Capitolo 6:

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Ero abbastanza brillo; i freni inibitori erano andati a farsi fottere.
Bussai. Mi aprì mio padre e mi fisso perplesso, appena stupito.
- Ancora qui? Ti mancavo proprio -.
- Dobbiamo parlare -. Mi fece accomodare blaterando qualcosa che io non ascoltai. Era come un ronzio vuoto, impastato nei mei timpani.

Le pareti perlacee bagnate dal freddo azzurro della sera rendevano sublime il salotto. Mio padre accese la luce al neon, arricchendo l'aria spettrale.

- Di che vuoi parlare? -. Le mie iridi si scontrarono con le sue.
- La mamma -. Sbuffò, come se io avessi cantanto un tormentone per la decima volta.
- Ascolta, lei è morta e non si può più... - ma io lo interruppi:
- Sta zitto! -. Spalancò gli occhi.
- Ma che hai? - mi domandò con una vena, per nulla celata, di irritazione. Lo infastidiva parecchio quando qualcuno non si sottometteva alle sue parole.
- Tu l'hai uccisa! -. Rise forzatamente, forse perché era tutto assurdo, forse perché era la verità. - Ma che cazzo...?! Si può sapere che ti succede? -.
- Perché l'hai fatto?! -. Tirai fuori il coltello e lo immobilizzai con le braccia in modo da farlo stare fermo con la lama sul collo. Mi sembrò naturale, giusto, innegabilmente inoppugnabile.

- Che cazzo ti prende?! - mi urlò contro, ma io non lo ascoltavo.
-Fermati! Fermati, ti prego! -.
Sentivo il mio respiro farsi più rapido, il mio cuore battere come non mai.
- No, no, no! Aiuto! -.
L'adrenalina impregnava il mio corpo, mi sentivo saturo di veemenza.
Singhizzii. Gridolii.
Ora era il momento, no?

Fallo. Lui non ti risponde e il dubbio ti roderà per tutta la vita. Coraggio, uccidilo. Una voce mi tempestava il cervello. No, io voglio sapere il perché. Non sapevo cosa fare e mio padre cominciava a dimenarsi.

No, vendicare mia madre viene prima!

De dissolutione conscientiæDove le storie prendono vita. Scoprilo ora