno sì>>

<<Sono qui per Silvia, è la mia migliore amica. Almeno a te importa di lei?>>

<<Ragazze basta. Cercate, penso sia una cartella rossa o nera>>

Dopo un bel pò di tempo mi salta alla mano una cartelletta nera con scritto sopra "PORTA NERA-OMICIDI". 

<<Ragazzi guardate>>

<<E' lei, oh mio Dio. Apriamola>>

<<Non c'è nemmeno scritto "Ristrutturazione" ne nulla>>-la rigiro io. Aprendo è un fascicolo corposo e pieno di fotografie terrificanti con sangue e gente morta. C'è anche la bambina, Elsie. 

<<Ok non posso guardare di nuovo quella scema>>-si scosta appena Mina.

<<Lei è...oh mio dio, è Martah>>-mi porto una mano sulla bocca orripilata. 

Verso la fine delle pagine sfogliate velocemente mi blocco. Letteralmente non respiro più. C'è un uomo alto, vestito in smoking, con una faccia da coniglio. Sembra una maschera: è Felix.

<<Cosa dice? Come può esserci una foto di Felix se è stato solo immaginario, da te inventato?>>-è Adam stupito a porre la domanda. I miei occhi saettano sulle pagine. Sto stritolando il foglio, Vicky è curiosa, Mina anche e Adam pende dalle mie labbra.

<<Leggi a voce alta, Silvia>>

<<Ehm...sì. "Felix Longbert, originario di qui, quarant'anni, psicopatico e sociopatico certificato, forse assassino di bambini. Fatto rinchiudere dal suo più caro amico al Rolling Hills Asylum nel 1843, ha sempre vissuto nella cattiveria e nel rancore. Il suo più grande rimpianto è non essersi vendicato del suo amico finchè era in vita. Rapiva i bambini portandoli in luoghi sconosciuti fingendosi il loro migliore amico reale e/o immaginario. Vestiva elegante, e amava indossare una maschera da coniglio per attrarre le vittime. E' stato qui fino alla fine dei suoi giorni">>. 

Traggo un profondo respiro, sono nel panico più totale. Il che non ha alcun senso.

 <<Ma non ha senso. Lui l'ho inventato io, è il mio ex amico immaginario>>

<<Oppure no>>-riflette Vicky.

<<Come sarebbe a dire?>>

<<Era un sociopatico killer ed è morto da tale, sicuramente. E' stato lui a trovarti, lui a venire da te, uno spettro maligno. Lo vedevi solo tu sì, ma lui ti trovò in Italia Silvia, lui venne da te. Non la tua mente da lui. Non so esattamente perchè te, ma lui ti deve avere attirata qui. Poco ma sicuro. Per ucciderti. Non è mai stato nella tua mente e basta, non è mai stato quello che credi tu. Felix Longborn è un fantasma, bensì non il tuo amico immaginario che hai sempre creduto. E vuole te comunque. Ecco perchè qui, perchè gioca in casa, conosce bene il posto. Ma dice qualcosa sulla stanza in particolare?>>-domanda la scaltra Vicky. 

Le mie mani tremano e ho gli occhi spalancati. Sono terrorizzata.

<<Ehi da a me i fogli, leggo io>>-si premura Adam-<<Sì qua dice che "Felix adorava la stanza dalla porta nera, era la sua. Sono state trovate molteplici vittime lì dentro negli anni, apparentemente senza killer mai trovato, ma i segni erano tutti conducibili a lui. Al soprannaturale non ci ha mai creduto troppo nessuno, eppure Felix ammazzava così le sue vittime. Gola sgozzata. Sangue. Amava il crimine. Nessuna foto rinvenuta del suo volto, poteva averlo sfigurato". Oh mio Dio...>>

Adam molla i fogli come se scottassero. 

<<Perchè io?>>

<<Perchè ha solo colto la palla al balzo, sei il suo divertimento>>

E' l'ultima cosa che sento dire da Vicky, prima di sparire e ritrovarmi nel buio.

<<Ragazzi, mi sa che ho il cellulare scarico>>-balbetta Mina.

<<Fa armeggiare me, magari il mio va ancora>>-Adam. Ma li sento lontani, distanti, in basso...io sono al piano superiore, nel lungo e buio e deserto e pauroso corridoio. Trattengo il fiato, davanti a me la porta nera. Davanti alla porta: lui.  

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