Capitolo 19 - Incomprensioni

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Emma

Dopo le parole che Dylan ha pronunciato da Ell abbiamo deciso di tornare a casa, ora siamo tutti in sala; alcuni seduti sui divani, altri sulle sedie portate qui dalla cucina, oppure in piedi come Jordan che continua a camminare avanti e indietro nella stanza come un leone in gabbia.

<<Jordan dai amico siediti un attimo, se continui così mi farai venire il mal di testa>>

Cerca di fermarlo Andy seduto vicino a me sul divano, io mi limito a stare in silenzio e ad osservarli, sono tutti agitati e preoccupati, non solo per il loro amico ma anche per me; loro dicono che Dylan sia un ragazzo poco raccomandabile che usa le donne come più gli pare e piace.

Il fatto che siano tutti in pensiero per me mi riempie il cuore di gioia, ma loro devono anche capire che non sono un vaso Ming del XV secolo non mi romperò con un soffio di vento, andiamo sono italiana e sono cresciuta in mezzo alla mafia forse è arrivato il momento di chiarire un paio di punti con questi ragazzi.

<<Quindi volete sapere cosa ci siamo detti io e Dylan quando me lo sono ritrovato in classe?>>

Chiedo rivolgendomi a tutti, anche se i miei occhi stanno guardando solo una persona.

Lo vedo fermarsi in mezzo alla stanza, tirare su la testa e cominciare a fissare il muro davanti a sé lasciando che io possa bearmi del profilo del suo corpo perfetto.

<<Vuoi che ascoltino tutti Emma o vuoi parlare solo con me?>>

Aia mi ha chiamato per nome non è un buon segno.... È incazzato e lo capisco.

<<Quello che ti dirò, tu poi lo racconteresti a loro quindi per me non ha senso che se ne vadano>>

Spiego tranquillamente mentre mi appoggio con i gomiti sulle ginocchia così da essere visibile a tutti e non nascosta dietro le spalle grosse di Andy.

<<Bene allora ti ascoltiamo>>

Replica lui ancora fissando il muro davanti a sé; mmm no così non ci siamo.

<<No! Se vuoi che inizi a raccontare mi devi guardare negli occhi Jordan>>

Sentenzio senza remore; prende un respiro profondo poi si gira per incastrare le sue iridi alle mie ed eccolo lì la paura di perdermi, la rabbia per le parole pronunciate da Dylan ed il risentimento perché io non gli ho raccontato nulla.

<<Quando mi hai chiesto di essere la tua ragazza ero così felice e sovrappensiero che alla lezione a cui mi hai accompagnato subito dopo non ho seguito nulla di ciò che diceva il professore; quindi alla fine dell'ora mi sono fermata per copiare ciò che riportava la lavagna, così magari da capirci qualcosa una volta arrivata a casa; mentre ero concentrata sulla lavagna però qualcuno è entrato dalla porta e si è fermato vicino a me; era Dylan, voleva sapere cosa ci facessi in quell'aula tutta sola; gli ho risposto che non erano affari suoi; lui mi ha risposto che nessuno in questa scuola può sfuggirgli perché lui è il padrone qui e io sono una puttana come tante altre; così ho iniziato un fantastico monologo in cui l'ho schiacciato perché lui qui non è niente e gli ho spiegato che se dovesse avvicinarsi di nuovo a me sia lui che suo padre finiranno in prigione>>

Finisco la mia spiegazione con un'alzata di spalle, osservo i ragazzi che mi circondano, vedo il rispetto che trasuda dalle loro iridi ed il sorrisetto di alcuni di loro.

<<Quindi ciò che ha detto quel verme è tutto finto?>>

Chiede Jordan in tono di voce piatto.

<<Si tutto falso, ma non mi sorprende; ho insinuato delle cose davvero pesanti e per vendetta avrà voluto minare il nostro rapporto Jordan. Persone come lui non accettano che a vincere siano le donne>>

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