Vita

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Sono in un bar, devo incontrare una persona, ho qualche minuto di ritardo, ma so che lui sarà arrivato in anticipo. Lo trovo seduto nel tavolo di fianco al muro quello che avrei scelto io se fossi arrivato prima.
Non mi guarda negli occhi, indossa una maglietta molto larga, io le uso leggermente piu strette, per non parlare dei pantaloni neri e skinny, io uso pantalini di due taglie in piu, non abbiamo molto in comune per il vestiario.
Sono io il primo a presentarsi, con sicurezza. Lui prima di farlo ci pensa due volte, e con molta insicurezza, riesce a farlo, come se avesse paura di pronunciarsi. Nonostante tutto, siamo così simili. Lui non mi conosce per niente, invece  io, so tutto di lui.
Lui ordina un caffe amaro, a me fa schifo, credo che prenderò un cornetto, lui mi guarda per un po', poi inizia a dirmi le calorie contenute in esso, io sorrido e faccio finta di non sentire.
Mi chiede come faccio a portare le cicatrici così  tanto scoperte, e mi racconta di tutte me volte che le ha dovute nascondere, ma io lo so gia.
Parliamo dei nostri sogni, lui non ne ha. gli parlo dei rapporti che ho costruito in questi anni, che voglio una famiglia tutta mia, del rapporto che ho con mio padre e di come Catania non sia un posto così brutto. Gli racconto che ora sto bene, e che sono riuscito ad essere fiero di me.
Lui mi guarda stupito e mi dice che l'unica cosa che vuole fare è morire, che non esiste amore, e che la vita è solo un errore.
Io gli inizio a rifilare un discorso sull'attaccamento alla vita ed entrambi esclamiamo "Questo è A!"
Ci sorridiamo a vicenda.
Nei suoi occhi appare un velo di tristezza, mi dice che gli manca.
Io continuo a sorridere, perché A. non è mai sparito davvero.
Alla fine pago il conto, gli dico "tieni duro, domani andrà meglio" gli offro l'ultimo pezzo del mio cornetto, perché non sará l'ultima cosa che mangerà.
E prima di uscire gli porgo una lettera. poi, senza aggiungere altro, esco.
lui scompare, ed io continuo la mia vita.

lettera a Giulio.
Ciao Giulio, So che è passato tanto tempo, forse più di quanto avremmo voluto. Non pensavo che avremmo smesso di comunicare per così tanto.
Ti chiederai cosa voglio da te, perché non sono ancora morto.
E devo confidarti che, per molto tempo, me lo sono chiesto anche io.
Sai, un giorno partirò. Ma per farlo ho bisogno che tu mi perdoni.
Per averti trattato male, per averti messo da parte, per averti lasciato morire di fame, per averti augurato di morire e per averti fatto credere di non essere in grado di sopravvivere da solo.
Mi dispiace davvero. Avrei dovuto porgerti la mano, abbracciarti. Invece ti ho letteralmente tagliato il braccio, pur di non farti vedere il tuo valore, costringendoti a cercarlo negli altri, inconsapevole che,  prima che qualcuno possa vederti, devi essere tu il primo a farlo.
Eravamo così piccoli. So che non è una scusa, e forse non esiste nulla che possa davvero avvicinarsi ad una giustificazione.
Ti sembrerà strano che sia proprio io a dirti tutto questo, ma ti prego, non rinnegare mai ciò che è successo.
Ti servirà capire che spegnersi per non accecare gli altri, finisce solo per rendere cieco te.
Non ora, non domani, ma un giorno, abbracciami. E insieme, scopriremo una nuova vita, dove esistere non pesa più così tanto. E soprattutto non saremo più soli. Insieme saremo la squadra migliore del mondo.
Ora ti lascio lì, dove ti ricordo. In quel posto dove l'odio per te stesso è l'unica cosa che riesci a provare.
Perché cambiare il passato è inutile.
Ma farò in modo che resti solo un angolo, un posto abbandonato a cui non appartengo più.
Adesso ti saluto. Forse non ci rivedremo mai più.
Ma, egoisticamente, strapperò via da te tutto ciò che prima non ho visto. Perché non è morto, è solo un piccolo seme. E io lo farò fiorire.
Così, un giorno, quando sarò partito, vedrò al suo posto un albero immenso, immortale.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jun 20 ⏰

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