A Melbourne il sole splendeva, ma io mi sentivo vuoto. Strano, no? Dovevo essere felice, persino euforico. Avevo appena vinto il mio primo Slam, realizzando un sogno che mi porto dietro da quando ero solo un ragazzino. Ma quella mattina, ogni traguardo sembrava sbiadito.
Clelia era partita da poche ore, eppure sembrava che qualcosa di fondamentale mi fosse stato strappato. Ero tornato dai miei allenatori, cercando di nascondere il peso che sentivo. Non volevo far trasparire nulla, soprattutto non con loro. Simone e Darren sono come una famiglia, ma ci sono cose che preferisco tenere per me.
La mattina era iniziata con il vuoto lasciato dal nostro addio. Il ricordo di Clelia che mi sorrideva prima di sparire dalla mia vista continuava a tornare come un'eco. Non riuscivo a togliermi dalla mente il suo sguardo, così pieno di emozioni che sembrava rispecchiare tutto quello che stavo provando anche io. Mi ero sforzato di restare impassibile davanti a lei, di rendere quel momento più leggero di quello che in realtà era. Ma dentro... dentro ero a pezzi.
L'unico gesto che mi era concesso era stato quel «sei bellissima» mimato con il labiale. Non so se mi abbia capito. Ero troppo lontano per sapere se mi avesse risposto, se il suo sguardo avesse colto tutto ciò che volevo dirle in quelle due parole. Ma mentre lei spariva con Giovanni, sentivo che una parte di me la stava seguendo.
Presi il telefono dal comodino e scorsi le nostre ultime conversazioni. Brevi, banali, come se fossimo solo amici che si tenevano aggiornati. Ma ogni parola pesava più di quanto avrei mai ammesso. Mi venne voglia di scriverle ancora, di chiederle qualcosa di più personale. Ma cosa? Ero bloccato, come se non fossi sicuro di quale fosse il limite da non oltrepassare.
Simone bussò alla porta della mia stanza, interrompendo i miei pensieri. «Jannik, vieni giù per pranzo? Darren e Giacomo ti aspettano.»
«Arrivo.» risposi, alzandomi dal letto con riluttanza. Non volevo rimanere chiuso lì dentro tutto il giorno, ma l'idea di affrontare il mondo mi pesava.
In sala pranzo trovai il solito caos. Darren era già in piena discussione con Giacomo su qualche partita di calcio, mentre Simone cercava di riportare la conversazione sui nostri prossimi tornei. Mi sedetti accanto a loro, cercando di mascherare il mio umore.
«Eccolo qui il nostro campione.» disse Giacomo con un grande sorriso. «Come ci si sente dopo aver conquistato l'Australian Open?»
«Normale.» risposi con un mezzo sorriso.
Darren mi scrutò. «Normale? Sembra che tu abbia perso la finale, non che l'abbia vinta.»
Simone intervenne con il suo solito tono pacato ma deciso. «Magari è solo stanco. È normale dopo una settimana così intensa.»
Li ascoltavo parlare, rispondendo ogni tanto con un cenno o una parola, ma la mia mente era altrove. Clelia.
Dove sarà adesso?
Starà pensando a me?
Dopo pranzo, Simone propose di fare una passeggiata per il centro di Melbourne. «Non possiamo passare tutto il giorno in hotel. Godiamoci un po' la città prima di partire stasera.»
Accettammo tutti, e presto ci trovammo a camminare per le strade luminose di Melbourne. Il sole era alto nel cielo, e l'aria fresca rendeva tutto più sopportabile. Darren aveva comprato un caffè da portare via e si divertiva a fare battute su chiunque passasse.
«Guardate quel tipo lì. Scommetto che è un tennista mancato...» disse, indicando un uomo con un cappello troppo grande per la sua testa.
«O magari è solo in vacanza e vuole rilassarsi.» ribatté Simone, scuotendo la testa con un sorriso.
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GAME, SET, LOVE//Jannik Sinner
Fanfiction«Questo è il tuo momento. Gioca per te stessa e per tutti quelli che credono in te. Non lasciare che la pressione ti fermi; ogni colpo che fai è un passo verso i tuoi sogni. Io sono qui, ti sosterrò sempre.» Lei, ha riscritto la storia del tennis...
