Capitolo 17 - Pensieri

22 3 18
                                        

Emma

Dopo che Jordan mi ha spiazzato chiedendomi di essere la sua ragazza sono andata a lezione con scarsi risultati, visto che non sono riuscita a concentrarmi neanche un secondo sul professore e sulla lavagna alle sue spalle, come se il mondo intorno a me fosse muto e andasse più lento rispetto ai miei pensieri, al battito del mio cuore e alle mie emozioni.

Non riuscivo a far altro che sorridere come un ebete mentre ripensavo alle sue parole così sincere e dolci.

Non pensavo che lui fosse così contraddittorio, dal suo aspetto penseresti che sia un tipo arrogante, pieno di sé, scontroso, ribelle e senza scrupoli; invece nonostante il suo aspetto da cattivo ragazzo lui è capace di amore, di fedeltà non solo per la sua compagna ma anche verso i suoi amici, sincerità e generosità qualità che non pensavo di trovare in lui.

Non che pensassi fosse una cattiva persona però il primo impatto non è stato dei migliori con quel suo sorrisetto arrogante, quegli occhi maliziosi e la voce profonda.

Menomale che non sono una persona che si ferma alle apparenze e preferisco scavare più a fondo per capire chi davvero ho davanti.

Non pensavo che mi sarei affezionata a lui così in fretta men che meno che mi facesse sentire così viva, serena e spensierata come non mi capitava ormai da anni, come pensavo non sarei mai potuta tornare ad essere; mi sento un po' in colpa se penso a Giovanni, lui non c'è più per colpa di mio padre ed io sono qui a rifarmi una vita mentre il mio ex è morto.

So per certo che lui vorrebbe questo per me che io tornassi a vivere, sorridere, farmi una famiglia e vivere felice senza rimpianti e paure.

Giovanni mi ripeteva sempre "che qualsiasi cosa fosse successa in un futuro lui mi avrebbe sempre voluto bene e ci sarebbe sempre stato per me, che sono una persona forte e qualunque cosa potesse capitarmi io l'avrei sempre superata a testa alta come ho sempre fatto, avevo superato già tante cose da non lasciarmi schiacciare da niente e da nessuno perché se mai fosse successo non sarei stata davvero io. Io ero una combattente e i combattenti ce la mettono sempre tutta ad ogni costo".

Quando mi diceva queste cose mi guardava con rispetto, devozione, orgoglio e amore.

Era un ragazzo fantastico con dei difetti e degli hobby discutibili come le gare clandestine di macchine ma è sempre stato sincero con me.

Vengo risvegliata improvvisamente dalla campanella che segna la fine della lezione e mi rendo conto di non aver preso appunti né di aver capito nulla di ciò che ha detto il professore, quindi dovrò studiare da sola i capitoli che il professore ha appena spiegato.

Mentre i miei compagni si affrettano ad uscire dall'aula io mi prendo un momento per guardare la lavagna e cercare di capire cosa c'è scritto, a che argomento si riferiscono soprattutto, cerco di scarabocchiare il più possibile sul mio quaderno per poter poi capire in camera mia cosa realmente c'è scritto.

Sono così concentrata che non mi rendo subito conto dello zaino che viene appoggiato sul banco vicino al mio, me ne accorgo solo quando una voce profonda si esprime vicino a me << Cosa ci fai tutta sola qui? La lezione è finita piccola non dovresti andare in giro da sola>>

Sento i brividi risalire sulle mie braccia e un insolito sudore freddo scendermi giù dalla schiena, tento di nascondere il mio fastidio ed alzo lo sguardo sul volto di Dylan Sheridan lo stesso viscido che mi ha lasciato dei segni rossi sul braccio durante la mia prima festa qui.

Sorridendo fintamente non curandomi del fatto che potesse capire quanto finto potesse essere, lo scruto dal basso facendomi volutamente notare << Non penso che ti riguardi il fatto che io sia qui da sola e soprattutto il perché io sia ancora qui.>>

ALL DAYLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora