dolore

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"perché lo fai? ti fai male e ti rovini la pelle".
eppure, quel dolore mi fa sentire vivo, perché non è solo questo.
sono tutte le parole che ho soffocato, tutte le lacrime che ho trattenuto, tutto ciò che ho dentro di me e non so far uscire, ora sul pavimento, colorato di rosso.
ho sempre saputo che agli occhi altrui potrebbe sembrare bizzarro, lo era anche per me prima che iniziassi.
come ho sempre saputo fosse soltanto un circolo vizioso che non mi permetteva davvero di stare bene, ma non sono riuscito a smettere, perché sembrava aggiustare una piccola parte di me. e così, per anni, il mio pavimento è rimasto rosso, e nessuno, mi ha mai visto.
ho cercato in tutti i modi di mentire a me stesso, che fosse un pezzo di ferro, oppure altro.  giusto un' ultima volta,  l'ho ripetuto un sacco di volte.
ero un ragazzino che non sapeva esprimere il proprio malessere, ed era convinto che disegnarselo addosso fosse la scelta migliore. e quando si è detto di smettere, aveva solo cambiato metodo.
odiavo le mie cicatrici -le odio tutt'ora- ma non saprei stare senza, perché nonostante io abbia trovato  differenti modi di esprimermi, il mio corpo è una tela, e ciò che c'è disegnato mi ricorda di aver sofferto e non essermi inventato tutto.
non pretendo tutti comprendano, perché è difficile, e può sembrare strano.
ma se vi trovate davanti una situazione del genere, non dite alla persona che sta compiendo un' azione inutile, probabilmente lo saprà da sola.
ma ricordatevi che non è solo dolore, non è solo cicatrici, non è masochismo o cercare attenzioni.
perché per me non era solo sangue, era ciò che provavo.

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