capitolo 4

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Blitzø aprì gli occhi, il cielo rosso illuminava il pentagono mentre delle urla in agonia echeggiavano nell' aria. Guardò l' ora, erano le 23:00...Si chiedeva di che giorno.

Era da qualche giorno che dormiva, in realtà erano pochi i momenti in cui era sveglio. Odiava fare qualsiasi cosa, odiava dover convivere con se stesso, con i suoi pensieri, i suoi ricordi o le sue azioni passate quindi preferiva ubriacarsi finche non collassava.

Si alzò e avanzò gobbo verso il bagno cosparso di bottiglie di alcolici e vomito. Era più sporco di una stazione di servizio. Una luce fredda lo illuminava mentre si guardava allo specchio. Stava uno schifo: era trasandato, con le occhiaie, i denti ingialliti e gli occhi rossi. 

Si trascinò barcollante dentro la doccia e accese l' acqua <PORCA PUTTANA, È GELATA!> gridò tremando sbrigandosi a lavarsi mentre una voce nella sua testa iniziò a farsi sentire "Per forza è gelata se non pago le bollette, per non parlare dell' affitto, da quanto sarà che non lo pago?" scosse la testa, forse era tempo di guadagnare qualcosa.

Si vestì ed uscì di casa entrando in una banca per riscuotere. Si mise il passamontagna e si fece strada con la pistola verso il bancario...A quelle' ora non c' era nessuno, non avrebbe avuto troppi problemi. 

B: Senti bello, questa è una rapina. Sai come funziona no? Dammi i soldi e non osare fare il furbo con me...Dennis

Disse con nonchalance guardando il cartellino col nome sulla giacca del ragazzo che faceva il bancario.

B: Se fai qualche cazzata, tipo chiamare il tuo fidanzatino della polizia o cerchi di fare l' eroe sappi che non avrò problemi a spararti un proiettile in quella tua testa vuota che hai ok? Quindi fai il bravo e dammi i soldi, velocemente grazie.

Mentre Dennis riempiva un sacco con i contanti Blitzø si diede velocemente un' occhiata intorno per vedere chi erano gli ostaggi. Vide solo una vecchietta che cercava di chiamare la polizia senza riuscirci visto che non sapeva nemmeno accendere il cellulare.

Blitzø sbuffò vedendo la signora che cercava pateticamente di far accendere il telefonino tuttavia non poteva allontanarsi da Dennis. Sapeva che quella vecchia non rappresentava un pericolo ma avere un telefono di riserva gli sarebbe stato utile visto tutti i telefoni che lanciava nei suoi attacchi di rabbia.

B: Lei, venga qui

Disse Blitzø indicando la vecchia con la pistola mentre la invitava ad avvicinarsi a lui. Iniziò a perdere la pazienza vedendo che la vecchia restava lì impalata a fissarlo.

B: Si muova e venga qui se non vuole che le spari e mi creda quando le dico che non ho problemi ad uccidere una vecchia, probabilmente domani mi sarò già dimenticato di lei.

Blitzø la avvertì mentre caricava la pistola pronto per sparare convincendo la signora ad avanzare lentamente verso di lui. 

D: Ecco a lei i  soldi signor Blitzo

Disse Dennis consegnando un sacco pieno di contanti

B: Hey, la "O" è muta stronzo!

Gridò arrabbiato, odiava quando lo chiamavano Blitzo, il suo nome andava pronunciato Blitz. Perché tutti sbagliavano a dirlo? Dopo poco si accorse che dopo averlo corretto sulla pronuncia del suo nome aveva praticamente confermato di essere lui quindi sbuffò frustrato sapendo che ormai non poteva più negare che fosse lui il rapinatore e si tolse il passamontagna rassegnato.

B: Oh andiamo! Era così evidente che fossi io?

D: Quanti cornuti alti mezzo metro conosci?

B: Le mie corna sono bellissime... E comunque il vero cornuto qui sei tu...Il tuo bel fidanzatino continua a tormentarmi di messaggi, che patetico si è innamorato di me dopo solo una volta.

Blitzø sorrise mentre guardava la faccia di Dennis sconvolta. Poi si girò verso la vecchietta che era finalmente riuscita ad accendere il telefono.

B: Senta signora mi dia il telefono che tanto è negata...E le consiglio di fare la brava la prossima volta, non tutti sono pazienti come me.

Blitzø prese il telefono dalle mani della vecchia e uscì dalla banca dirigendosi verso casa dove trovò un foglio sulla porta con scritto "SFRATTO" a lettere cubitali. Blitzø chiamò il padrone di casa che non rispondeva e aveva già cambiato serratura approfittando della sua assenza.

Sentendo la segreteria telefonica Blizø urlò arrabbiato e tirò a terra il telefono spaccandolo per poi dirigersi a grandi passi verso la porta corazzata in ferro del padrone di casa.

B: Raul, grandissimo bastardo lo so che sei in casa, apri la porta codardo!

Blitzø continuava a citofonare insistentemente sapendo di non poter irrompere in casa sua: quel codardo dopo l' ultima volta aveva pensato bene di corazzare la porta in ferro.

B: Ho qua i soldi per l' affitto, lo so che non pago da mesi ma ora ti darò fino all' ultimo centesimo.

R: Blitzø non sai leggere? Ti ho SFRATTATO. Non mi interessano i tuoi soldi, tu paghi quando ti pare ed io sono stufo.

B: Ma  ora sono pronto a pagare, inoltre mi devi un telefono.

R: I vicini si lamentano dei rumori, della musica e della puzza di alcol che viene dall' appartamento.

B: Beh si facessero un giro! Io faccio quello che voglio e non è colpa mia se hanno dei gusti musicali di merda.

R: Vattene

B: Sai cosa? Io me ne vado e non perché me lo ordini tu, ma perché lo voglio io: questo posto è una topaia, i vicini sono degli ebeti che non riconoscono la buona musica  e il proprietario è davvero un bastardo che ha paura della sua stessa ombra, ma per fortuna vado via da questo schifo. Addio! Spero di non mancarvi troppo e  sappi che non consiglierò questo buco a nessuno dei miei amici!

R: Tu non hai amici

B:Sta zitto bastardo! Comunque sono pieno di amici, a differenza tua io non sono un odioso cane codardo barricato in casa.

Dopo quelle parole che gli rimbombavano nella testa Blitzø era più arrabbiato che mai. Tornò davanti alla porta del suo EX appartamento e sparò sulla serratura per entrare. Non doveva prendere nulla, voleva solo incasinare di più la casa. Prese un barattolo di tarli, che riservava per le occasioni speciali, e lo liberò nell' appartamento mentre apriva tutti i lavandini per allagare casa e cospargeva le pareti di cibo.

Era ormai notte fonda ed era seduto sul marciapiede, non avendo amici a cui chiedere ospitalità. Era riuscito a farsi odiare da tutti. Sbuffò cercando di scacciare i pensieri mentre alzava lo sguardo verso la Luna che era bella come il giorno in cui era morto "Erano già passati 100 anni?" Erano già passati e non aveva nemmeno un amico, erano già passati e non c' era un giorno in cui non avesse pensato a Stolas, probabilmente era in paradiso e non l' avrebbe rivisto mai più.

Angolo autrice

In questo capitolo mi sono soffermata su Blitzø, magari nel prossimo parlerò più di Stolas. Ciaoo




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