Silvia's POV
Ancora non so che Adam sa. Mi torturo le pellicine delle dita affusolate sperando che i miei vadano a dormire presto. Li amo, i miei. Di solito li sento accoccolarsi davanti alla Tv, farsi due moine, darsi un bacio e dormire con tranquillità spegnendo la luce nella loro camera. Ma si sentono solo i miei denti sulle pellicine adesso, tutto tace in casa e oso muovermi solo per accendere la luce piccola accanto a me. Per fortuna nessun coniglio in vista. Probabilmente ho le occhiaie e sono stanca morta senza rendermene conto. Un'idea macabra mi è baluginata in mente. E voglio che Mina ne sia all'oscuro, voglio che tutti non lo sappiano perchè se dovesse accadermi qualcosa loro si preoccuperebbero. In più non mi vorrebbero in giro di notte per il coprifuoco. Se io voglio vivere (e vi giuro che lo voglio) ho bisogno di risposte. E le risposte le posso trovare solo in un luogo: al manicomio. E' là che voglio andare, a piedi da sola di notte. Già tremo dalla paura mentre con una felpa nera con zip e cappuccio e pantaloni larghi apro piano la mia finestra. Non cigola, mio papà Ralfh gli da sempre un pò d'olio quando serve. Scruto la strada ma è buio per vedere davvero bene qualcosa. Deglutisco e piano mi calo per scendere. Una volta a terra attutisco la discesa con le caviglie e vado sul marciapiede. Tutto tace, non c'è un'anima viva e nemmeno Felix. Più rincuorata inizio lentamente a camminare e un brivido mi percuote. Non oso fermarmi nonostante io percepisca tutto tranquillo. E' un bel pezzi strada a piedi ma magari sgranchirmi mi farò bene. Prendo uno spavento quando sento un clacson ma è solo gente ubriaca e scuoto il capo. Ogni tanto ce ne sono. Non mi manca molto per arrivare quando noto l'insolito. Il marciapiede dinanzi al manicomio è macchiato di scuro, come sangue secco e il portone è dischiuso. Mi aggrappo all'ultimo briciolo di coraggio che mi resta e apro la porta. Questa sì che cigola, e in modo spettrale. Metto dentro solo la testa, ma è così buio che accendo la torcia del telefono.
<<C'è nessuno?>>
Mi rimprovero subito. Anche negli horror esordiscono sempre così e puntualmente muoiono. Espiro ed entro. La porta si chiude velocemente dietro di me con uno scatto pesante e trasalisco. Niente panico, avanzo. Il piano è cercare qualcosa, qualsiasi cosa che mi faccia collegare i puntini nella mia testa e concentrarmi su quello restando al pianterreno senza salire. Così mi illudo di essere più al sicuro. Non voglio salire, perdermi al buio o peggio, incontrare gente strana come il calvo, ospiti o fantasmi. Mi terrorizza il sol pensiero. Mi prende un capogiro e mi appoggio alla cassa. Nella mia mente mi è apparsa la porta nera ma è ovvio che sia la stanchezza. Odio la mia stessa paura ed essere così suggestionabile.
Facendomi luce noto tutti gli oggetti sulla cassa e vari fascicoli sotto ma sono contabili o informativi per i turisti, ci sono schedati i clienti che alloggiano qui, nulla più. Mi sto arrendendo e penso che certamente sia stata una pessima idea quando una mano mi afferra il braccio e un'altra sbatte sul bancone. Faccio per gridare ma un'altra mano mi tappa la bocca.
Adam's POV
Non riesco davvero a chiudere occhio. Penso che i miei occhi siano rossi per le troppe ricerche sui libri e al computer, non ho trovato niente di niente su nessun Felix in quel dannato postaccio. E' colpa mia, cielo. Mai avrei dovuto incentivare Silvia a festeggiare lì i suoi soli sedici anni, siamo maledetti come città per colpa del Rolling. Mi maledico io stesso. Lei è piccola, fragile e paurosa, e mia. E voglio proteggerla ma come? Adesso magari, mentre dorme a casa sua, è in pericolo e quell'essere la può uccidere e temo per la sua vita. Se anche sostassi fuori da casa sua, potrei davvero salvarla fosse il caso? Non lo so ,ma voglio tentare perchè se sto qui impazzirò di sicuro senza piani di azione, senza agire. Però pare mia sorella abbia avuto la stessa idea. Balzo a sedere nel letto quando qualcosa colpisce la mia finestra. E' l'unghia di mia sorella che giace lì fuori felina come un ninja. Vado ad aprire la finestra.
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Amico immaginario
HororAttenzione: storia horror, consigliabile a un pubblico +14. Silvia è costretta a trasferirsi in America con i genitori a 14 anni, in seguito al fallimento dell'azienda agricola di famiglia. Silvia odia essere un peso per qualcuno, così non protesta...
