Con la mano destra, quella con cui tenevo il coltello, gli penetrai il collo.
Era una droga: lui strillava e io penetravo di più. Sentivo la consistenza delle sue interiora. Con l'altra mano gli tappai la bocca, non volevo udirlo più. Il sangue trapelava come una sorgente d'acqua in montagna, con la differenza che quell'acqua vermiglia mi stava dissetando come mai nella vita. La sua voce si affievoliva col passare dei secondi. Gli occhi si spegnevano. La mia mano si stava coprendo del suo sangue, ma continuavo a spingere. Si dimenava grazie all'ultima dose di ossigeno che lo stava tenendo stretto alla caduco viaggiare in questa vita; i movimenti stavano diventando spasmi e con quelli il mio ghigno si tramutò in un sorriso.
Ti ho vendicata.
Mamma... Mamma... Mamma...
Mamma, dove sei?
Non c'era più. Mentre l'essere umano che stringevo diveniva cadavere, io almanaccavo sul dove fosse mia madre. Lei c'era sempre.
Non si muoveva più mio padre. Era finita?
Rimasi per qualche minuto ad ammirare il mio capolavoro, contemplare il mio compito con il voto più alto della scuola. La voglia di urlare ai vicini il mio trionfo mi logorava l'anima; niente angoscia, niente timore: appagamento.
Uscii dalla casa con l'arma in tasca, quasi fosse normale. Nessuno che aveva sentito, nessun viso che si intravedesse dalle finestre. Era filato tutto liscio.
Durante il tragitto per rincasare, scesi e gettai la lama in un fosso. Era ben imboscato, almeno secondo me. Giunto a casa, andai a farmi una bella doccia. Dopotutto, avevo fatto un piacevole ma duro lavoro.
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De dissolutione conscientiæ
Mystery / ThrillerQuanto la coscienza può distruggersi? Può annichilire sotto il peso del proprio vivere? Questo scarabocchio cerca di figurare una situazione in cui la coscienza lentamente e ineluttabilmente ha la sua dissoluzione completa. È la mia prima avventura...
