Capitolo 11 - Fratello maggiore

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Emma

Dopo essere scappata dalla mia stanza sono andata a lezione, quattro ore di matematica che per molti sarebbero la cosa più noiosa del mondo, ma io amo i numeri e tutto ciò che li riguardino.

Si possono creare tante cose partendo dai numeri; sono la base di tutto nella nostra vita e non parlo delle tabelline ma delle parabole, dei logaritmi e di tutte le nuove teorie che vengono e si possono creare.

Quindi queste quattro ore filate non mi sono pesate.

Ma adesso ho una fame, mando un messaggio ad Ally chiedendole di incontrarci fuori dalla mensa; lei accetta subito.

Metto tutto nello zaino e imbocco l'uscita del palazzo, cammino finché vedo una sagoma familiare.

Un ragazzo alto; muscoloso; rasato; vestito con jeans e maglietta a maniche corte; un cappellino girato al contrario e un tatuaggio sul bicipite destro un ancora.

Una domanda mi sorge subito spontanea.

Cosa ci fa lui qui?

<<Tommy>>

Il bell'imbusto in questione si gira...

Sì! È proprio lui il mio bellissimo fratellone.

<<Ciao Polpetta>>

Mi saluta lui con quel soprannome orribile.

Corro per le scale e gli salto addosso come un koala con il suo ramo di eucalipto ed il mio ramo è proprio lì pronto a prendermi, come sempre.

Mi afferra al volo iniziando a farmi girare come se non pesassi nulla.

Io e Tommaso siamo diversi in tutto lui è altro e muscoloso; io sono bassa e tozza; lui biondo; io castana ma abbiamo una cosa in comune, gli occhi profondi e color nocciola.

Due occhi che si parlano anche se le labbra non emettono nessun suono.

Come ora, con la fronte appoggiata l'una all'altra; occhi negli occhi e senza parlare.

Mi è mancato così tanto.

Tommy è la mia forza, lui c'è sempre stato anche dopo il casino con Giovanni; lui era li dopo ogni mio incubo ad abbracciarmi e ad asciugarmi le lacrime.

Non mi ha mai preso per pazza ha solo ascoltato il mio dolore; mi accompagnava ogni giorno dallo psicologo, rimaneva nella sala d'aspetto della clinica mentre io facevo la mia seduta di terapia e una volta finito era lì su una sedia pronto per portarmi a casa, nel tragitto in macchina per farmi stare meglio si metteva a cantare ogni canzone che passava in radio.

Siamo ancora abbracciati davanti all'entrata, persi in un enorme abbraccio.

<<Dai Tommy mettimi giù così andiamo in mensa>>

Gli dico ridendo mentre le persone che passano ci guardano male.

<<Va bene andiamo in mensa>>

Mi risponde, iniziando a camminare con me in braccio

<<Tommy dai>>

Dico nel bel mezzo delle risate, visto che lui si è messo a farmi il solletico.

<<No! voglio portarti così come quando eravamo piccoli>>

Sorrido a questa sua affermazione ma non ribatto, mi stringo nel suo abbraccio ancora di più e lascio che mi trasporti come quando eravamo piccoli.

<<E poi così tengo lontano i ragazzi che ti guardano>>

Mi sussurra mio fratello all'orecchio mentre io rido, come non facevo da tanto tempo.

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